Venti parlamentari britannici chiedono l'espulsione dell'ambasciatrice israeliana
Il sostegno degli ebrei americani a Israele si sta incrinando. Occupare Gaza potrebbe farlo crollare. Israele riuscirà a portare avanti il suo controverso nuovo piano di guerra senza perdere i suoi difensori più convinti?
Rob Eshman, redattore capo, 12 agosto 2025 https://forward.com/opinion/762178/gaza-occupation-israel-american-jews/?utm_source=The+Forward+Association&utm_campaign=fbbb21a771-EMAIL_CAMPAIGN_2025_03_12_05_39_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_-628507ef87-288525375
NdR Si noti che i contenuti dell’articolo che segue si trovano su Forward, organo del sionismo liberal statunitense
Se Israele dovesse proseguire con l'occupazione di Gaza, con conseguenti ulteriori morti, ulteriori distruzioni e, Dio non voglia, ulteriori danni agli ostaggi israeliani rimasti, il sostegno a Israele tra gli ebrei americani potrebbe arrivare a un punto di rottura. Queste sono persone che hanno sostenuto Israele. Ma solo finché credevano in ciò che Israele rappresentava. Sì, è vero,il piano di occupazione del Primo Ministro Benjamin Netanyahu continua a cambiare. "C'è stata una sorta di indecisione strategica nel tentativo di trovare la strategia giusta", ha detto il giornalista Haviv Rettig Gur al podcast Free Press. Ma qualsiasi rioccupazione israeliana di Gaza lascerà gli ebrei americani con la sensazione che il Paese che sostengono abbia tradito i valori che amano. E Netanyahu ci ha dato molte ragioni per diffidare dell'idea che, come ha dichiarato pubblicamente, Israele non intenda occupare Gaza in modo permanente o rimanere il suo organo di governo a lungo termine. L'operazione per attaccare Gaza City, approvata dal gabinetto di sicurezza israeliano giovedì scorso, non riguarda, come ha affermato Netanyahu, un'occupazione completa e permanente, ma piuttosto obiettivi militari più limitati. Ma sappiamo che i ministri di estrema destra del suo gabinetto desiderano ardentemente il reinsediamento in Gaza. In risposta a una domanda di Fox News la scorsa settimana sull'intenzione di Israele di prendere il controllo di Gaza, Netanyahu ha dichiarato: "Intendiamo farlo".
"È il solito vecchio trucco", ha dichiarato Shira Efron, analista senior dell'Israel Policy Forum, in un'intervista telefonica, "che in pratica è Netanyahu che cerca di guadagnare tempo, rimandando la decisione. Quindi non c'è nulla di chiaro, tranne ovviamente il grave rischio per la vita degli ostaggi, per molti, molti palestinesi, per i soldati dell'IDF e per il continuo isolamento di Israele". Ci sono ampie ragioni per sospettare che l'obiettivo di Netanyahu non sia quello di distruggere Hamas e liberare gli ostaggi, ma piuttosto di compiacere la sua coalizione estremista.
