Nena News.com
27.06.2010
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LIBANO: IN 5.000 PER I DIRITTI DEI PALESTINESI
Libanesi e palestinesi di tutto il paese hanno raggiunto Beirut per chiedere migliori condizioni di vita per i 400mila profughi.
Beirut, 27 giugno 2010, Nena News – Almeno 5mila libanesi e palestinesi provenienti da ogni parte del paese, da Tripoli e da Tiro, dalla Bekaa e dal Monte Libano, hanno preso parte alla «Marcia per i diritti dei profughi palestinesi» che si conclusa a Beirut davanti al Parlamento dove, una delegazione, ha consegnato una petizione popolare.

”E’ stato un grande successo – ha detto a Nena News, Iman Bachir, portavoce dell’iniziativa – abbiamo dimostrato che contrariamente a quanto credono tanti anche all’estero, in questo paese ci sono tante persone che credono ai diritti, alla legalita’, al miglioramento della condizione degli esseri umani”. Bachir ha espresso l’auspicio che il Parlamento voti al piu’ presto nuovi leggi per migliorare le condizioni dei 400mila profughi palestinesi che dal 1948 vivono in Libano in campi per rifugiati.
La “Marcia” infatti è parallela al dibattito su una proposta presentata in Parlamento volta ad emendare le leggi che oggi negano diritti civili fondamentali ai palestinesi. In discussione ci sono la possibilità per i profughi di poter acquistare proprietà, svolgere attività professionali e fare decine di lavori dai quali oggi sono esclusi.
Promotori degli emendamenti alle leggi esistenti sono i deputati Walid Jumblatt, Elie Aoun and Alaaeddine Terro che godono del sostegno dei sunniti di Mustaqbal (il partito del premier Saad Hariri) e degli sciiti dei movimenti Hezbollah e Amal. Sono schierati contro gli emendamenti i deputati cristiani della Corrente dei Liberi Patrioti (guidata dall’ex generale Michel Aoun, uno degli alleati di Hezbollah) e quelli della destra estrema cristiana di Forze Libanesi e Falange. I deputati cristiani chiedono che eventuali emendamenti alle leggi vigenti in materia vengano decisi con il «consenso nazionale» e non attraverso votazioni in Parlamento. Una richiesta che, se accolta, di fatto impedirebbe qualsiasi novità legislativa a favore dei profughi palestinesi.
Lo scontro in Parlamento riflette l’opposizione che da sempre i cristiani libanesi (e non solo loro) hanno nei confronti di qualsiasi possibilità di miglioramento della condizione dei profughi che, a loro avviso, potrebbe portare alla «naturalizzazione» dei palestinesi (che sono musulmani sunniti) e ad alterare l’attuale composizione demografica e confessionale del Paese dei Cedri dove oggi i cristiani non superano il 30% della popolazione (dato non ufficiale). Una posizione che gli attivisti dei diritti civili ritengono fondata, in realtà, su un «pregiudizio razzista» e, in ogni caso, insostenibile di fronte a quanto prevedono le leggi internazionali.
Da parte loro i palestinesi ribadiscono che il loro obiettivo era e rimane quello di tornare nella loro terra d’origine sulla base della Risoluzione 194 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e assicurano di non puntare a diventare residenti permanenti o cittadini libanesi. Allo stesso tempo chiedono il miglioramento delle loro condizioni di vita «in attesa della attuazione della 194».
I palestinesi sono stati largamente coinvolti nella guerra civile che ha devastato il Libano tra il 1975 e il 1990 e vittime di massacri che hanno fatto migliaia di vittime. (red) Nena News