Nena News.com
01.10.2010
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OBAMA SVENDE LA VALLE DEL GIORDANO A ISRAELE MA NETANYAHU DICE «NO»
In cambio soltanto di una proroga di due mesi della moratoria sulle nuove costruzioni nelle colonie ebraiche in Cisgiordania. Una proposta devastante per la sovranità del futuro Stato di Palestina. Eppure il premier israeliano non accetta il «regalo», preferisce costruire senza soste nuove case per settler.

Gerusalemme, 01 ottobre 2010, Nena News –In cambio di 60 giorni di moratoria sulle nuove costruzioni nelle colonie ebraiche in Cisgiordania, Barack Obama aveva offerto in una lettera indirizzata a Benyamin Netanyahu il controllo militare israeliano sulla Valle del Giordano, anche dopo la nascita dello Stato palestinese. Eppure il premier israeliano ha detto di «no», nonostante questa proposta rappresenti un eccezionale vantaggio per Israele e una soluzione devastante per la sovranità dello staterello palestinese che si ritroverebbe schiacciato in una morsa, di fatto controllato da ogni punto dagli ex occupanti pur essendo formalmente indipendente.
Tenendosi fedele alla sua ideologia, fermamente ancorata alla colonizzazione dei territori occupati palestinesi, Netanyahu, riferisce il quotidiano Haaretz, ha respinto questa proposta e tutte le altre promesse fatte da Obama. Il presidente Usa aveva addirittura garantito che non richiederà più moratorie sugli insediamenti colonici israeliani, porrà il veto americano per almeno un anno ad eventuali risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu contro Israele, affronterà la questione delle colonie solo nel quadro dell’accordo con i palestinesi e offerto finanziamenti più ricchi a sostegno della sicurezza israeliana. Niente da fare. Netanyahu ha spiegato che accettando avrebbe minato la sua credibilità, una risposta che ha fatto irritare gli americani che, di fatto, gli aveva offerto tutto in cambio di una minuscola concessione.
Eppure dietro questa intransigenza si cela una precisa e astuta strategia diplomatica. A Netanyahu non conviene mostrarsi flessibile perché sa che comunque otterrà ugualmente tutto quello che hanno offerto gli americani. Il premier israeliano sa bene che di fronte alla sua intransigenza, le pressioni americane ora si indirizzeranno solo verso i palestinesi. Obama se vuole tenere in vita il fragile negoziato israelo-palestinese non potrà fare altro che imporre al debole e dipendente dall’aiuto occidentale presidente dell’Anp Abu Mazen di non abbandonare il tavolo delle trattative nonostante la ripresa dell’espanzione delle colonie nei territori del futuro Stato palestinese. Netanyahu sa che Abu Mazen non vuole rimanere con il cerino acceso in mano annunciando per primo la rottura del negoziato perché dopo dovrebbe fare i conti con la macelleria mediatica che scatta tutte le volte che i palestinesi interrompono i colloqui con Israele chiedendo il rispetto della legalità internazionale.
Il leader dell’Anp ritiene di avere una sola possibilità: ottenere dalla riunione della Lega araba, rinviata dal 4 al 6 ottobre, una risoluzione che gli consenta di proseguire le trattative con la colonizzazione in atto. In ogni caso non sarà una decisione della Lega Araba a salvare la credibilità traballante del presidente dell’Anp che ha scelto un mese fa di andare alla trattativa diretta pur sapendo che si sarebbe ritrovato nella situazione attuale.(red) Nena News