Haaretz.com
31.01.2011
Egitto o no, i palestinesi hanno perso la loro fede nella rivolta.
Vi aspettate di vedere gli abitanti di Gaza e Ramallah manifestare in segno di solidarietà con gli egiziani e tunisini? Non ci contate.
di Amira Hass
Negli scaffali di lattuga e broccoli (prodotto di Israele), e miele, uova, prezzemolo e coriandolo (prodotti della Palestina), i manifestanti in televisione non sono più gli stessi. Il televisore nel negozio di verdure a Ramallah si trova di fronte alla cassa, e le trasmissioni in diretta dalle strade di Tunisi due settimane fa, e da Egitto e Giordania la scorsa settimana, hanno raccolto più voti rispetto alle soap opera e ai sermoni religiosi che i clienti spesso guardano lì.

"Avete capito quello che ha appena detto il dimostrante [a Tunisi, su Al Jazeera]?" chiede A., un dipendente del negozio. "Ha detto che la situazione dei palestinesi è migliore di quella dei tunisini, che loro [i palestinesi] hanno cibo".
Gli ho riportato che questa era la stessa impressione che avevano i membri delle delegazioni egiziane di solidarietà quando hanno visitato la Striscia di Gaza dopo l'Operazione Piombo Fuso. Erano rimasti stupiti dall'abbondanza di cibo, soprattutto frutta e verdura, che sono stati in grado di trovare nella Striscia di Gaza. E non l'ho sentito dal portavoce dell'amministrazione civile israeliana, ma da egiziani e palestinesi.
L'apparato di aiuto più funzionale del mondo assicura che a Gaza e in Cisgiordania l'insurrezione non sarà innescata dalla mancanza di cibo - anche quando si tratta di famiglie più povere. Ma davvero non vengono manifestati sentimenti di solidarietà con i fratelli dei paesi arabi nelle strade palestinesi?
"I tunisini hanno ridato l'onore alla nazione araba", ha dichiarato una donna di 35 anni, nata a Nablus, i suoi occhi brillavano. E' stato due settimane fa. Due giorni fa, una giovane donna di TulKarm, i cui occhi brillavano anche mentre guardava le manifestazioni svolgersi in TV, ha detto:"Siamo tutti in attesa che [il presidente egiziano Hosni] Mubarak cada"
A Gaza, una bambina di 4 anni, ripete i canti dei manifestanti - "Vogliamo un cambiamento di regime!" - Per la grande gioia dei suoi genitori, che ascoltano attentamente le trasmissioni radio dal momento che, come al solito, lì non c'è elettricità.
La tecnologia avanzata ha creato l'intimità di un grande villaggio dove tutti si conoscono. E., un palestinese di Gerusalemme, mostra entusiasmo di fronte alla foto che ha appena ricevuto sul suo cellulare da un amico in Egitto, in cui si vedono poliziotti egiziani in fuga con i manifestanti che danno loro la caccia. E. è arrivato alla manifestazione congiunta israelo-palestinese di Sheikh Jarrah (contro l'espulsione dei residenti palestinesi da quel quartiere di Gerusalemme est) direttamente da un'altra manifestazione di protesta presso Porta di Damasco della Città Vecchia, dove i partecipanti, alcune decine, hanno salutato quelli che lasciavano la preghiera del Venerdì (a Al -Aqsa), con striscioni a sostegno delle rivolte in Tunisia ed Egitto.
E. ha sentito dire che i membri di Hamas e dell'Hizb al-Tahrir (Partito di liberazione islamica) si erano radunati nella piazza fuori dalla moschea di Al-Aqsa per manifestare contro gli scavi israeliani nella zona, nonché contro l'Autorità Palestinese. Ma lui non era lì di persona per confermarlo, poiché la polizia israeliana non permettere agli uomini della sua età di pregare nella moschea.
Sventato a Ramallah
In ogni caso, quello che era apparentemente possibile a Gerusalemme è stato sventato a Ramallah. Giovedi 20 gennaio un gruppo di giovani ha voluto dimostrare il proprio sostegno ai tunisini. Come di consueto al giorno d'oggi, si sono organizzati tramite Facebook ed e-mail. E in conformità con la legge palestinese, avevano informato la polizia con 48 ore di anticipo della loro intenzione di raccogliersi in Piazza Manara - solo per scoprire che le manifestazioni pubbliche a sostegno del popolo tunisino erano state proibite.
Alcuni dei giovani sono arrivati comunque in piazza, al l'orario previsto. Sono stati sorpresi di scoprire che in quel momento vi si stava svolgendo un'altra dimostrazione - per esprimere solidarietà e preoccupazione per Haytham Salhiyeh, un prigioniero in un carcere israeliano nei cui confronti, secondo le organizzazioni dei prigionieri, c’è stato un tentativo di avvelenamento.
Le persone che si erano riunite per sostenere la rivolta in Tunisia hanno deciso di aderire alla manifestazione degli altri. Ma poiché uno di loro aveva ancora in mano una bandiera tunisina, i poliziotti hanno disperso la folla. E' superfluo aggiungere che, pochi giorni dopo, le proteste contro Al Jazeera - che aveva fatto trapelare le cosiddette Palestine Papers - si sono svolte senza problemi.
Subito dopo che il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali, è fuggito dal suo paese, i siti web palestinesi hanno pubblicato una dichiarazione dal comitato esecutivo dell'Olp, che esprime solidarietà al coraggioso popolo tunisino in lotta contro l'oppressione e la corruzione. Ore dopo, il funzionario dell'OLP Ahmed Abdel Rahman ha chiarito che il comitato esecutivo non era stato convocato e quindi non poteva avere rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale. Forse le scene dei tunisini arrabbiati che attaccavano le case dei loro capi ricordavano troppo le scene di Gaza nel 2007, quando una folla inferocita aveva saccheggiato le case di lusso e alquanto pretenziose dei funzionari della AP.
Si può pertanto concludere che le autorità di Hamas a Gaza stiano permettendo manifestazioni di solidarietà (così come la scorsa settimana hanno consentito le proteste contro la AP in seguito alla pubblicazione su Al Jazeera delle Palestine Papers)? Sabato scorso, una giovane donna è andata alla polizia di Gaza, dove anche lei, basandosi sulla stessa legge di cui sopra, ha comunicato l'intenzione di un gruppo di giovani di manifestare in sostegno alle rivolte in corso nei paesi arabi. Lascia perdere, le hanno detto. Nel caso qualcuno la pensasse diversamente, anche Hamas ha paura del potenziale sovversivo e dei messaggi di emancipazione.
Sia a Gaza che in Cisgiordania, le autorità palestinesi hanno già dimostrato la loro eccellente capacità di reprimere le manifestazioni. E' questo che impedisce ai palestinesi di esprimere solidarietà ai loro fratelli arabi, che per anni sono stati ispirati dalle scene dell'Intifada palestinese? Il timore che le proteste vengano soppresse non è il motivo centrale, ha detto un amico che è più vecchio dei giovani che hanno cercato di dimostrare a Ramallah e Gaza.
"Abbiamo promosso due Intifada e guardate cosa ne è venuto - la situazione è peggiorata," mi ha detto. "La prima ci ha portato l'Autorità Palestinese e l'espansione degli insediamenti. La seconda - la distruzione, la repressione israeliana che è peggio di prima, e il regime di Hamas; siamo depressi, non vediamo vantaggi nelle proteste. La speranza che la dittatura dell’occupazione cada se scendiamo in strada - come in Tunisia e in Egitto - è svanita"
(tradotto da barbara gagliardi)