Il lato oscuro della industria israeliana: Pegasus

due articoli di: Internazionale 23-29 luhlio 2021 n. 1419

sotto sorveglianza

“Il lato oscuro dell’industria israeliana della tecnologia informatica è stato svelato”, nota il quotidiano Haaretz commentando lo scandalo legato al progetto Pegasus. Il 18 luglio un consorzio composto da diciassette mezzi d’informazione internazionali ha pubblicato un’inchiesta sul software dell’azienda israeliana Nso che ha permesso di spiare 50mila persone in tutto il mondo, tra cui giornalisti, attivisti e oppositori. Lo spyware (software spia) Pegasus sarebbe stato venduto anche a regimi autoritari come Arabia Saudita, Algeria, Marocco e Bahrein. L’inchiesta si basa su una lista ottenuta dalle organizzazioni Forbidden stories e Amnesty international.

Una volta installato con un espediente sul telefono da controllare, lo spyware consente di registrare le telefonate, accedere a messaggi, foto ed email e attivare in segreto i microfoni e le fotocamere. Tra le persone prese di mira ce ne sono alcune legate a Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente saudita ucciso nel consolato del suo paese a Istanbul il 2 ottobre 2018. Anche alcuni giornalisti marocchini sono sotto controllo. Tra loro Taoufik Bouachrine, l’ex direttore del quotidiano Akhbar al Yaoum, e Omar Radi, che è stato condannato il 19 luglio a sei anni di prigione per spionaggio e violenza sessuale. Rabat avrebbe sorvegliato anche dei giornalisti francesi che avevano seguito il movimento di protesta del Rif: il direttore di Mediapart, Edwy Plenel, e l’ex corrispondente dell’Afp, Omar Brouksy. In un settore poco regolamentato come quello della tecnologia informatica, che Le Monde definisce “pericoloso e fuori controllo”, le armi informatiche possono essere più micidiali di quelle reali, suggerisce Haaretz: sono invisibili, versatili, possono essere duplicate o rubate e la loro esistenza o il loro uso possono essere difficili da documentare.

Video Guardian (in inglese)

https://www.internazionale.it/video/2021/07/21/software-spia-pegasus-democrazia

I telefoni spiati dai governi

Jérôme Fenoglio, Le Monde, Francia

Da anni si danno risposte tranquillizzanti a chi si preoccupa per il potenziale liberticida degli strumenti di sorveglianza digitale. Le aziende del settore e gli stati che usano questi servizi assicurano che i rischi sono minimi, l’uso circoscritto e gli impegni rispettati. Si spazzano via i dubbi affermando che ci sono interessi superiori: la sicurezza nazionale, la lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Le rivelazioni pubblicate da Le Monde e da altri sedici giornali del progetto Pegasus, coordinati dall’organizzazione Forbidden stories e da Amnesty international, dimostrano che in materia di sorveglianza digitale l’abuso è la regola, non l’eccezione. È stata esaminata una lista di cinquantamila numeri di telefono che, a partire dal 2016, un software chiamato Pegasus, sviluppato dall’azienda israeliana Nso Group per conto di una decina di governi, ha spiato o cercato di spiare. Pegasus è stato usato contro giornalisti, avvocati, attivisti per i diritti umani, oppositori politici e categorie protette dalla convenzione di Ginevra, come i medici.

Il costo contenuto di Pegasus lo rende uno strumento accessibile a tutti gli stati e permette a paesi come il Marocco e l’Ungheria, che hanno scarse risorse tecnologiche, di avere grandi capacità di spionaggio. L’Nso afferma che il soft ware è stato comprato da una quarantina di paesi. Secondo l’inchiesta tutti o quasi lo usano per aggirare lo stato di diritto e per attività di sorveglianza vietate dal diritto internazionale. Anche le democrazie. Il governo israeliano, che autorizza ogni vendita fatta dalla Nso, ha ammesso di aver bloccato dei tentativi di sorveglianza in Cina, Stati Uniti e Russia. Perché, contrariamente a quanto affermano la Nso e i suoi clienti, non esiste alcuna forma di controllo sull’uso di Pegasus, una volta attivato. Le conseguenze potrebbero essere pesantissime, come nel caso dell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. La vendita di queste armi informatiche è regolamentata dall’accordo di Was senaar, che obbliga solo i firmatari – e Israele non è tra questi – a un po’ di trasparenza.

I software di spionaggio sono molto più intrusivi delle intercettazioni telefoniche, che nelle democrazie occidentali sono rigidamente regolamentate. È arrivato il momento di aprire un dibattito su come controllare in modo efficace queste tecnologie. La sicurezza dei cittadini può prevedere operazioni di sorveglianza entro certi limiti. Ma nulla può giustificare la violazione sistematica della segretezza delle nostre vite e delle nostre comunicazioni private, della riservatezza