Israele è sempre più povero

Nena News
17.05.2013
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Israele è sempre più povero

Rapporto OECD: oltre un israeliano su cinque vive sotto la soglia di povertà. Palestinesi e ultraortodossi le comunità più colpite dal liberismo selvaggio di Tel Aviv.

di Emma Mancini

Gerusalemme, 17 maggio 2013, Nena News - Ad una settimana dalle manifestazioni di piazza in Israele contro il piano di tagli al budget tirato fuori dal cilindro del ministro delle Finanze Lapid e del premier Netanyahu, un report fotografa la drammatica situazione economica in cui versa il Paese. Un Paese che dagli anni Ottanta in poi ha imboccato a testa bassa il sentiero del neoliberismo e del capitalismo, di privatizzazioni selvagge e ridefinizione dei diritti sociali, economici e del lavoro.

            

 

Ieri un rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD) ha rilevato come il tasso di povertà israeliano sia il peggiore dei 34 Paesi membri dell'organizzazione internazionale che riunisce Paesi a libero mercato: nel 2010 il 20,9% della popolazione israeliana vive sotto la soglia della povertà. Oggi il tasso è salito al 23,6% secondo i dati Index.

Un dato che va sicuramente posto nel giusto contesto: a vivere in difficili condizioni socio-economiche sono per lo più i palestinesi israeliani, spesso costretti ai margini del mercato del lavoro e discriminati da politiche statali che li lasciano spesso senza servizi educativi ed economici adeguati, e gli ebrei ultraortodossi che vivono esclusivamente di sussidi statali. Basti pensare che all'interno dell'OECD Israele occupa il quinto posto nella poco onorevole classifica dei Paesi meno egualitari, ovvero quelli in cui il gap tra ricchi e poveri è più elevato. Peggio di Tel Aviv, fanno solo Cile, Messico, Turchia e Stati Uniti.

Il dato è preoccupante e dovrebbe allarmare il neonato governo israeliano alle prese con misure di austerity che andrebbero ad indebolire ulteriormente le condizioni di vita delle classi medio-basse: il tasso di povertà (che in Israele scatta quando le entrate economiche sono inferiori a 1.100 dollari) registrato nel 1995 era pari al 13,8%. Nel 2010, secondo l'OECD è volato su di sette punti.

Ieri il ministro Yair Lapid, al centro delle attenzioni nelle ultime settimane per il piano di tagli presentato all'opinione pubblica poco tempo fa, ha commentato il rapporto in un'intervista alla Israeli Radio: la soluzione al problema della povertà non sono i sussidi, ma l'occupazione, ha detto Lapid. Ovvero il problema non sono i tagli al budget nazionale - necessari a coprire il buco di bilancio definito da Lapid "enorme" e pari a 9.6 miliardi di dollari - ma la creazione di nuove opportunità di lavoro.

Resta il fatto che negli ultimi tre decenni Israele ha portato avanti politiche neoliberiste che stanno piegando giorno dopo giorno la classe medio-bassa. E non intende smettere: nel presentare il piano di austerity, il premier Netanyahu ha definito libero mercato, capitalismo e privatizzazioni le basi fondanti lo Stato israeliano. Come reagirà il Paese?Tornerà in piazza per rivendicare i propri diritti o come accaduto da anni si piegherà al volere del governo e non metterà in discussione l'utilizzo del denaro pubblico che, dal 1967 ad oggi, è stato investito quasi esclusivamente nella colonizzazione selvaggia dei Territori Palestinesi e nella "sicurezza"? Nena News