Gerusalemme 23 novembre 2010 – Nena News – Si chiama “Referendum sul Ritiro”, la legge che il Parlamento israeliano (Knesset) ha approvato lunedì in tarda serata, secondo cui qualsiasi potenziale accordo di ritiro da Gerusalemme Est o alture del Golan, cioè qualsiasi concessione territoriale a stati arabi, dovrà essere approvato dai 2/3 dei parlamentari e, se questo non avviene, da un referendum popolare.

 

Immediate le critiche a Netanyahu, che ha appoggiato l’emendamento, una proposta venuta fuori da un deputato del suo partito, il Likud, Yariv Levin: l’attuale modifica infatti complicherebbe ancora di più qualsiasi futuro accordo di pace con Siria e ANP; sulla stampa israeliana come su quella internazionale, molti hanno letto nella nuova legge, una via d’uscita che Netanyahu si lascerebbe aperta nel caso si venga a trovare sotto pressione da parte USA o della comunità internazionale, in merito ai negoziati di pace con i palestinesi o con la Siria.

Con 65 voti favorevoli contro 33 contrari, il nuovo emendamento chiede che si ricorra al referendum popolare nel caso il ritiro non sia approvato da 80 parlamentari. In realtà si tratta di un emendamento ad una legge già esistente, approvata nel gennaio del 1999, negli ultimi giorni del precedente governo Netanyahu: l’attuale decreto introduce però il meccanismo del referendum popolare. Il decreto-legge non riguarda né la Cisgiordania né Gaza mentre invece interessa le aree sulle quale Israele esercita la propria sovranità, avendole ufficialmente annesse, quindi Gerusalemme Est e il Golan, sebbene la comunità internazionale non abbia mai riconosciuto tale annessione. Il referendum sarebbe richiesto anche qualora, in un futuro accordo con i palestinesi, Israele decidesse di cedere aree di terra all’interno dei confini pre-1967, in cambio della possibilità di tenere i grandi blocchi di colonie (illegali), che si trovano su territorio occupato palestinese.

Inoltre il fatto che, nonostante l’opposizione della Livni, che aveva dato al suo partito, Kadima, indicazioni di votare contro, l’emendamento sia stato approvato alla Knesset con una stragrande maggioranza (più della metà sui 120 deputati) rende più difficile qualsiasi possibilità, per le organizzazioni israeliane, di intraprendere appelli all’Alta Corte di Giustizia, contro il decreto.

Immediate le reazioni di rabbia da parte dei palestinesi, che hanno risposto chiedendo alla comunità internazionale di riconoscere lo stato palestinese su tutta la Cisgiordania occupata nel 1967. “Israele si fa ancora una volta gioco del diritto internazionale”, ha dichiarato il capo negoziazioni ANP, Saeb Erekat. Forti critiche, oltre che nei vertici dell’Autorità palestinese, si sono avute anche dai parlamentari arabi in Israele: Jamal Zahalqa membro del Blocco Coalizione vede l’inclusione dell’opinione pubblica israeliana, nelle decisioni riguardanti il destino di aree occupate, come un’ennesima violazione del diritto internazionale. Nena News