Gruppo di attivisti J14 rifiutano di svolgere il servizio militare.

+972mag.com
16.07.2012
http://972mag.com/j14-reserve-duty-refusers-group-forming-the-social-justice-protests-opened-my-eyes/51138/ 
 

Gruppo di attivisti J14 si rifiutano di svolgere il servizio militare della riserva. 

di Haggi Matar 

Mentre domenica sera, migliaia di attivisti J14 sono scesi in strada e hanno bloccato le vie principali delle maggiori città, un gruppo di soldati riservisti formula un nuovo piano di obiezione di coscienza in segno di protesta nei confronti del neo-liberismo e della mancanza di giustizia sociale. “Non difenderò più uno Stato che non difende i propri cittadini”, dichiara un attivista”.

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Moshe Silman, che si è dato fuoco sabato sera e sta ancora lottando per la vita, ha scatenato una rabbiosa ondata di proteste J14 contro il governo israeliano.

 

 

 Migliaia di manifestanti hanno marciato, domenica sera, per le strade di Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa e Be’er Sheva, infuriati per le politiche anti-sociali e per la reazione del primo ministro Benjamin Netanyahu su quanto successo, che ha definito una “tragedia personale”. I manifestanti hanno diffuso copie della lettera di Silman scritta prima di suicidarsi (di cui alcune parti non erano state riportate dal quotidiano filo-Netanyahu Israel Hayom), e sono stati scanditi slogan del tipo “ogni uomo è Moshe Silman” e “Netanyahu – tornatene a casa!”

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I manifestanti hanno bloccato il traffico sulla statale Ayalon -Tel Aviv 

A Tel Aviv, più di un migliaio di manifestanti hanno bloccato gli edifici governativi e interrotto le vie principali, tra cui l’autostrada Ayalon, ottenendo l’appoggio dagli autisti e macchinisti che passavano. Mentre a Tel Aviv la polizia non è intervenuta, a Gerusalemme, sei persone sono state fermate mentre bloccavano le strade. A tarda notte, è stato appiccato il fuoco all’ingresso dell’edificio del National Insurance Institute di Ramat Gan e vi sono stati scritti con lo spray graffiti ove si leggeva: “Questo è il prezzo da pagare per Moshe Silman”.

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La marcia lascia la Ayalon Highway 

A Tel Aviv, uno dei manifestanti era Guy Tamar, di 39 anni, un residente di Modi’in che lavora con i bambini affetti da ADD, è sposato con un’insegnate ed è padre di una ragazzina. All’inizio della giornata, Tamar ha postato sul suo account di Facebook un aggiornamento della situazione, dichiarando che si sarebbe rifiutato di tornare a svolgere il servizio militare nella riserva a causa delle politiche socio-economiche del governo. “Ho fatto attenzione prima di giungere a questo punto, ma in una giornata come questa non c’è possibilità di scelta”, ha scritto. “Non difenderò più uno Stato che non difende i propri cittadini.” Nel tempo di cinque ore, più uomini del servizio militare della riserva, tra cui due ufficiali, gli hanno inviato i loro nomi e i gradi, chiedendogli di aderire all’iniziativa, lo stesso che hanno fatto anche due ex-militari. 

[Ultime notizie: Nel pomeriggio di lunedì, Tamar ha aggiornato il suo status su Facebook per informare che la sua posta relativa al rifiuto è stata rimossa per “una violazione dei regolamenti di Facebook” e gli è stato chiesto di non scriverla nuovamente. Egli cercherà di diffondere le novità in altri modi.] 

“Ho avuto dei problemi nel passato per il modo in cui l’esercito fa le cose, ma mi sentivo come se fosse importante essere lì e fare la differenza”, afferma Tamar, che è primo sergente (ris.) nel corpo del genio. “Ma i recenti avvenimenti hanno rotto qualcosa dentro di me. Si può dire che i miei occhi una volta fossero chiusi, e le proteste di giustizia sociale li hanno aperti in modo tale da non poter più tornare indietro”.

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“Mi si sono aperti gli occhi” 

L’anno scorso, Tamar è stato uno dei fondatori dell’accampamento di protesta nella sua città e ha scoperto una realtà che non aveva mai conosciuto prima. “Si è arrivati al punto in cui sono venute da me delle famiglie per chiedermi di aiutarle a ottenere una scatola di generi alimentari di base – e questo a Modi’in, una vera e propria città borghese. Da allora, incontro genitori single, vedo famiglie sull’orlo del collasso economico, al punto di essere sfrattate da casa. Questo è per spiegare come sono rimasto sempre più coinvolto, e più si protesta più si impara.” 

“Sabato sera ero in marcia con gli attivisti di Gerusalemme, quando è arrivata la notizia. Quando si sente che qualcuno è capace di fare una cosa del genere non puoi essere di aiuto il rendersi conto della profondità del pozzo in cui deve essere caduto una persona per fare una cosa di quel tipo, darsi veramente fuoco e vedere che nessuno se ne preoccupa. In quel momento, ho deciso che non servirò uno Stato che non protegge i propri cittadini. Amo la gente di qui, e mi batto per loro, non per qualche istituzione o per le terre. Se lo Stato porrà fine al contratto sociale – mi troncherà. Questo è qualcosa che produrrà più di una ripercussione rispetto a queste manifestazioni.” 

Tamar è stato preceduto da Julian Feder, uno dei fondatori del primo accampamento a Tel Aviv. Feder era stato mandato in carcere per 10 giorni per aver rifiutato, nel mese di febbraio, di svolgere il servizio militare come medico di combattimento, dichiarando che non avrebbe lottato per uno Stato che combatte contro i propri cittadini con una legislazione anti-democratica e un bilancio anti-sociale. Ci sono pure tradizioni locali di giovani delle classi inferiori che evitano il servizio militare come segno di protesta silenziosa contro le politiche del governo. Molti di loro hanno trascorso in carcere lunghi periodi di tempo. Tuttavia, questa è la prima volta che un’iniziativa individuale di questo tipo determina immediate reazioni positive, con altri che vi si associano. 

Quando viene interpellato a proposito delle parti più conservatrici del J14, che di recente hanno manifestato a favore dell’obbligo per tutti di prestare servizio nell’esercito, Tamar si affretta a rispondere: “Per quanto riguarda la protesta, si tratta di un nulla di più di un schifoso balletto. Non dobbiamo avere il culto dell’esercito, ma piuttosto della vita dei cittadini e di tutti coloro che vivono qui. Prima di uguali doveri, dobbiamo parlare uguali diritti. Il governo deve capire che rifiutiamo l’impostazione militarista.

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Tamar manifesta: “Lo Stato ha rotto unilateralmente il contratto sociale.” 

(tradotto da mariano mingarelli) 

Movimento J14 – movimento di protesta popolare 14 luglio 2011 della media borghesia israeliana contro le ingiustizie sociali prodotte dall’indirizzo neo-liberista dell’attuale primo ministro Benjamin Nethanyahu. [ndt]