L'incerto futuro di Israele nella FIFA a seguito dell'ultimo incidente
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The Nation- Dave Zirin, 3 Marzo 2014 – ore 16:21

La nazionale Palestinese di calcio
La nazionale Palestinese di calcio, motivo di orgoglio per molti, è sotto attacco da parte dello stato di Israele.(AP Photo/Tara Todras-Whitehill). I loro nomi sono Jawhar Nasser Jawhar di 19 anni e Adam Abd al-Raouf Halabiya di 17. Entrambi erano calciatori nella West Bank. Ora non potranno più fare sport. Il 31 gennaio Jawhar e Adam stavano tornando a casa da un allenamento allo stadio Faisal al-Husseini (sede della nazionale Palestinese, sito ad Al-Ram, West Bank, poco a est di Gerusalemme_NdT) quando i soldati israeliani fecero fuoco su di loro mentre si stavano avvicinando ad un posto di blocco. Dopo essere stati colpiti più volte, vennero azzannati dai cani del checkpoint e poi picchiati.
Jawhar fu colpito da 10 pallottole a un piede, Adam una per ogni piede. Trasferiti dall'ospedale di Ramallah al King Hussein Medical Center di Amman, venne detto loro che il calcio non avrebbe più avuto spazio nel loro futuro ( le guardie Israeliane al checkpoint sostengono che i due stavano per lanciare una bomba).
Questo è solo l'ultimo caso di calciatori Palestinesi fatti segno di colpi d'arma da fuoco da parte dell'esercito e delle forze di sicurezza Israeliane. Uccisioni, ferimenti e imprigionamenti sono state la realtà per molti giocatori della nazionale Palestinese di calcio negli ultimi cinque anni.
Immaginate se i migliori giocatori della squadra spagnola ai mondiali fossero stati messi in prigione, bersagliati o uccisi da un altra nazione, ed immaginate che pandemonio a livello internazionale ne sarebbe derivato. Pensate se le giovani speranze della squadra brasiliana fossero state colpite nei piedi da soldati di un altro paese.
Invece, tragicamente, questi fatti accaduti ai posti di blocco hanno ricevuto scarsa attenzione sia nelle pagine sportive che nelle altre. Molto è stato scritto sugli effetti psicologici che questo tipo di bersagli ha sui territori occupati. Lo sport costituisce evasione, gioia e spirito comunitario e la nazionale palestinese di calcio, per un popolo senza una nazionalità riconosciuta, è fonte di grande orgoglio. Colpire i giocatori vuol dire colpire la speranza che la nazionale possa mai veramente avere una patria.
La nazionale palestinese di calcio, costituitasi nel 1998, è attualmente classificata nel mondo al 144° posto da parte della Fédération Internationale de Football Association (FIFA). Non è mai riuscita a guadagnare un posto migliore del 115°. Come ha schiettamente commentato Jibril al-Rajoub, presidente dell'associazione Palestinese Football, i problemi derivano da “accanimento degli occupanti nel colpire lo sport Palestinese”. Nel corso dell'ultimo anno, in risposta al sistematico attacco al calcio Palestinese, al-Rajoub ha cercato di riunire le forze per una sanzione ad Israele e, come lui dice, “richiedere l'espulsione di Israele dalla FIFA e dal Comitato Olimpico Internazionale”. Al-Rajoub chiede il sostegno di Giordania, Qatar, Iran, Oman, Algeria e Tunisia, e in favore di questa iniziativa e prevede il sostegno di altri Paesi, cogliendo anche l'occasione della riunione degli Stati Arabi del 14 marzo per ottenere maggiore sostegno alla proposta. Si impegna inoltre a presentare una risoluzione formale alla riunione generale in Brasile di tutti gli Stati membri della FIFA.
Il ruolo del Qatar in questa vicenda, in quanto sede dei mondiali del 2022 merita una particolare attenzione. In quanto primo stato Arabo ad ospitare tale evento, è soggetto a forti critiche per le centinaia di morti di lavoratori Nepalesi nell'edilizia. Mentre cresce la preoccupazione per questi fatti, il Qatar sta cercando tutti gli appoggi possibili nell'ambito della FIFA. Sarà interessante vedere se la ricerca di tali appoggi comprenderà confronti o accordi con Israele.
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Per quanto riguarda Sepp Blatter (presidente FIFA, ndr) ,lui riconosce che esiste un problema di come lo stato di Israele tratta gli atleti Palestinesi. Nel corso dell'anno passato ha cercato di mediare mettendo insieme un comitato misto Israelo-Palestinese per vedere di trovare una sorta di accordo per allentare i blocchi e le restrizioni che impediscono agli atleti Palestinesi di uscire dalla West Bank e da Gaza, e ad allenatori, consulenti e istruttori di entrarvi. Tuttavia al-Rajoub non vede progressi. Come afferma “Questo è il modo in cui gli Israeliani si comportano e non vedo segni che abbiano modificato la loro mentalità. Non vi sono cambiamenti riscontrabili sul campo. Noi siamo membri della FIFA a tutti gli effetti ed abbiamo gli stessi diritti degli altri membri.”
L'aver sparato ai piedi di Jawhar e Adam è un fatto che interviene su di una situazione già delicata rendendola intollerabile. Le organizzazioni quali FIFA e IOC sono sempre molto prudenti riguardo al tracciare linee di demarcazione quando si tratta dei comportamenti dei paesi membri. Ma il colpire deliberatamente i giocatori è cosa impossibile da ignorare anche nelle stanze del potere. Fino a che Israele assoggetta gli atleti Palestinesi a carcerazione e violenza, il posto di questi atleti al tavolo internazionale degli sport non potrà che essere incerto e precario.
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Firmate la petizione Cartellino Rosso
http://www.change.org/petitions/fifa-suspend-the-israeli-football-association-s-fifa-membership?recruiter=59581336&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=petition_invitation
FIFA: Sospendere dalla FIFA l'Associazione Israeliana del Football
Cartellino Rosso al razzismo Israeliano
Sospendere dalla FIFA l'Associazione Israeliana del Football fino a che Israele non rispetterà i diritti umani dei Palestinesi e rispetterà le leggi internazionali consentendo ai calciatori Palestinesi di competere sul piano nazionale ed internazionale
Dal 1967 in poi Israele ha mantenuto una brutale occupazione militare della Palestina, costruendo insediamenti illegali, muri di separazione e rubando territorio, malgrado le condanne delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia. In Israele oltre cinquanta leggi discriminano i suoi cittadini Palestinesi.
Quando influenti organizzazioni sportive tacciono di fronte ad una ingiustizia di tale entità, esse ne diventano complici. In tutto il mondo si stanno sviluppando azioni commerciali e culturali che richiedono la fine delle politiche repressive di Israele. E' ora che a queste iniziative anche lo sport aggiunga la sua voce.
L'occupazione Israeliana danneggia in particolare il calcio Palestinese limitando gli spostamenti dei giocatori entro la West Bank e tra West Bank e Gaza, impedendo loro di partecipare a competizioni internazionali. Israele limita l'importazione di articoli sportivi indispensabili, gli atleti vengono perseguitati, arrestati, imprigionati, uccisi.
Vi è una palese ben documentato razzismo nel calcio Israeliano. Calciatori di origine Palestinese vengono insultati dalle tribune: il Beitar Jerusalem football club è peggiore di ogni altro club che si conosca in Europa, con inni di “Morte agli Arabi” e aggressioni incendiarie. Ogni sforzo dell'IFA per fermare tali abusi sono risultati vani.
Nel 2013 calciatori come Eric Cantona, Frederic Kanoute e 50 altri a livello internazionale osteggiarono la decisione dell'UEFA di tenere i mondiali maschili under-21 in Israele. Eminenti attivisti dei diritti umani contestarono il fatto che una organizzazione che chiaramente promuove l'antirazzismo potesse collocare una importante competizione in un paese apertamente razzista. Purtuttavia l'UEFA prevede ancora di farvi svolgere la finale femminile U-19 e potrebbe prendere in considerazione Israele come luogo per gli incontri preliminari di Euro 2020.
La FIFA ha riconosciuto alcuni abusi da parte di Israele ed ha creato una commissione per facilitare i movimenti dei giocatori e di materiale sportivo, solo la sua efficacia dipende dalla buona volontà delle forze armate Israeliane.
Quando la FIFA sospese la Football Association del Sudafrica tra il 1964 ed il 1992, tale azione contribuì alla pressione internazionale contro l'apartheid. Di conseguenza, la petizione richiede alla FIFA di agire secondo tale precedente e di sospendere la Associazione Football Israeliana. Il governo Israeliano a quel punto non potrebbe evitare di tenerne conto.
(traduzione di Claudio Lombardi)
Riferimenti
http://rcir.org.uk/?page_id=428