di Mario Correnti

Gerusalemme 22 giugno 2010 (foto dal sito www.palestinemonitor.org), Nena News – La decisione del sindaco israeliano di Gerusalemme, Nir Barkat, di procedere alla demolizione a Silwan (40mila abitanti) di 22 delle 88 case palestinesi minacciate da tempo, conferma che l’obiettivo principale a Gerusalemme del movimento dei coloni israeliani, appoggiati apertamente dal comune, rimane questo quartiere arabo ai piedi della città vecchia, sotto il Muro del Pianto e la Spianata delle moschee.

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Qui i coloni hanno allestito su case arabe occupate negli anni passati, il «parco archeologico di Re Davide».  L’inizio è stato lento ma, grazie a un’astuta operazione pubblicitaria svolta in particolare negli Stati Uniti, il sito ogni anno viene visitato da centinaia di migliaia di «turisti» che d’estate assistono in quella zona anche a concerti di musicisti di destra, come il cantante Shlomo Gronich, un ex pacifista ora ultranazionalista. A finanziare il progetto «archeologico» è la “Elad”, misteriosa «impresa immobiliare» che dal 1980 percorre tutte le strade possibili per prendere possesso, attraverso atti ufficiali ma anche acquisizioni illegali, del maggior numero di abitazioni di Silwan. Lo scopo è quello di «riprendere» il controllo – dopo 3mila anni – di un’area che, secondo la tradizione biblica, ospitò re David. Ad aiutare la “Elad” ci sono l’«Autorità per le antichità» e, appunto, il Comune di Gerusalemme.

Silwan offre un terreno fertile ai coloni, perché è una zona di grande valore valore storico, archeologico e religioso, con siti come la Piscina di Siloam, la Sorgente di Gihon, il Tunnel di Hezekiah e il famoso condotto di Warren che, a voler dar credito alla tradizione religiosa, venne usato da Joab, emissario di Re Davide, per penetrare all’interno di Gerusalemme.

Luoghi suggestivi e che vengono citati a ripetizione dalle guide della “Elad” per giustificare, agli occhi dei turisti, la «riconquista» di Silwan a danno dei palestinesi descritti come degli intrusi. A dare ulteriore validità all’offensiva dei coloni ci pensa l’archeologa Eilat Mazar, al lavoro da anni in quest’area, secondo la quale i reperti confermano «senza ombra di dubbio» che re David aveva realmente il suo palazzo a Silwan.

«Vogliono usare l’archeologia biblica per conquistare consensi e giustificare l’espulsione dei palestinesi», spiega Yonatan Mizrachi, un archeologo che ha abbandonato «l’Autorità delle antichità» in segno di protesta. «I coloni operano da anni contro le regole della nostra professione, si limitano a portare alla luce i reperti che ritengono utili per la loro agenda politica e minimizzano tutto il resto», aggiunge Mizrachi.  «A Silwan non è mai stata trovata la prova  della presenza di re David – conclude l’archeologo – e se un giorno verrà alla luce la scritta “Benvenuti al palazzo di re David” ciò non potrà mai giustificare l’espulsione di migliaia di palestinesi».

I coloni incuranti delle proteste e forti dell’appoggio del comune e del governo proseguono per la loro strada, consapevoli degli importanti appoggi di cui godono a ogni livello, soprattutto quando i loro progetti riguardano Gerusalemme.