per l’ingiustizia dell’occupazione.”
di Gideon Levy
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1101176.html
Francamente, non è superfluo tutto ciò?
Che il presidente degli Stati Uniti consacri buona parte del suo tempo prezioso e della sua buona volontà per tentar di convincere della necessità di por fine al conflitto arabo-israeliano. Che gli europei si tengano pronti ad entrare in azione e che metà del pianeta sia in attesa. Ma siamo sinceri: perché tutta questa agitazione attorno a noi? I coloni potrebbero lanciare grida e bloccare le strade. Le Forze di Difesa Israeliane potrebbero perdere d’importanza e le informazioni potrebbero anche diventare noiose. Il vigneto nelle alture del Golan potrebbe chiudere, come la boutique dei vini nella colonia di Ofra.
Il fatto è che la vita in Israele è gradevole.
L’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani.
Loro, sono laggiù e noi, noi siamo qui e la vita qui è stupenda, anche se non è il paradiso. Come la Svizzera? No, ancor meglio.
Abbiamo sempre saputo dare una certa importanza al piacere di vivere. Pratichiamo il culto della sicurezza, nostra vera religione, e commemoriamo l’Olocausto. Qui, voi potete allo stesso tempo divertirvi e giocare il ruolo di vittime, far festa e lamentarvi. Conoscete forse un altro posto al mondo come questo?
Siccome l’ingiustizia dell’occupazione non costa nulla agli Israeliani, l’occupazione non finisce mai.
Nemmeno l’attacco terroristico più crudele che abbia colpito il paese ha fatto germogliare tra gli Israeliani l’idea che potrebbe esserci una relazione di causa ed effetto tra occupazione e terrorismo.
Per nostra maggior fortuna, non è previsto all’orizzonte alcun blocco internazionale o bagno di sangue.
Allora, perché preoccuparsi? Certo, il mondo intero comincia ad aggrottare le sopracciglia. E allora? Gli Israeliani sono convinti che, in ogni modo, il mondo intero ci detesta. Finché non saremo privati dei piaceri della vita, non abbiamo alcuna ragione di preoccuparci. Chiedete agli Israeliani le ragioni di questo ostracismo e sentirete subito delle rimostranze verso la terra intera piuttosto che la minima autocritica, che Dio ce ne guardi.
Gli Israeliani non si accontentano di darsi alla bella vita. Hanno anche un alto concetto di sé, della propria moralità, quella del loro esercito e del loro paese.
Tutto ciò sarebbe veramente stupendo se non fosse per il nostro pericoloso accecamento e la prevedibile fine, veramente non felice, di tutta questa storia.
E’ ancora un’estate magnifica a Tel Aviv – come a Gaza e a Jenin – ma una parte del mondo sta per esplodere contro di noi.
In quel momento reciteremo la parte della povera vittima stupita, un ruolo al quale siamo particolarmente affezionati.
(la traduzione italiana è stata curata da Maria Chiara Tropea)