da: Peter Osnos, già membro del Direttivo di HRW https://forward.com/opinion/468466/hrw-report-on-israel-likely-to-cause-more-problems-than-it-solves/
Per comprendere il significato del giudizio inequivocabile di HRW sui crimini israeliani contro l'umanità, è opportuna una breve storia dell'organizzazione e del modo in cui ha trattato il caso Israele.
Il gruppo nacque da un accordo generalmente noto come Accordi di Helsinki firmato nel luglio 1975 da 35 nazioni europee, Stati Uniti e Canada. Il documento riguardava i confini territoriali in Europa, le relazioni economiche e i diritti umani.
Facevo parte di una manciata di giornalisti che seguiva i negoziati. Per pura coincidenza - che, devo aggiungere, non ha avuto effetto sulle mie relazioni- mio suocero, Albert W. Sherer, che allora era l'ambasciatore degli Stati Uniti in Cecoslovacchia, ebbe il ruolo di delegato americano. Il suo ruolo part-time rifletteva la priorità relativamente bassa che Washington attribuiva agli accordi, sebbene il presidente Gerald Ford avesse partecipato al vertice di Helsinki con un intervento in quanto eravamo in una epoca nota come Distensione con il Cremlino.
Un gruppo di lavoro sul documento di Helsinki guidato dal grande fisico sovietico Andrei Sakharov fu creato a Mosca ed utilizzò l'accordo come riferimento per chiedere riforme politiche. I membri del gruppo furono infine incarcerati, espulsi dal paese o mandati in esilio interno, come lo fu Sakharov. Al contrario, negli Stati Uniti, la difesa dei diritti umani era considerata una naturale estensione dei diritti civili e dei movimenti contro la guerra che stavano avendo una incidenza sull'ordine politico e sociale del paese.
Nel 1978, Helsinki Watch, divenuta poi HRW, fu fondata a New York da Robert L. Bernstein -allora presidente della Random House- e Orville Schell, un importante avvocato. Aryeh Neier dell'American Civil Liberties Union fu nominato direttore esecutivo. Una sostanziosa sovvenzione arrivò da parte della Ford Foundation.
Nel decennio successivo, si aggiunsero settori che si occupavano dell'America centrale e latina, del Medio Oriente, dell'Africa, dell'Asia e infine degli Stati Uniti, nonché di aree tematiche come i diritti delle donne e dei bambini. Avendo cessato il mio lavoro di giornalista, potetti entrare a far parte del consiglio di amministrazione.
Ogni paese veniva considerato allo stesso modo
Ciò che ha fatto distinguere HRW nel tempo rispetto ad altre organizzazioni è stata la qualità delle sue ricerche sul campo,facendola diventare sempre più influente presso i governi e l'opinione pubblica e guadagnarsi la fiducia dei media. Il gruppo non ha mai preso denaro dal governo o da un'azienda e la gran parte delle sue principali donazioni, soprattutto nei primi anni, fu di provenienza ebraica.
L’impegno per 30 milioni di dollari da parte di Irene Diamond per 15 anni fu particolarmente importante. E ce n'erano molti altri, alcuni dei quali facevano parte del consiglio di amministrazione. Bernstein, fu presidente fino al 1998, quando è stato seguito da Jonathan Fanton, allora presidente della New School University.
Man mano che HRW si sviluppava, insistette sempre affinché ogni paese, dal più piccolo al più grande, fosse considerato secondo gli stessi standard internazionali. Questo preciso criterio -di non tenere conto di circostanze speciali tra i paesi- divenne poi causa di tensioni all'interno dell'organizzazione riguardo a Israele. Quale democrazia in Medio Oriente, circondata fin dall'inizio da nazioni e gruppi che ne sostenevano la distruzione, i leaders di Israele sostenevano che la sua sicurezza nazionale fosse una priorità esistenziale, e che questa priorità dovesse essere accettata come politica dell’organizzazione e non contestata.
Dopo la guerra del 1967 e la conquista di Gerusalemme Est, Gaza e la Cisgiordania, Israele divenne presto oggetto di critiche per ciò che persino l'esercito israeliano riconosceva come "occupazione" dei palestinesi e delle loro terre. Le Nazioni Unite approvarono una risoluzione nel 1975 in cui si dichiarava che il sionismo "è una forma di razzismo e discriminazione razziale", una risoluzione che rimase fino a quando non fu revocata nel 1991.
Nel 2009, Bernstein, allora presidente emerito di HRW, scrisse un editoriale sul New York Times dicendo che l'organizzazione aveva pubblicato rapporti sul conflitto arabo-israeliano che “stanno aiutando coloro che desiderano trasformare Israele in uno stato paria".
Bernstein divenne presto egli stesso una sorta di paria all'interno del gruppo che aveva fondato. Lo fu fino a marzo 2019, poco tempo prima che Bernstein morisse a 96 anni, riconciliandosi con l'organizzazione e acclamato alla sua cena di gala a New York.
Ma i rapporti di Bernstein con HRW non si erano di fatto mai riaggiustati. La sua denuncia pubblica fu considerata imperdonabile e la sua continua insistenza sul fatto che HRW fosse ingiusto nei confronti di Israele fu percepita da molti membri del suo staff e dei suoi dirigenti come una deviazione indesiderata dagli obiettivi dell’organizzazione.
Traduzione a cura di Claudio Lombardi, Associazione di Amicizia Italo Palestinese