Il Comitato Ebraico di Teheran afferma che gli ebrei in Iran vivono in "completa sicurezza", nonostante sanzioni e controlli

Jerusalem Post, 13 giugno 2025

Appena un giorno prima dell’attacco aereo israeliano contro l’Iran, la comunità ebraica di Teheran ha dichiarato che i suoi membri “vivono in completa sicurezza sotto la guida della Repubblica Islamica”, secondo quanto riportato nel nuovo rapporto annuale del Comitato Centrale Ebraico di Teheran, che è l’organismo rappresentativo ufficiale degli ebrei rimasti nel Paese.

Il rapporto, composto da 20 pagine e relativo all’anno iraniano 1402 (marzo 2023 – febbraio 2024), è stato pubblicato giovedì 6 giugno 2025 e fornisce aggiornamenti dettagliati sulla vita religiosa, i servizi comunitari, la gestione delle proprietà, l’educazione giovanile e i rapporti con il governo. Si apre con elogi al defunto Ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica, e con dichiarazioni di fedeltà alla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e alla Costituzione della Repubblica Islamica.

“La nostra comunità continua a svolgere i propri doveri religiosi con piena libertà e dignità, come in passato, in condizioni di sicurezza pubblica,” ha scritto il Comitato.
“Gli ebrei dell’Iran vivono pacificamente in questa terra.”

Il documento evidenzia sia la resilienza della comunità, sia le restrizioni a cui è sottoposta. Accanto a frequenti dichiarazioni di opposizione ideologica al sionismo e di solidarietà con la Repubblica Islamica, il rapporto presenta aggiornamenti sull’educazione alla Torah, la supervisione degli alimenti kosher, le attività sportive giovanili e la cura degli anziani.

Il Comitato ha inoltre sottolineato la partecipazione a eventi ufficiali dello Stato iraniano, inclusa la Giornata di Quds, in cui ha espresso condanna per l’occupazione sionista e solidarietà con il popolo palestinese oppresso.

Il rapporto descrive anche crescenti difficoltà finanziarie

Pur riaffermando il ruolo della comunità ebraica nella società iraniana, il rapporto evidenzia anche crescenti difficoltà finanziarie.

“Gli effetti delle sanzioni e dell’inflazione non hanno risparmiato il Comitato Ebraico di Teheran,” si legge nel documento, che cita l’aumento dei costi ben superiore alle entrate derivanti dai beni comunitari.

“Nonostante ciò, con l’aiuto di tutti i membri del Comitato, abbiamo lavorato per garantire che le istituzioni chiave — come gli asili, il centro per anziani e i centri culturali — restino protetti.”

 A building stands damaged in the aftermath of Israeli strikes, in Tehran, Iran, June 13, 2025 (photo credit: MAJID ASGARIPOUR/WANA)

Un edificio danneggiato a seguito degli attacchi israeliani, a Teheran, Iran, 13 giugno 2025 (credito fotografico: Majid Asgaripour/WANA)

 

Il rapporto dichiara che oltre 30 miliardi di rial iraniani (circa 60.000 dollari al cambio non ufficiale) sono stati spesi nell’ultimo anno per assistenza sociale, inclusi sussidi per le rette scolastiche, supporto alimentare, assistenza medica e aiuti abitativi per famiglie a basso reddito e anziani.

In un passaggio, il Comitato ha ringraziato i funzionari della sicurezza e i ministeri governativi per la tutela dei diritti degli ebrei:
“Apprezziamo gli sforzi del Ministero della Cultura e della Guida Islamica, della Magistratura, della Fondazione per gli Oppressi e di tutte le autorità governative che hanno sostenuto la dignità e la sicurezza della nostra comunità”.

Il rapporto descrive inoltre la produzione e distribuzione di cibo kosher — in particolare la matzah prima della Pasqua ebraica — così come la stretta supervisione su pollame kosher e ristoranti. Membri della comunità in città come Shiraz, Isfahan, Kermanshah e Yazd avrebbero ricevuto consegne kosher coordinate da Teheran.

Sebbene molti aggiornamenti religiosi e sociali siano simili a quelli di altre comunità ebraiche nel mondo, il tono politico è una caratteristica unica  degli ebrei iraniani. Il Comitato ha ribadito la sua storica opposizione al sionismo, affermando che “l’ebraismo è una religione, non un’ideologia politica,” e che gli ebrei iraniani “si separano completamente dal regime sionista.”   [NdT: si noti che questi argomenti non sono affatto nuovi e unici, ricalcano la famosa lettera con cui la grande maggioranza dei rabbini tedeschi si oppose al primo congresso sionista nel 1897 ]

Studiosi ed esuli ebrei iraniani hanno a lungo spiegato queste dichiarazioni come una strategia di sopravvivenza.
“Questo è il linguaggio che bisogna usare per mantenere l’autonomia in Iran,” ha detto un ricercatore israeliano esperto della vita ebraica nel Paese. “Camminano su una linea sottile — mostrando lealtà al regime mentre continuano a preservare le loro tradizioni.”

Il Comitato Ebraico di Teheran gestisce decine di istituzioni, tra cui sinagoghe, scuole, club sportivi, un centro giovanile e il storico cimitero ebraico di Beheshtieh. Il rapporto segnala che il cimitero è stato recentemente collegato al sistema di gas naturale della città e che decine di tombe e strutture sono state restaurate quest’anno.

La popolazione ebraica di Teheran, stimata oggi a meno di 10.000 persone, rimane la più numerosa in qualsiasi Paese a maggioranza musulmana. Tuttavia, la comunità si è drasticamente ridotta dal 1979, anno della Rivoluzione Islamica, quando più di 80.000 ebrei vivevano in Iran.

Il rapporto si conclude con un appello all’unità e alla carità.
“Non dobbiamo mai dimenticare la gioia che deriva dall’aiutare il nostro prossimo,” afferma.
“Dare forza ai poveri ed eliminare il bisogno è uno dei più alti atti di culto davanti a Dio.”

 

Traduzione a cura dell'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze