Gaza, la vendetta israeliana

L’Unità
17.05.2010

Gaza, la vendetta israeliana: ridotte in macerie le case palestinesi
La denuncia di Hrw: immagini satellitari e video documentano distruzioni massicce senza  motivi militari: «Ora i responsabili paghino»  
di Umberto De Giovannangeli

Un rapporto di 116 pagine. Un atto d’accusa documentato, con foto, testimonianze, immagini, video. Un nuovo capitolo della guerra di Gaza. A scriverlo è Human Rights Watch (Hrw). Il rapporto sottolinea che vi sono prove che le forze armate israeliane impegnate nell’operazione «Piombo Fuso» hanno distrutto beni di carattere civile - abitazioni, fabbriche, aziende agricole e serre - anche se non erano in corso combattimenti. Hrw chiede a Israele di «indagare sulle cause delle azioni illegali dei suoi soldati e assicurare alla giustizia coloro che hanno ordinato o commesso tali atti di distruzione... I militari usando la forza hanno portato via palestinesi e distrutto le loro abitazioni».

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Un rapporto dettagliato: l’organizzazione non governativa ha ottenuto immagini satellitari di Gaza pre e post conflitto e ha intervistato 94 persone nella Striscia, documentando la distruzione completa di 189 costruzioni, comprese 11 fabbriche, 8 capannoni e 170 abitazioni che ha privato di una casa 971 persone. «Questi casi testimoniano come le forze israeliane hanno compiuto distruzioni massicce senza alcun evidente fine militare», afferma Hrw, secondo cui «i responsabili di questi crimini dovrebbero essere perseguiti». Le distruzioni «si sono avute in aree in cui non erano in corso combattimenti. In diversi casi, la distruzione di abitazioni e altri edifici è avvenuta duranti i giorni finali dell’operazione “Piombo Fuso”, quando un ritiro israeliano era imminente». 

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Immagini satellitari e testimonianze dirette. Come quella di Izbt Abed Rabbo che quando ha ottenuto il permesso di far ritorno a Jabalya, il più popolosi campo profughi della Striscia, ha trovato la sua casa rasa al suolo. «Perché lo hanno fatto? né io né qualcuno della mia famiglia milita in Hamas o in qualche altro gruppo armato... Siamo rovinati», si dispera Rabbo.

Quelle distruzioni violano «la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949». Israele, da parte sua, sostiene che le sue truppe hanno puntato alle proprietà civili solo se utilizzate dai gruppi palestinesi per attaccare, per immagazzinare armi, per nascondere tunnel o per altri scopi militari, e che molte case sono state distrutte dalle trappole esplosive di Hamas. Ma le prove di Human Rights Watch non confermano. 

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«A quasi 16 mesi dalla guerra, Israele non ha ancora riconosciuto la responsabilità delle truppe che demolirono illegittimamente intere zone civili nelle aree sotto il loro controllo» sostiene Sarah Leah Whitson, direttore di Hrw per il Medio Oriente. «L’assedio israeliano continua a impedire agli abitanti di Gaza di ricostruire le loro case, il che vuol dire che Israele sta ancora punendo i civili, nonostante la guerra sia finita da tempo».

In sette dei dodici casi le immagini satellitari confermano le versioni dei testimoni oculari. secondo cui i militari hanno abbattuto molte strutture dopo aver preso il controllo dell’area, e poco prima che Israele annunciasse il cessate il fuoco e ritirasse le truppe da Gaza, il 18 gennaio 2009. Il blocco totale imposto da Israele alla Striscia di Gaza - misura difensiva in risposta al lancio dei razzi Qassam contro le città frontaliere, motiva il governo di Gerusalemme - impedisce ogni ricostruzione. Israele ha permesso solo l’importazione di alcune quantità di cemento destinate a vari progetti di riparazione, ma il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha commentato lo scorso mese di marzo che si tratta di «una goccia in un secchio», in confronto ai bisogni dell’edilizia.

Quello di Hrw è l’ultimo rapporto in ordine di tempo che documenta una tragedia in atto, nel silenzio complice della comunità internazionale e dei grandi network mediatici. «Le autorità israeliane affermano che il blocco di Gaza, in vigore dal giugno 2007, è la risposta al lancio indiscriminato di razzi contro il sud d’Israele da parte dei gruppi armati palestinesi. La realtà, tuttavia, è che il blocco non prende di mira i gruppi armati ma piuttosto punisce l’intera popolazione di Gaza, limitando l’ingresso di cibo, forniture mediche, strumenti educativi e materiale da costruzione», rileva Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. 

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Delle 641 scuole di Gaza, 280 vennero danneggiate e 18 distrutte. Poiché più della metà della popolazione di Gaza ha meno di 18 anni, l’interruzione dei programmi educativi a causa dei danni provocati dall’operazione “Piombo fuso” sta avendo un impatto devastante.

Anche Amnesty International, ha parlato con molte famiglie, le cui abitazioni vennero distrutte nel corso dell’operazione militare israeliana e che dopo un anno e quattro mesi vivono ancora in alloggi temporanei. 16 mesi fa Mohammed e Halima Mslih lasciarono il villaggio di Juhor al-Dik insieme ai loro quattro bambini. Mentre erano assenti, la loro casa venne demolita dai bulldozer israeliani. «Quando siamo tornati, era tutto macerie. La gente ci dava da mangiare, non ci era rimasto più niente», racconta Mohammed Mslih.

Gli attacchi israeliani - documenta un recente rapporto di Amnesty - hanno distrutto oltre 3mila abitazioni e ne hanno danneggiate altre 20mila, riducendo in macerie intere zone di Gaza e mandando in rovina una situazione economica già critica. Molte distruzioni sono state indiscriminate e senza alcuna «necessità militare».

«Agli autori di crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani non può essere consentito di evadere le proprie responsabilità ed evitare la giustizia», concludeva il rapporto.

Ma per Gaza e la sua gente la giustizia non sembra esistere.