Rinascita
17.02.2010
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“Libano: Nasrallah parla al popolo e rilancia l’unità nazionale”
di Matteo Bernabei

Nella tarda serata di martedì, in occasione della giornata di lealtà verso i martiri, il leader di Hizbollah Seyyed Hassan Nasrallah ha tenuto il suo consueto discorso alla popolazione dal quartiere sud di Beirut. Il capofila del partito di Dio ha cominciato con il ricordare tutti i grandi leader della resistenza caduti per la libertà del Paese, porgendo poi le proprie condoglianze e quelle di tutto il movimento alla famiglia Hariri a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio dell’ex presidente e ai parenti delle vittime decedute nel disastro aereo avvenuto al largo delle coste nazionali. Successivamente è passato ad analizzare la situazione attuale alla luce delle recenti provocazioni israeliane, i cui caccia hanno più volte violato lo spazio aereo libanese per spiare i movimenti delle milizie di Hizbollah.
“Gli Stati Uniti sono in grado proteggere il Libano? Posso farlo veramente? Obama non è riuscito a fermare l’espansione coloniale israeliana. Una risoluzione internazionale può davvero proteggere il Libano? Può la comunità internazionale, che rispetta solo i poteri forti, rimanere neutrale e proteggere il Libano? Sì può attraverso questa comunità convincere Israele a restituire le fattorie di Shebaa e garantire il ritorno ai profughi palestinesi?”, sono queste le giuste domande che il leader di Hizbollah, ha posto durante il suo discorso.
Dopo aver analizzato le dichiarazioni dei leader israeliani, Nasrallah ha tirato le semplicemente le somme costatando che i continui inviti alla diplomazia della Casa Bianca non sono serviti, e non lo faranno certo in futuro, a cambiare la situazione che sta lentamente degenerando con il conseguente aumento della tensione. Il leader del Partito di Dio ha poi rivelato che i vertici di Hizbollah insieme con il con governo di Beirut stanno attualmente discutendo su quali possano essere le ragioni che potrebbero portare Tel Aviv ad attaccare il Libano. Spiegando, però, che ogni tipo di deduzione a riguardo viene meno se si prendono in considerazione le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’esecutivo di Netanyahu, secondo i quali la presenza di una resistenza forte nel sud del Paese è già di per se stessa una ragione sufficiente a giustificare un attacco.
Infine, in linea con le parole del presidente Hariri, Nasrallah ha ammonito Israele dall’intraprendere qualsiasi iniziativa armata contro qualunque importante struttura del Paese, ribadendo che il Libano è ormai una nazione unita e pronta a rispondere come tale a qualsiasi attacco. “Se voi attaccate l’aeroporto Rafiq Hariri di Beirut – ha detto - noi attacchiamo l’aeroporto Ben Gurion, se voi attaccate i nostri porti, noi attacchiamo i vostri porti, se voi bombardate le nostre raffinerie di petrolio, noi bombardiamo le vostre”.
Oltre a questo un’analisi chiara della decadenza di Israele che, sapendo bene di non essere in grado di sostenere una nuova guerra contro Siria e Libano, si limita a provocare nel tentativo che siano gli altri a dare il via allo scontro. Alla fine dei conti il discorso risulta lucido, senza eccessi e senza ipocrisie buoniste, durato più di un ora, ma che forse proprio per questo non è piaciuto ai media occidentali.
Tra ieri e l’altro ieri le uniche notizie a riguardo presenti sui mezzi di informazione italiani sono stati dei lanci di agenzia nei quali sono state riportate esclusivamente le parole relative alla dura risposta che Hizbollah è pronto a dare a Tel Aviv in caso di attacco. Notizie che si fa fatica a non definire manipolate, poiché estratte da un contesto ben più ampio, e che in ogni caso negano il diritto all’autodifesa di un Paese.
Come è possibile che l’offensiva israeliana su Gaza che di fatto viola la convenzione di Ginevra e il trattato Onu sul genocidio sia stata definita da più parti giusta, poiché giustificata dal lancio di razzi qassam? E che invece la replica a un attacco volontario da parte dell’esercito di un Paese sovrano ad un altro venga fatta passare per terrorismo? Fino ad ora le forze armate libanesi si sono limitate ad aprire il fuoco contro i caccia con la stella di Davide che sorvolavano il sud del Paese senza colpirli. Si può quindi solo immaginare cosa accadrà, perché continuando in questa direzione prima o poi succederà di certo, quando la contraerea abbatterà uno dei caccia che abitualmente sconfina.
Sdegno e stupore da parte della comunità internazionale che, proprio per la sua fedeltà ai poteri forti, farà passare dalla ragione al torto chi in realtà sta solo esercitando i propri diritti.