In primo luogo va considerato che Hamas, secondo numerosi ex esperti di sicurezza israeliani, non rappresenta più una minaccia per Israele. La guerra delle armi è vinta. In un videomessaggio diffuso prima dell'ultima conferenza stampa di Netanyahu, 19 generali e funzionari della sicurezza israeliani in pensione, tra cui ex capi del Mossad, hanno affermato che continuare la guerra è "inutile" ed è tempo di diplomazia. "Non credo che inseguire ogni sedicenne con una bandana verde sulla fronte significhi sconfiggere Hamas", ha detto Efron. E dati i precedenti di Israele in Cisgiordania – un'occupazione "temporanea" che ha appena celebrato il suo 58° anniversario – non c'è motivo di prendere per buone le rassicurazioni di Netanyahu sulle sue intenzioni di occupazione per un breve periodo. Ciò significa che gli ebrei americani che si considerano filo-israeliani non difenderebbero più uno stato democratico che volesse essere a maggioranza ebraica. Dovrebbero invece giustificare il loro sostegno attivo a un paese impegnato in un'occupazione senza fine sia di Gaza che della Cisgiordania. In questi territori, un'occupazione israeliana negherebbe a circa 5 milioni di persone i loro pieni diritti. E manterrebbe Israele perennemente impegnato nella violenta repressione della resistenza. Alcuni si chiederanno: perché mai il sostenere Israele tra il 1967 e il 2005 – decenni durante i quali ha controllato Gaza e la Cisgiordania – dovrebbe essere cosa diversa da ora, che è sul punto di fare di nuovo lo stesso errore? Potrebbero sostenere che, data la decisione di Hamas di trasformare Gaza in un punto di lancio per il massacro del 7 ottobre, la tesi a favore del controllo israeliano sembra ancora più forte. Si sbagliano. È vero che Hamas ha iniziato questa guerra, l'ha voluta e potrebbe semplicemente arrendersi, liberare gli ostaggi e porvi fine. Ma l'immoralità di Hamas non assolve Israele da se stessa. Ci sono segnali che gli ebrei americani semplicemente non saranno d'accordo, e che sono più allineati con le decine di migliaia di manifestanti che hanno manifestato a Tel Aviv sabato scorso contro il piano del loro governo per Gaza, contro Netanyahu e la sua coalizione di governo. L'ultimo e più significativo segnale è una dichiarazione dell’autorevole [sionista, NdR] American Jewish Committee,(AJC) che normalmente esprime la sua opposizione alle politiche israeliane a porte chiuse, se non addirittura non le esprime. "I gravi rischi posti da una presa militare completa di Gaza City non possono essere ignorati", ha scritto, citando molte delle preoccupazioni espresse dai generali e dai responsabili della sicurezza dissenzienti.
L'AJC non è il solo. Il governatore dell'Illinois JB Pritzker, (miliardario democratico)rampollo di una famiglia che ha investito milioni nello Stato ebraico, ha sostenuto a gran voce una risoluzione del Senato, poi fallita, per bloccare le spedizioni di armi a Israele. Il sostegno degli americani a Israele sta crollando, con solo un terzo degli americani, secondo un sondaggio Gallup di luglio, che afferma di approvare le azioni di Israele a Gaza. Anche i repubblicani più giovani stanno iniziando a mettere in discussione le azioni di Israele, sollevando il sospetto che Israele possa ritenere di poter fare a meno di decenni di passato sostegno bipartisan negli Stati Uniti – scegliendo invece di fare affidamento su un sostegno conservatore fino ad oggi solido – senza considerare una possibile futura opposizione bipartisan. Ma, per essere chiari, i turbamenti morali degli ebrei americani non contano un fico secco per Netanyahu. "Non credo che gli importi affatto di cosa pensano gli ebrei americani", ha affermato Jonathan Jacoby, direttore nazionale del Nexus Project, che lavora per contrastare l'antisemitismo. "E non credo che gli importi il fatto che queste sue politiche stiano rendendo gli ebrei americani insicuri." "Quando Israele invade Gaza, uccide persone innocenti, fa morire di fame i bambini e uccide i giornalisti, crea le condizioni che portano alla violenza contro gli ebrei", ha detto Jacoby. Netanyahu si preoccupa anche delle conseguenze negative per gli ebrei israeliani? "La storia dimostra che la presenza israeliana in territorio palestinese, libanese o altrove ha solo intensificato il terrorismo contro Israele e la violenta resistenza a Israele", ha detto Efron. C'è un motivo per cui le strade di Israele sono piene di proteste e per cui così tanti ufficiali militari che hanno dedicato la loro vita a proteggere Israele hanno iniziato a unirsi a loro. Per loro – e per noi – occupare Gaza potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.
I Democratici USA tentano di fare i conti con il calo del sostegno a Israele nella propria base, con l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine
Di Michael Arria 1 agosto 2025, FacebookXWhatsAppLinkedInMastodonBlueskyRedditEmail
La scorsa settimana, il senatore Bernie Sanders ha presentato due risoluzioni volte a bloccare ulteriori vendite di armi a Israele. La proposta di legge è stata respinta, ma ha ottenuto più sostegno che mai. 24 senatori democratici hanno votato per bloccare ulteriori spedizioni di bombe a Israele, mentre 27 hanno votato contro ulteriori consegne di fucili d'assalto. Sandies ha presentato risoluzioni simili ad aprile e lo scorso novembre. 18 senatori hanno sostenuto l'iniziativa di novembre e solo 15 senatori avevano votato a favore ad aprile.
