dalla Newsletter settimanale The Shift, 11/8/2022
La ditta di gelati Ben & Jerry's difende in tribunale la non vendita nelle colonie illegali
E’ stato pubblicato un profilo molto interessante di Shawn Evenhaim sul Jerusalem Post. Si tratta di un magnate del settore immobiliare e capo della IAC for Action (Israeli-American Coalition for Action=Coalizione israelo-americana per l'Azione). Il gruppo ha fatto pressione affinché gli Stati degli USA adottassero la controversa definizione di antisemitismo dell'IHRA, che considera antisemite alcune critiche a Israele. Nello stesso profilo del Jerusalem Post Evenhaim parla del coinvolgimento del suo gruppo nella vicenda Ben & Jerry. IAC for Action ha contribuito a convincere lo Stato dell'Arizona a vendere le sue obbligazioni di Unilever (la società madre di Ben & Jerry's) dopo che l'azienda produttrice di gelati aveva annunciato che avrebbe ritirato i suoi prodotti dalle colonie illegali in Cisgiordania.
Unilever ha venduto la sua attività israeliana al licenziatario locale Avi Zinger, che si vanta apertamente che l'acquisto è una vittoria contro il movimento BDS e dice di poter cambiare il nome di "Chunky Monkey" in "Giudea e Samaria" se vuole.
IAC for Action ha rilasciato una dichiarazione celebrativa dopo la vendita: "La decisione di Unilever di consentire la vendita dei suoi gelati Ben & Jerry a tutti gli israeliani rappresenta un'importante vittoria contro il movimento anti-Israele e antisemita BDS che cerca di distruggere lo Stato ebraico. Ringraziamo i governatori e gli amministratori degli Stati Uniti che hanno coraggiosamente applicato le leggi locali contro il boicottaggio di Israele, contribuendo a convincere Unilever a revocare l'azione del consiglio di amministrazione di Ben & Jerry's contro Israele".
Grazie ai documenti depositati in tribunale, sappiamo che la storia è piuttosto chiara: Unilever ha ceduto perché questo genere di cose la spaventava. L'azienda "inizialmente sperava di poter rispettare la decisione politica del consiglio di amministrazione di Ben & Jerry senza dover intervenire". Unilever "ha concluso che una vendita limitata delle attività di Ben & Jerry's in Israele" era "il modo migliore per bilanciare le preoccupazioni concorrenti in gioco".
È difficile capire quale sia il punto di vista di Ben & Jerry's in questo equilibrio, ed è per questo che attualmente sta facendo causa a Unilever nel tentativo di bloccare la vendita. Questa settimana un giudice ha ascoltato le argomentazioni delle parti. L'udienza è durata solo mezz'ora e il giudice ha dichiarato che prenderà presto una decisione.
L'avvocato di Unilever ha sostenuto che si trattava di un accordo concluso e che Ben & Jerry's non poteva fare nulla.
Un'altra chicca emersa dall'udienza è che l'amministratore delegato di Unilever, Alan Jope, avrebbe detto che "Ben & Jerry's dovrebbe rimanere fuori dalla geopolitica" durante una mediazione fallita tra le due parti.
Dopo l'annuncio di Ben & Jerry's, Jope ha contattato diversi gruppi pro-Israele per assicurare loro che Unilever si oppone al movimento BDS. Ha anche parlato della situazione con l'allora primo ministro israeliano Naftali Bennett. Ammette di aver venduto l'attività in risposta alle pressioni politiche. Quindi, quando Unilever fa tutto questo si tiene in qualche modo fuori dalla geopolitica e quando Ben & Jerry's dice che potrebbe smettere di vendere gelati negli insediamenti illegali si inserisce nella geopolitica.
La vicenda Ben & Jerry's (i cui proprietari, ricordiamolo, sono ebrei, NdR)è un incredibile caso di studio sul potere dei gruppi pro-Israele e sui limiti del "capitalismo progressista".
Ancora sui condizionamenti dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) nelle primarie USA
Questa settimana la deputata Ilhan Omar, democratica del Minnesota, ce l’ha fatta a stento nelle primarie del partito democratico contro il centrista Don Samuels, prevalendo alla fine per pochi punti. È stato un risultato inaspettato e il margine più ridotto che un membro del gruppo chiamato “la squadra”(i 6 della sinistra parlamentare, 5 donne e 1 uomo) abbia mai ottenuto. Al contrario, la parlamentare Rashida Tlaib, democratica del Minnesota, pure della “squadra”, ha vinto le sue recenti primarie con oltre 40 punti di vantaggio.
Ilhan Omar
Rashida Tlaib
Ci sono sempre decine di fattori che influenzano un'elezione e l'analisi si è concentrata sulla mancanza di pubblicità televisiva di Omar, su alcune spese dell'ultimo minuto a favore di Samuels (l’AIPAC risulta che abbia investito 5milioni di $, NdR)e sulla stanchezza degli elettori nei confronti del presidente Biden in carica. C'è anche il fatto che Omar è stata attaccata più di chiunque altro al Congresso, non solo dai repubblicani, ma spesso anche dai membri del suo stesso partito.
Qualunque sia la ragione, sembra abbastanza ovvio che gruppi della lobby sionista come l'AIPAC e il DMFI(Democratics For Israel) abbiano comunque perso. L'AIPAC ha invece contribuito alla sconfitta di Andy Levin nel Michigan, pur essendo un uomo sicuramente devoto alla soluzione dei due Stati. Secondo la lobby sionista, uno dei problemi principali di Levin è stato quello di aver collaborato e difeso membri della Camera come Tlaib e Omar. Vale a dire,è stato uno dei pochi politici statunitensi che hanno avuto la temerarietà di criticare la brutalità di Israele.
Questa settimana David Weigel ha intervistato l'amministratore delegato dell’AIPAC Howard Kohr sul Washington Post. Vale la pena di leggere l'intera intervista, in cui un paio di citazioni spiccano. In primo luogo, Kohr lamenta le critiche della DSA (Democratic Socialists of America) a Israele:
“Ricordo i giorni in cui i Democratic Socialists of America, guidati da Michael Harrington, erano davvero a favore di Israele. Oggi invece, la DSA è tra i più accesi detrattori di questa relazione. È diventata parte del modo di essere dell'estrema sinistra, quello di essere anti-Israele. La maggioranza dei progressisti, e in particolare i progressisti al Congresso, sono a favore di Israele. È in corso una battaglia tra questo gruppo e un gruppo di estrema sinistra che vuole cambiare le cose e dice: non si può essere progressisti ed essere pro-Israele. Noi crediamo che si possano fare entrambe le cose. Dov'è una delle più grandi parate dell'orgoglio gay al mondo? È in Israele.”
La sua risposta a una domanda sul perché l'AIPAC non menzioni Israele nelle sue azioni di propaganda elettorale è piuttosto singolare:
“Come altri super PAC (PAC=Political Action Committee, cioè comitato di appoggio finanziario), si concentra sulle questioni importanti per gli elettori di quel distretto. L'obiettivo è garantire che il proprio candidato emerga vittorioso e che il candidato anti-Israele venga sconfitto. In questo senso, come altri super PAC, ci siamo concentrati sulle questioni importanti per il distretto.”
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Betty McCollum
Trad. e sintesi a cura di Claudio Lombardi di Associazione di Amicizia Italo Palestinese