Libano Si è spenta venerdì per le ferite riportate in un raid israeliano. Non aveva abbandonato le sue tartarughe nella spiaggia di al-Mansouri
di Pasquale Porciello
Il Manifesto, 21 giugno 2026
Abbiamo tutti bisogno di simboli. Lo è sempre stata Mona Khalil. Un simbolo per chi sente il legame alla terra e al mare da cui proviene. Un simbolo ancora più forte in una terra abusata, maltrattata, da chi ne ha fatto scempio da dentro e da fuori.
Nel 2000, dopo l’incontro rivelatore dell’anno precedente con una tartaruga che aveva deposto le uova sulla meravigliosa spiaggia di al-Mansouri, villaggio a sud di Tiro, Mona Khalil decide di convertire la sua casa di famiglia nell’Orange House Project, un progetto di eco-turismo centrato sulla tutela e salvaguardia delle tartarughe marine e di un chilometro e mezzo di costa libanese.
«HO INIZIATO con un’amica. Eravamo due donne, sole. Non sapevo nulla di tartarughe. Ho scritto all’Associazione Mediterranea per la Salvaguardia delle Tartarughe Marine per chiedere aiuto. Ci hanno mandato un biologo marino che ci ha insegnato tutto. Oggi sto vivendo il mio sogno», aveva detto qualche tempo fa in un’intervista alla stampa locale.
Mona Khalil è morta a 77 anni, ieri, in seguito alle ferite riportate nei bombardamenti israeliani del 4 giugno scorso. Mona era una di quelle che aveva deciso di restare, come aveva fatto nel 2006, durante la guerra del Tammuz, quando Israele aveva invaso il Libano del sud. Ha deciso di restare anche in questa guerra, in questa devastante occupazione israeliana che si sta esprimendo con una violenza mai vista prima in Libano.
Mansouri è all’interno della Linea Gialla, la fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud e sud-est che Israele ha dichiarato «zona cuscinetto», che ha occupato e all’interno della quale sta distruggendo sistematicamente tutto, sul modello di Khan Younis a Gaza, come dichiarato dallo stesso governo israeliano. Una zona nella quale chi se n’era andato non può più tornare.
In Libano, Israele sta commettendo una serie di crimini ambientali, come testimoniano gli ormai numerosi report di organizzazioni internazionali come Amnesty International. Si tratta di un vero e proprio «ecocidio» e di un «urbicidio», come ha sottolineato il recente rapporto del ministero dell’ambiente libanese. Israele usa in Libano in maniera sistematica fosforo bianco e glifosato sui centri abitati, sui campi e sulle aree boschive o di macchia.
SONO CIRCA CINQUEMILA gli ettari di foresta e di campi di ulivi secolari bruciati, centinaia le specie di animali in pericolo. Oltre alle ingenti perdite per l’agricoltura e per l’indotto, i danni per l’ecosistema sono gravissimi, quando non irreparabili, come nel caso dell’inquinamento delle falde acquifere. E questo scenario moltiplica il valore delle scelte e della vita di Mona Khalil, la sua testimonianza attiva.
«Sarà ricordata per la sua incredibile eredità. Nonostante tutto, Mona ha scelto di rimanere e prendersi cura delle tartarughe di Live Love Tyre (ong ambientalista, ndr). La sua vita è stata altruista e ha lasciato un segno indelebile. Possa ora riposare in pace e possa il lavoro, a cui lei ha tenuto così profondamente, andare avanti per le generazioni che verranno», si legge nella pagina Instagram di Live Love Tyre.
Mona Khalil è stata in questa vita un simbolo e lo resterà. La commozione in Libano è immensa. Perché Mona è il simbolo di chi non se ne va e non se ne andrà dalla terra e dal mare dove vive da generazioni, da millenni. È il simbolo di chi sa che dedizione, costanza, cura sono tutto ciò che serve affinché le uova che custodiscono il futuro si schiudano.