Parlamentari britannici chiedono a Starmer l’espulsione dell’ambasciatrice israeliana e l’embargo delle armi a seguito “azioni di genocidio” a Gaza
Aysu Biçer, Senior Correspondent, Agenzia Anadolu, Londra, | 14.08.2025 https://www.aa.com.tr/en/europe/british-mps-urge-government-to-expel-israeli-ambassador-impose-arms-embargo/3659711
Un gruppo di parlamentari britannici ha inviato una lettera dai toni forti al Primo Ministro Keir Starmer, chiedendo l'espulsione dell'ambasciatore israeliano e un'azione immediata contro Israele per i suoi "atti di genocidio" a Gaza. Nella lettera, firmata da oltre una dozzina di parlamentari laburisti, dei Verdi, dello SNP e del Plaid Cymru (Plaid Cymru, partito politico nazionalista gallese di centro-sinistra), i firmatari si sono dichiarati "inorriditi" dall'intenzione dichiarata del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu di attuare un'occupazione militare completa della Striscia di Gaza. "Questa dichiarazione è l'ultima escalation di una campagna che ha già portato alla quasi totale distruzione di Gaza, alla sistematica fame della sua popolazione civile e alla morte di innumerevoli migliaia di persone, tra cui un numero impressionante di bambini", hanno scritto i parlamentari. I parlamentari hanno citato rapporti di agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni umanitarie e giuristi, sostenendo che "prove crescenti" dimostrano che le azioni del governo israeliano "equivalgono ad atti di genocidio, sia nell'intento che negli effetti". Hanno inoltre accusato Israele di aver ignorato le misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia che gli ordinavano di interrompere le operazioni militari e prevenire atti di genocidio, definendo questa una "flagrante" violazione del diritto internazionale. La lettera chiede al governo del Regno Unito di espellere l'ambasciatore israeliano, imporre un embargo totale sulle armi a Israele, sanzionare coloro che sono coinvolti nell'assedio e nell'occupazione, condurre un’azione internazionale per fornire aiuti immediati a Gaza, sostenere le indagini sui crimini di guerra, sospendere le attività commerciali con Israele fino alla fine del blocco e dell'occupazione e consentire l'ingresso immediato dei giornalisti internazionali a Gaza. "Il governo non può continuare a fornire copertura politica o supporto militare, direttamente e indirettamente, ad azioni che equivalgono a genocidio", hanno affermato i parlamentari. "Il nostro silenzio o la nostra inazione di fronte al genocidio non sono neutralità, sono complicità". La lettera è stata firmata da parlamentari tra cui Jeremy Corbyn, Zarah Sultana, Dianne Abbott, Sian Berry e Liz Saville Roberts.
NdR L'ambasciatrice Hotovely è anche una figura di spicco nel Regno Unito che si intomette spesso negli affari interni britannici. Negli ultimi mesi, ha attaccato la BBC e il sindaco di Londra. Questa settimana è emerso che Hotovely ha incontrato importanti donatori del Partito Laburista e lobbisti britannici filo-israeliani durante il genocidio israeliano a Gaza. L'anno scorso, ha incontrato due volte Stuart Roden, presidente della società di venture capital israeliana Hetz Ventures, che ha donato oltre mezzo milione di sterline al partito laburista brtannico in vista delle elezioni generali del 2024 che hanno portato il partito al potere. Hotovely ha anche incontrato Jonathan Goldstein, magnate immobiliare ed ex presidente del Jewish Leadership Council, un organismo ombrello che rappresenta le principali organizzazioni ebraiche britanniche. Goldstein ha sostenuto finanziariamente la fallita campagna del Ministro degli Esteri David Lammy per diventare sindaco di Londra nel 2014.

L'ambasciatrice di Israele in UK Tzipi Hotovely
Traduz a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese