Leonard Berberi29.09.2010
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Interpretazione dopo interpretazione hanno finito con il tirar su un muro. Fisico, soprattutto. Ma anche sociale. Con gli uomini obbligati a camminare da una parte e le donne dall’altra. Una divisione così ingombrante che i giudici della Corte Suprema d’Israele hanno detto basta. Di muri – è stato il loro ragionamento - «ne abbiam già troppi. Facciamoci bastare quello del Pianto e quello che ci separa dalla Cisgiordania».

Uno scorcio del quartiere ultra-ortodosso Mea Sharim di Gerusalemme, dove donne e uomini passeggiano separati (foto di Tomer Neuberg)
Chi ha visitato il quartiere Mea Shearim di Gerusalemme, l’angolo di mondo dove si concentrano gli ebrei ultraortodossi duri e puri, quella divisione non può
essersela persa. Soprattutto negli ultimi mesi. Un simbolo, ormai, della segregazione sessuale imposta alle donne da interpretazioni religiose che, è il caso
di dirlo, non erano proprio ortodosse.
Per non parlare della richiesta di una fazione di ebrei ultraortodossi – gli Eda Haredi -, gli stessi che l’anno scorso avevano tuonato contro la donazione degli
organi bollandola come «omicidio», ecco gli Eda Haredit avevano proposto di vietare alle donne l’accesso a Mordechai Street, la via principale del quartiere Mea Shearim, «per evitare che gli uomini si trovino troppo vicini alle donne». C’è voluto l’intervento della polizia – che spesso non vuole interferire nel quartiere – per
evitare la chiusura selettiva.
E comunque. Con una sentenza storica la Corte Suprema ha dichiarato illegale la pratica dei marciapiedi separati fra i due sessi. Non solo. Ha anche autorizzato
una marcia di protesta di un gruppo femminista (Ella-Israeli Feminist Group) contro la segregazione proprio nel quartiere sotto osservazione. La stessa
organizzazione che ha fatto ricorso ai piani alti della giustizia israeliana perché ponesse fine all'apartheid sessuale.
Dicono – anzi: scrivono – i giudici che «l’imposizione di marciapiedi separati vìola in modo flagrante i principi dello Stato di diritto e dell’uguaglianza fra i sessi,
e per questo va sventata». E ancora: «Non deve essere consentita in nessuna modo la costituzione di realtà di controllo pubblico come le “guardie della modestia”» annunciati nel quartiere per garantire il rispetto delle norme e delle restrizioni che i rabbini ultraortodossi pretendono di applicare a chiunque si trovi a passeggiare
nel quartiere ultra-religioso.
Vittoria delle donne anche sul diritto di manifestazione. «Non è una provocazione – hanno motivato i giudici -, anzi è una legittima protesta in difesa dei diritti della donne»
Leonard Berberi