25 agosto 2007 ? International Solidarity Movement ? palsolidarity.org
[un esempio, assurdo, ma reale, di come i coloni ebrei, nei Territori Palestinesi Occupati, rispettino le sentenze dei tribunali d'Israele sull'uso e la proprietà della terra e di come si comportino esercito e polizia israeliana.]
20 agosto 2007, poco dopo le 4 pomeridiane, un palestinese del posto ha avvertito quattro operatori internazionali per i diritti umani ( HRW ) della presenza illegale di coloni israeliani che stavano lavorando su un terreno palestinese appena fuori della principale autostrada tra le colonie di Susyna e di Karmel.
Per il possesso di questa terra c'è stata una continua disputa tra i legittimi proprietari della terra, palestinesi, che hanno presentato più volte reclami contro i coloni per aver questi piantato, illegalmente, viti ed aver costruito recinti allo scopo di attribuirsi il diritto al terreno, ed i coloni stessi sostenuti dalla polizia e dall'esercito. La questione è stata portata innanzi al tribunale israeliano, che ha rimandato al 25 settembre la data ultima per la decisione in proposito. In quell'occasione il tribunale deciderà a chi apparterrà di preciso la terra, sebbene il terreno può essere dichiarato solo palestinese, in quanto sono palestinesi i suoi legittimi proprietari. I coloni, hanno fatto richieste in ogni caso illegali, ma sono protetti alternativamente dall'esercito israeliano, dalla polizia e dalla lentezza del procedere nel sistema della giustizia israeliana Gruppi israeliani, tra i quali Ta'ayuush e ACRI, così come i gruppi internazionali di Operazione Dove , di Christian Pacemaker Team e di International Solidarity Movement, hanno già fatto ripetuti interventi e contestazioni nei confronti dei soldati , dei coloni israeliani e della polizia sulla legittimità e la proprietà di questa terra.
Gli operatori internazionali per i diritti umani, strada facendo per recarsi sul luogo indicato, si sono sentiti riferire che, il 9 settembre, era stato fatto passare un ordine del tribunale che specificava che un solo colono, in particolare Musi Deutsch, aveva il permesso di lavorare la terra, per un'ora tutti i giorni per mantenere in vita le viti e dare loro acqua. Secondo il tribunale israeliano, qualsiasi altra persona che fosse entrata o avesse lavorato la terra era da considerarsi illegale. All'arrivo, gli operatori hanno potuto essere testimoni del fatto che due coloni adolescenti e un lavoratore tailandese, assunto dai coloni, stavano lavorando illegalmente la terra. Il lavoratore tailandese si stava occupando del raccolto e strappando le erbacce, mentre i coloni adolescenti stavano mettendo pali per terminare la recinzione attorno all'area coltivata. Gli operatori hanno cominciarono subito a filmare i coloni, mentre lavoravano e si sono addentrati nell'area al fine di assicurarsi che le immagini riprendessero i volti dei lavoratori. Gli operatori inoltre si sono cautelati dicendo ai coloni che la loro attività sulla terra era illegale e hanno domandato loro se erano consapevoli che la sentenza del tribunale di Israele, emessa in precedenza, proibiva loro di entrare in quella zona. I coloni, nonostante ciò , hanno ignorato le domande degli internazionali. Un giovane colono era costantemente al telefono, con molta probabilità in comunicazione con un altro colono, quando gli operatori internazionali hanno avvertito il locale DCO della presenza dei coloni. Alle 4,59 pomeridiane, sono arrivati quattro soldati israeliani ed hanno detto agli operatori internazionali per i diritti umani di andarsene da quella terra, mentre hanno permesso ai coloni di rimanere. Ripetutamente, gli operatori internazionali hanno fatto presente ai militari la decisione del tribunale, secondo la quale i soldati avrebbero dovuto garantire che su quella terra non ci fosse più di un colono a lavorare ed era illegale che ce ne fossero altri a farlo, e che essi stavano trasgredendo ad una decisione del tribunale israeliano. Ciò nonostante, i soldati hanno risposto di non essere giudici del verdetto e che si doveva attendere l'arrivo della polizia. Nel frattempo, all'incirca alle 5,12 sulla scena è arrivata un'auto con tre donne, due giovani colone ed un ragazzo. Sono giunti pure due internazionali, membri di Operation Dove, ed un rappresentante del Christian Pacemaker Team. Poco tempo dopo è arrivato anche il colono in questione, Musi, che ha cominciato immediatamente a lavorare la terra, sistemando con altri due coloni adolescenti altri pali di recinzione. I soldati non hanno fatto nulla per interrompere il loro lavoro, nonostante in quel momento essi fossero ben coscienti che i coloni stavano commettendo un atto contro la legge. Per tutto quel tempo, l'operaio tailandese ha continuato a lavorare la terra sotto gli occhi dei coloni. Nello stesso tempo, mentre i soldati, invece di espellere i coloni dalla zona, hanno invece perseguitato gli operatori internazionali, chiedendo di mostrare le loro carte d'identità e contemporaneamente altri tre soldati, arrivati allora, entrati sul campo, hanno cominciato a scattare foto agli internazionali. Poco dopo, approssimativamente alle 5,20, è arrivato un altro gruppo di militari con un comandante che ha cominciato a mostrare ai coloni il documento del tribunale che proibiva ai coloni, ad eccezione di Musi, di lavorare quella terra e dichiarandola ?zona militare chiusa?. Il comandante ha impiegato successivamente tempo per spiegare agli operatori internazionali e agli altri presenti la legalità del documento ed ha permesso loro di riprendere fotografie dello stesso. Il comandante ha detto ripetutamente che Musi era l'unica persona legalmente autorizzata ad entrare nel campo ed a lavorarvi, ma quando gli è stato fatta notare la presenza dell'operaio tailandese e dei due ragazzi che lavoravano sulla terra in piena vista, egli ha risposto che li avrebbe allontanati in un secondo tempo, in tal modo contraddicendo la legittimità della decisione del tribunale. Ogni secondo trascorso dopo la presentazione del documento da parte del comandante, rende, di fatto, l'esercito complice del mancato rispetto dell'applicazione di una decisione del tribunale israeliano. Sebbene il comandante riconoscesse che quella sostanzialmente è terra palestinese e che è contro la legge a livello internazionale che i coloni accampino diritti su di essa e che vi costruiscano all'interno e tutt'attorno recinzioni, egli si è espresso citando ?come un avvocato, [io dico che] egli può costruire un recinto per proteggere le vigne?. Egli non voleva ammettere che piantare le vigne e lavorare la terra rappresentassero l'origine del problema, in quanto legalmente ai coloni non andrebbe permesso di essere lì. Il comandante dei soldati ha chiesto allora agli operatori internazionali di attraversare la strada in modo tale che lui ?potesse fare il suo lavoro? ed allontanare i coloni dalla terra. Gli operatori hanno accondisceso per non protrarre il lavoro dei coloni sul campo, ma hanno continuato a filmare il tutto. Dopo venti minuti circa, i soldati non avevano ancora scacciato tutti i coloni dal terreno. Essi hanno invece continuato a parlare con Mussi per tutto il tempo, mentre il bracciante tailandese continuava ancora a lavorare. Il comandante dei soldati ha attraversato allora la strada ed ha cominciato a parlare agli operatori internazionali dicendo loro che il motivo per cui non aveva allontanato i coloni era dovuto alla presenza degli internazionali stessi nell'area in quanto il colono Musi si era rifiutato di andarsene finché ci fossero internazionali nella zona. L'assurdità di tale logica ha esterrefatto gli operatori per i diritti umani, i quali hanno rammentato al comandante che l'esercito avrebbe dovuto dare l'ordine ai coloni di andarsene e null'altro. Inoltre, hanno ricordato ai soldati che, essendo l'area ?zona militare chiusa?, essi erano obbligati ad allontanare i coloni. Il comandante ha replicato dicendo che sapeva bene di rappresentare l'esercito e che quella era una ?zona militare chiusa?, ma che egli preferiva allontanare i coloni in modo pacifico, piuttosto che con la forza e che quello era il motivo per cui aveva tollerato le richieste dei coloni invece di eseguire il suo compito di scacciarli. Gli operatori per la difesa dei diritti umani hanno fatto ancora presente ai soldati che essi stavano contravvenendo la legge in ogni secondo, non espellendo i coloni, e per questo motivo essi si rifiutavano di partire dalla zona. Il comandante aveva cominciato ad affermare che solo la polizia aveva la possibilità di scacciare i coloni (fatto questo completamente ridicolo), quando fortunatamente sono arrivati due poliziotti israeliani che hanno preso in esame il documento del tribunale, mostrato dal comandante, e hanno poi discusso con i coloni. Gli operatori internazionali sono rimasti sull'altro lato della strada mentre la polizia avvertiva i coloni che essi non potevano entrare in quel terreno, lavorare su di esso e faceva allontanare da ultimo il bracciante tailandese dalla terra. Erano le 6 del pomeriggio, circa due ore dopo il primo arrivo dei soldati e un'ora e quarantacinque minuti dopo che il comandante era giunto ed aveva dichiarato che l'area era ?zona militare chiusa?. A questo punto i poliziotti hanno cominciato a domandare i passaporti agli internazionali. Un operatore, che si era reso conto che il bracciante tailandese se ne stava ancora sul terreno, lo riferì al poliziotto. La vista dell'operaio tailandese era coperta dal carro dei coloni, ma il poliziotto non aveva l'intenzione di girare attorno al carro per guardare. Ciò ha obbligato l'operatore internazionale ad attraversare la strada, per indicare l'operaio tailandese al poliziotto, perché questi, accostatosi, potesse dire al lavoratore tailandese di andarsene dalla terra. Non è certo una sorpresa che soldati e polizia siano complici delle pratiche illegali dei coloni relative alla terra, come il furto, la coltivazione e il proseguimento della lavorazione della terra in questione ? tutta terra palestinese. Ciò che suscita meraviglia è che i soldati e la polizia continuino ad utilizzare un inutile fondamento logico per sostenere un'applicazione inefficace delle decisioni prese dai tribunali israeliani. Ciò impone agli internazionali la necessità di essere armati di un elevato senso di responsabilità, per far sì che soldati e polizia rispettino almeno la legge, quando la questione riguarda i palestinesi.