Il contenzioso israelo-libanese sulle risorse di gas naturale

FT.com
[Financial Times]
16.02.2010
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Un giacimento di gas minaccia una nuova controversia libanese-israeliana.

di  Ferry  Biedermann da Beirut 

Nelle acque prospicienti le coste del Libano e di Israele si sta prospettando un conflitto sul futuro di uno dei più vasti rilevamenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale.

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Un giacimento, noto con il nome di Leviatano, che potrebbe contenere 16 trilioni di piedi cubici di gas [0,45 trilioni di metri cubici, circa] – a sufficienza per soddisfare le necessità interne di Israele e far diventare il paese un forte esportatore. 

Ma il Libano sta adocchiando una parte di tali introiti, dei quali ha estremamente bisogno per pagare il suo debito nazionale di 50 bilioni di dollari. Alcuni politici libanesi affermano che il giacimento potrebbe estendersi entro la zona marittima, fino ad ora non definita, del loro paese. 

Israele e Libano, formalmente, sono ancora in guerra e i due paesi  contigui non hanno concordato ancora un confine marittimo. 

Un altro problema sta nel fatto che il Libano non ha neppure promulgato una legge sul petrolio e sul gas naturale per regolare la perforazione in mare aperto lungo la propria zona costiera. 

Malgrado i negoziati di questa settimana fino a tarda notte tra il Primo Ministro Saad Hariri e il presidente del parlamento , Nabih Berri, il varo di una legge al riguardo potrebbe richiedere ancora dei mesi. 

Nel frattempo Israele ha sitemato unilateralmente una linea di boe che si estende nel mare a due miglia dalla zona di confine tra i due paesi, motivandola come dovuta a “ragioni di sicurezza”. Il governo libanese ha sollevato la questione alle Nazioni Unite, temendo che la linea galleggiante degli evidenziatori, sistemata dagli israeliani, possa estendersi sulle proprie acque territoriali. 

Hezbollah, il movimento armato sciita, e i suoi alleati si sono impegnati nel compito di quella che loro chiamano la difesa delle risorse naturali del Libano – e riguardo alla questione rivolgono un’accusa di debolezza nei confronti dei loro oppositori sostenuti dall’occidente. 

Un alleato degli Hezbollah, Berri, del movimento sciita Amal, ha sollecitato il governo di alleanza nazionale di Hariri a opporsi a ciò che ritiene essere un progetto di Israele per appropriarsi del gas del paese. 

“L’esercito del Libano, il popolo, e la resistenza sarà pronta a ostacolare qualsiasi tentativo di rubare le sue risorse naturali,” ha dichiarato durante una visita nella vicina Siria. 

La “resistenza” è data da quanti in Libano alludono a Hezbollah. Questa settimana anche un funzionario ad alto livello di Hezbollah ha messo in guardia sulle “intenzioni ostili” di Israele. 

Le compagnie energetiche israeliane e il governo del paese hanno contestato che il gas in qualche modo possa appartenere al Libano. Il ministro delle infrastrutture, Uzi Landau, ha dichiarato la settimana scorsa che “Israele non esiterà a usare la forza”  se ciò fosse necessario per difendere i suoi investimenti sui giacimenti di gas. 

Ma il Libano spera ancora di trarre profitto dalle risorse naturali, sostenuto da uno studio pubblicato a marzo dall’Istituto Geologico degli Stati Uniti. Questo ha valutato  che 122 trilioni di piedi cubici [3,45 trilioni di metri cubici, circa] di gas estraibile  possono trovarsi presso la linea costiera mediterranea di Siria, Libano, Israele e Striscia di Gaza. 

Il Libano ha una storia di timori relativi ai piani israeliani di appropriazione delle sue risorse naturali. Ali Hamdan, un consigliere di Berri, ha ripetuto le accuse che Israele si stava appropriando delle risorse idriche libanesi da tempo e ha dichiarato: “In Libano, gli israeliani hanno continuato a farlo con le risorse idriche – e ora con il petrolio e il gas.” 

(tradotto da mariano mingarelli)