Libano: è ormai troppo tardi?

Nena News
21.05.2012
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Libano: è ormai troppo tardi?
Dall’editoriale del quotidiano “al-Quds al-Arabi”. Quando gli Stati del Golfo consigliano ai loro cittadini di non visitare il Libano e domandano a quelli che ci sono già di partire immediatamente, questo sta a significare che nel paese ci sarà una sanguinosa deflagrazione.

dal Mideast Mirror

 

“Il Libano sta sperimentando uno stato di tensioni settarie senza precedenti fin dalla firma degli Accordi di Taif [1989] che posero fine alle Guerre Civili libanesi dopo 16 anni di sanguinosi combattimenti,” riporta l’editoriale di lunedì del quotidiano pan-arabo “al-Quds al-Arabi” con sede a Londra.

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Dopo i sanguinosi scontri tra la linea dura dei gruppi sunniti e ‘alawiti che hanno colpito la città di Tripoli, nei quali sono state uccise circa otto persone e ferite a decine, questo travagliato paese si è risvegliato alla notizia dell’uccisione dello Sheick Ahmad’ Abdelwahid – un leader religioso sunnita – e della sua guardia del corpo a un checkpoint  di sicurezza dell’esercito libanese. Lo Sheick si stava recando a un raduno organizzato dal parlamentare Khalid ad-Daher  di fronte ad una contro-manifestazione organizzata dal Syrian Nationalist Party che appoggia il regime di Damasco.

 

Per esacerbare le tensioni in Siria è del tutto naturale coinvolgere in un modo o nell’altro il vicino libanese in vista del momento della radicalizzazione settaria. Ma per quanto riguarda l’arrivare al punto di scontri sanguinosi vuol dire che questo paese si trova sull’orlo di una nuova guerra civile che potrebbe durare per anni e che potrebbe essere ancor più cruenta di quella precedente.

 

Il Libano è diventato una via di passaggio per armi e mujaheddin islamici finanziati dagli Stati Arabi del Golfo guidati dall’Arabia Saudita, la quale non si è trattenuta in alcun modo dall’esortare pubblicamente di armare l’opposizione contro il regime siriano. Una nave carica di armi è stata trattenuta in stato di fermo non appena è giunta dalla Libia [nella città di Tripoli nel nord del Libano]. Inoltre, il ministro degli esteri tunisino ha ammesso che combattenti tunisini stavano battendosi dalla parte dei gruppi islamici più intransigenti che vogliono rovesciare il regime siriano.

 

Gli sciti del Libano e le Forze dell’8 di marzo, che comprendono Hezbollah, il Movimento Patriottico Libero guidato dal generale Michel Aoun, il Movimento [del nord del Libano] Marada guidata da Suleiman Franjiyyeh, e l’SPN – simpatizzano per il regime siriano e gli forniscono sostegno. Detto questo, non è affatto strano che il Movimento del 14 marzo, guidato dall’ex-primo ministro Saad Hariri, si posizioni dall’altra parte della trincea, quella dell’opposizione siriana sostenuta dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti, così come dagli Stati Uniti, dalla Turchia e dall’Europa.

 

Le tensioni in Libano hanno raggiunto il punto di esplosione. Ed ora sta aspettando un fiammifero per prendere fuoco. Noi riteniamo che non è improbabile che l’assassinio dello Sheick Abdelwahid a un checkpoint dell’esercito libanese possa essere la miccia che fa scattare questa deflagrazione. Ciò risulta particolarmente vero alla luce degli appelli che rivendicano l’istituzione di un “Esercito Libanese Libero” per la protezione dei sunniti del Libano, sul tipo dell’Esercito Siriano Libero (FSA).

 

Quando gli Stati del Golfo – Arabia Saudita (sic), Qatar ed Emirati Arabi Uniti – consigliano ai loro cittadini di non visitare il Libano e chiedono a coloro che già vi si trovano di partire immediatamente [com’è successo in questo fine settimana], questo sta a significare che nei prossimi giorni ci sarà nel paese un’enorme e cruenta deflagrazione. Questi tre stati costituiscono la spina dorsale del raggruppamento [pro-opposizione] degli “Amici della Siria”. Essi sono impegnati in una feroce guerra politica e mediatica con il regime siriano e hanno adottato sia politicamente che militarmente l’opposizione siriana. Questi stati, pertanto, devono disporre di informazioni autorevoli per quanto riguarda gli scenari che, in segreto, si stanno preparando per la Siria e naturalmente per il Libano.

 

Il cappio si sta stringendo attorno al collo del regime siriano e dei suoi alleati in Libano. La guerra di logoramento che mira a rovesciare il regime ha dato inizio all’ingresso in una nuova fare, e  portare il Libano verso un’esplosione può essere uno dei suoi scenari.

 

“I giorni a venire del Libano sono difficili e la sua stagione turistica è stata interrotta anzitempo – o almeno è cos’ì che crediamo”

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(tradotto da mariano mingarelli)