The Associated Press
20.01.2010
http://news.yahoo.com/s/ap/20100120/ap_on_re_mi_ea/me_israel_palestinians
“Netanyahu rivendica una presenza israeliana nella West Bank”
di Steven Gutkin
Gerusalemme – Mercoledì, il Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che Israele deve conservare una presenza nella West Bank per impedire l’importazione di missili, persino dopo che si fosse raggiunto un accordo di pace – la prima volta che una richiesta di questo genere è stata esposta chiaramente.

Egli ha sostenuto che l’esperienza degli attacchi con razzi provenienti dai confini libanesi e di Gaza fa capire che Israele essere in grado di impedire che tali armi vengano ad essere introdotte nella West Bank di un qualsiasi futuro stato palestinese.
“Noi non possiamo permetterci che questo si verifichi di fronte al centro del nostro paese,” ha dichiarato a Gerusalemme ai corrispondenti esteri.
“Nel caso di un futuro accordo con i palestinesi, questo comporterà una presenza israeliana sul lato orientale di un potenziale stato palestinese,” ha continuato, senza entrare nei dettagli.
Che Netanyahu parli ora apertamente di uno stato palestinese è in sé stesso degno di nota, persino se egli assegna al discorso il compito di un avvertimento.
L’inflessibile primo ministro, che guida una coalizione per lo più contraria al compromesso territoriale, ha esitato molto tempo prima di accettare l’idea di uno stato palestinese, capitolando solo lo scorso giugno a seguito della forte pressione degli Stati Uniti.
Netanyahu non ha evidenziato quanto, se a qualsiasi parte, della West Bank sarebbe disposto rinunciare.
Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat ha respinto la richiesta di Netanyahu per una presenza israeliana in un futuro stato palestinese. I palestinesi vogliono creare uno stato indipendente nella West Bank, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est senz’alcuna presenza israeliana, sia essa militare che civile.
“Ancora una volta Netanyahu parla per dettare ordini, non per proporre negoziati,” ha sostenuto Erekat.
Attualmente Israele possiede il controllo totale della West Bank e dei suoi confini, sebbene l’Autorità Palestinese pattugli i principali centri abitati. Israele ha ritirato i suoi soldati e i suoi coloni da Gaza nel 2005, ma conserva il controllo dei confini di quel territorio e del suo spazio aereo.
Per quanto riguarda Gerusalemme, Israele ha annesso il settore orientale della città, tradizionalmente arabo, dopo averlo tolto alla Giordania nella guerra mediorientale del 1967, e Netanyahu ha affermato che lo status della città non è negoziabile, sebbene i palestinesi abbiano designato Gerusalemme Est come loro futura capitale.
Mercoledì, Netanyahu ha ribadito la sua richiesta di una ripresa immediata dei colloqui di pace Israelo-palestinesi, che i palestinesi insistono che non possono aver luogo fino a che Israele non congela le costruzioni in tutte le colonie, sulle terre che loro affermano far parte del loro stato.
Il leader israeliano ha respinto tale condizione, affermando che il suo governo ha già fatto passi significativi per rallentare le costruzioni e migliorare le condizioni dei palestinesi. “I palestinesi si sono arrampicati su di un albero,” ha detto Netanyahu. “Le gente porta loro delle scale, noi portiamo loro delle scale. Più lunghe sono le scale, più in alto si arrampicano.”
Mercoledì, un funzionario palestinese ha riferito che il Presidente Palestinese Mahmoud Abbas ha proposto che sia l’amministrazione Obama a negoziare con Israele i confini finali dello stato palestinese, in quanto un inviato degli stati Uniti è diretto nella regione per un altro tentativo di riprendere i colloqui di pace per il Medio Oriente.
Un accordo legale di questo tipo potrebbe fornire una via circa l’attuale punto morto per far rivivere i colloqui israelo-palestinesi, che sono stati interrotti più di un anno fa.
In alternativa, funzionari degli Stati Uniti potrebbero sostituirsi ai negoziatori palestinesi nei colloqui sui confini con Israele, ha dichiarato un assistente di Abbas, che ha parlato in condizioni di anonimato in quanto non era autorizzato a trattare del contenuto delle riunioni interne.
I negoziatori statunitensi avrebbero ricevuto precisi parametri, ha detto l’assistente.
Abbas aveva avanzato la proposta negli incontri recenti con i funzionari egiziani, che hanno trasmessa l’idea a Washington, ha asserito il funzionario.
Non è risultato chiaro come abbiano reagito gli americani.
Funzionari presso il Consolato degli Stati Uniti a Gerusalemme, che prestano servizio nella West Bank, non hanno espresso alcun commento.
Nella sua conferenza stampa di mercoledì, Netanyahu non ha fatto riferimento alla proposta.
Si pensa che Abbas attenda di discutere la sua proposta con l’inviato di Obama per il Medio Oriente, George Mitchell, che avrebbe dovuto arrivare in Israele mercoledì sul tardi. Mitchell ha in programma colloqui separati con Netanyahu e Abbas per giovedì e venerdì.
Alla conferenza stampa, Netanyahu ha fatto anche appello per dure sanzioni internazionali contro l’Iran. Egli ha affermato che c’è “un ampio consenso” con il punto di vista di Israele secondo il quale l’Iran rappresenta una minaccia strategica a causa del suo programma nucleare.
“Il problema è se c’è una disponibilità ad agire. Noi lo scopriremo,” ha dichiarato.
Netanyahu non ha fatto riferimento alla possibilità che Israele o altri possano attaccare militarmente l’Iran.
L’Iran ha insistito che il suo programma nucleare è di pace, ma Israele, gli Stati Uniti ed altri sospettano che l’Iran stia costruendo armi nucleari.
(tradotto da mariano mingarelli)