Nena News
24.10.2012
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=38679
Libano: la discriminazione dei rifugiati palestinesi
I palestinesi del Libano sono sempre più svantaggiati dal punto di vista sociale, politico ed economico a causa di leggi discriminatorie e decenni di marginalizzazione
di Marta Fortunato
Roma, 24 ottobre 2012, Nena News - Mahmoud da grande vuole fare il dottore nell'ospedale di Beirut. Eppure sa che il suo sogno non si avvererà mai. "Noi rifugiati palestinesi che viviamo in Libano non possiamo lavorare come medici al di fuori dei campi profughi" ha raccontato a Nena News. Mahmoud ha 15 anni e vive a Nahr al-Bared (Libano settentrionale), il campo tragicamente noto per la distruzione totale compiuta dall'Esercito Libanese nell'estate del 2007. "E' difficilissimo ottenere dei permessi di lavoro per uscire dal campo soprattutto se si vuole diventare medici, avvocati, ingegneri" ha continuato - più di 30 professioni ci sono vietate, solo per il fatto che siamo palestinesi".

Secondo i dati ufficiali dell'UNRWA, i profughi palestinesi residenti in Libano sono circa 400 mila - un decimo della popolazione totale del paese - a cui se ne aggiungerebbero molti altri "non ufficiali", poiché non registrati presso l'agenzia dell'ONU. Una fetta enorme della popolazione, che fin dai tempi della Nakba - la catastrofe palestinese del 1948 - è stata discriminata e marginalizzata dal governo di Beirut col chiaro intento di escluderla dalla partecipazione alla vita politica ed economica del paese. Una mossa che ha lo scopo di mantenere i delicati e precari equilibri religiosi all'interno del paese.
"I palestinesi del Libano sono sempre più svantaggiati dal punto di vista sociale, politico ed economico a causa di leggi discriminatorie e decenni di marginalizzazione". A lanciare l'allarme è la rivista medica inglese The Lancet che all'inizio di ottobre 2012 ha pubblicato una serie di report redatti da ricercatori dell'Università americana di Beirut sulle condizioni di vita dei rifugiati palestinesi del Libano. E i dati emersi sono preoccupanti. Più di 200 mila palestinesi vivono in campi profughi sovraffollati con un accesso inadeguato ad acqua, sanità ed elettricità. Ed anche le condizioni abitative sono precarie, gli edifici sono spesso fatti con materiali dannosi per la salute e non c'è più spazio per nuove case. "I campi si stanno espandendo verticalmente, non orizzontalmente" ha dichiarato Hoda Samra, portavoce dell'UNRWA in Libano all'agenzia IRIN, legata all'ONU - "la preoccupante situazione abitativa ha degli effetti diretti sulle condizioni sanitarie della popolazione". Secondo lo studio condotto da The Lancet oltre il 30% della popolazione dei campi soffre di malattie croniche.
"C'è anche uno stretto legame tra povertà e malattia" ha continuato Samra. Il 59% delle famiglie dei campi vive al di sotto della linea di povertà nazionale e in base alle discriminatorie legge libanesi, i rifugiati palestinesi non possono accedere alle assicurazioni sanitarie contro gli infortuni, alle pensioni e ad altri benefici sociali. Inoltre non possono esercitare più di 30 diverse professioni. La disoccupazione tra i giovani all'interno dei campi raggiunge il 70%. Di conseguenza molte famiglie non possono permettersi cure mediche specialistiche e sono costrette ad indebitarsi per poter pagare determinati servizi sanitari.
"Mio padre non lavora, mia madre è malata, ho 3 fratelli e 4 sorelle" ha concluso Mahmoud - "Come posso parlare di futuro?". Nena News
Roma, 24 ottobre 2012, Nena News - Mahmoud da grande vuole fare il dottore nell'ospedale di Beirut. Eppure sa che il suo sogno non si avvererà mai. "Noi rifugiati palestinesi che viviamo in Libano non possiamo lavorare come medici al di fuori dei campi profughi" ha raccontato a Nena News. Mahmoud ha 15 anni e vive a Nahr al-Bared (Libano settentrionale), il campo tragicamente noto per la distruzione totale compiuta dall'Esercito Libanese nell'estate del 2007. "E' difficilissimo ottenere dei permessi di lavoro per uscire dal campo soprattutto se si vuole diventare medici, avvocati, ingegneri" ha continuato - più di 30 professioni ci sono vietate, solo per il fatto che siamo palestinesi".

Secondo i dati ufficiali dell'UNRWA, i profughi palestinesi residenti in Libano sono circa 400 mila - un decimo della popolazione totale del paese - a cui se ne aggiungerebbero molti altri "non ufficiali", poiché non registrati presso l'agenzia dell'ONU. Una fetta enorme della popolazione, che fin dai tempi della Nakba - la catastrofe palestinese del 1948 - è stata discriminata e marginalizzata dal governo di Beirut col chiaro intento di escluderla dalla partecipazione alla vita politica ed economica del paese. Una mossa che ha lo scopo di mantenere i delicati e precari equilibri religiosi all'interno del paese.
"I palestinesi del Libano sono sempre più svantaggiati dal punto di vista sociale, politico ed economico a causa di leggi discriminatorie e decenni di marginalizzazione". A lanciare l'allarme è la rivista medica inglese The Lancet che all'inizio di ottobre 2012 ha pubblicato una serie di report redatti da ricercatori dell'Università americana di Beirut sulle condizioni di vita dei rifugiati palestinesi del Libano. E i dati emersi sono preoccupanti. Più di 200 mila palestinesi vivono in campi profughi sovraffollati con un accesso inadeguato ad acqua, sanità ed elettricità. Ed anche le condizioni abitative sono precarie, gli edifici sono spesso fatti con materiali dannosi per la salute e non c'è più spazio per nuove case. "I campi si stanno espandendo verticalmente, non orizzontalmente" ha dichiarato Hoda Samra, portavoce dell'UNRWA in Libano all'agenzia IRIN, legata all'ONU - "la preoccupante situazione abitativa ha degli effetti diretti sulle condizioni sanitarie della popolazione". Secondo lo studio condotto da The Lancet oltre il 30% della popolazione dei campi soffre di malattie croniche.
"C'è anche uno stretto legame tra povertà e malattia" ha continuato Samra. Il 59% delle famiglie dei campi vive al di sotto della linea di povertà nazionale e in base alle discriminatorie legge libanesi, i rifugiati palestinesi non possono accedere alle assicurazioni sanitarie contro gli infortuni, alle pensioni e ad altri benefici sociali. Inoltre non possono esercitare più di 30 diverse professioni. La disoccupazione tra i giovani all'interno dei campi raggiunge il 70%. Di conseguenza molte famiglie non possono permettersi cure mediche specialistiche e sono costrette ad indebitarsi per poter pagare determinati servizi sanitari.
"Mio padre non lavora, mia madre è malata, ho 3 fratelli e 4 sorelle" ha concluso Mahmoud - "Come posso parlare di futuro?". Nena News