Israele: nessuna strada per negoziati

AIC - Alternative Information Center
22.10.2011
http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3232-israele-non-permettera-che-lo-scambio-di-prigionieri-spiani-la-strada-ai-negoziati

Israele non permetterà che lo scambio di prigionieri spiani la strada ai negoziati

di Sergio Yahni
 

Uno scambio di prigionieri potrebbe segnare l’inizio di un processo di riconciliazione tra due parti in conflitto, o almeno di una trasformazione del cammino verso la riconciliazione. Questo non è successo con lo scambio di prigionieri tra il soldato israeliano detenuto da Hamas, Gilad Shalit, e oltre mille detenuti palestinesi nelle carceri d’Israele. 

shalit_release 

 Israeliani assistono al rilascio del soldato Gilad Shalit nella tenda di protesta vicino alla residenza del primo ministro a Gerusalemme (Foto: Sergio Yahni, AIC)

 

Il sistema politico israeliano non ha alcun interesse a porre fine al conflitto israelo-palestinese e ha preso precauzioni così che niente possa mettere in discussione l’attuale sistema parlamentare. 

La sopravvivenza politica del governo di Netanyahu dipende da due partiti, Shas e Israel Beitenu, caratterizzati da interessi ideologici e pragmatici volti ad assicurare la continuazione del progetto di espansione delle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Allo stesso tempo, il discorso politico di questo governo dà priorità alle forze di sicurezza, definite come “necessità di sicurezza nazionale”, e il principale interesse dell’esercito è ora quello di far fronte alle pressioni generate dai movimenti israeliani di protesta della scorsa estate e di fermare un’eventuale riduzione delle spese militari. 

Questo spiega perché negli ultimi mesi il governo Netanyahu ha portato avanti una politica che potrebbe apparire contraddittoria: Israele ha accettato, con pochissimi cambiamenti, le condizioni imposte da Hamas per realizzare lo scambio di prigionieri, mentre a settembre alle Nazioni Unite ha fatto di tutto affinché l’Autorità Palestinese non ottenesse alcun risultato politico che potesse promuovere la creazione di uno Stato di Palestina. 

Questa politica potrebbe significare che Israele giustifica la posizione della resistenza di Hamas, ma dal punto di vista israeliana la logica è un’altra ed è semplice: il primo ministro d’Israele può mettere in discussione la dottrina della sicurezza nazionale e le necessità militari, ma non è in grado di cedere alla richiesta politica di porre fine al progetto di colonizzazione della Cisgiordania. Facendolo, perderebbe la sua maggioranza parlamentare. 

Di conseguenza, mentre Israele stava negoziando uno scambio di prigionieri che avrebbe portato al rilascio di Gilad Shalit e di oltre mille detenuti palestinesi, il comitato regionale di pianificazione urbana di Gerusalemme ha approvato un piano per la costruzione di una nuova colonia a Gerusalemme Est, Givat Hamatos. Givat Hamatos verrà costruita nelle terre del villaggio palestinese di Beit Safafa, tra le colonie di Gilo e Har Homa. Oggi il sito è un parcheggio di roulotte che ospita circa 180 immigrati etiopi. Il piano israeliano prevede la costruzione di 4mila unità abitative in loco, di cui 2.610 sono già state approvate. In precedenza, durante i negoziati alle Nazioni Unite, il ministro della Cultura israeliano, Limor Livnat, aveva aperto un nuovo centro culturale nella colonia di Kiryat Arba, poco lontano dalla città di Hebron. In entrambi i casi, il premier israeliano ha agito al fine di compattare la propria coalizione di governo intorno al piano colonizzatore. 

I servizi di sicurezza sono soggetti alle richieste del primo ministro e hanno accettato lo scambio di prigionieri con Hamas, che all’inizio avevano rigettato. Non che questo abbia modificato il loro atteggiamento. Al contrario, hanno pubblicamente annunciato dopo il rilascio dei detenuti palestinesi che Israele sarebbe potuto tornare alle politiche di esecuzione extragiudiziale, parzialmente abbandonate nel 2007. Inoltre, subito dopo la notizia dell’accordo, i servizi di sicurezza d’Israele hanno fatto trapelare informazioni confidenziali in merito ai futuri rilasci. 

Ad esempio, sabato 15 ottobre, tre giorni prima dello scambio di prigionieri, i servizi israeliani hanno fornito ai maggiori canali televisivi del Paese i video degli interrogatori di Amna Muna, una delle leader di Fatah che è stata deportata all’estero. Nel video, Muna parla tranquillamente con un ufficiale di polizia. Ma i media israeliani non hanno menzionato il fatto che, durante l’interrogatorio, a Muna era stato proibito di incontrare un avvocato e che la donna era stata torturata. Allo stesso modo, i servizi di sicurezza hanno inviato alla stampa informazioni sui prigionieri, creando così le condizioni per future ritorsioni.
                                            miilya-shalit 

Un cartello nel villaggio palestinese di Mi’ilya dice “Aviva e Noam (i genitori di Shalit), i nostri cuori sono con voi. I residenti di Mi’ilya” 

Questo approccio dei servizi di sicurezza israeliani differisce radicalmente dalla posizione presa dall’opinione pubblica palestinese e dalla sua leadership. Hamas considera lo scambio di prigionieri come l’opportunità di aprire un dialogo con il governo d’Israele, un dialogo che possa portare al miglioramento delle condizioni di vita nella Striscia di Gaza, mentre Mahmoud Abbas ritiene che l’accordo rafforzerà il piano di creazione, attraverso le istituzioni internazionali, di uno Stato palestinese nei confini del 1967. 

Il villaggio palestinese di Mi’ilya, sulle cui terre è stato costruita la città di Mitzpeh Hila, dove vive la famiglia Shalit, ha appeso poster e cartelli per celebrare il rilascio di Gilad. Nessun ebreo del luogo ha festeggiato la liberazione dei prigionieri palestinesi, cittadini israeliani tornati nelle loro case e nei loro villaggi.