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In pochi giorni detenuti almeno 34 palestinesi, tra cui il governatore palestinese della Città Santa e un funzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Un’operazione che rientra nella più vasta offensiva contro la presenza palestinese a Gerusalemme

della redazione

Roma, 27 novembre 2018, Nena News – La nuova ondata di arresti da parte israeliana a Gerusalemme est, contro decine di palestinesi legati a Fatah e all’Autorità Nazionale Palestinese, ha travolto per la seconda volta in un mese Adnan Gnaith, governatore palestinese di Gerusalemme. È stato ri-arrestato sabato, nel quartiere di Beit Hanina dove si trovava per un matrimonio, e dovrebbe essere rilasciato giovedì

L’accusa secondo il giudice israeliano Chavi Toker, è “l’illegale collaborazione” con le forze di sicurezza dell’Anp, in violazione degli Accordi di Oslo del 1993. Era stato detenuto il 20 ottobre per due giorni, con identica accusa, e il 4 novembre la polizia israeliana aveva perquisito la sua casa e il suo ufficio.

La campagna di arresti nella parte palestinese della Città Santa ha riguardato, ieri, 32 palestinesi. La polizia è entrata nelle loro case e ha portato via documenti, denaro, fotografie, tesserini della polizia. L’accusa è di aver operato a Gerusalemme come funzionari delle forze di sicurezza dell’Anp. Su territorio che Israele considera proprio, sebbene si tratti di una città occupata secondo il diritto internazionale, che non riconosce l’annessione da parte di Tel Aviv.

“Israele sta incrementando la pressione contro la presenza dell’Anp dopo la decisione degli Stati Uniti di spostare l’ambasciata a Gerusalemme – spiega Ziad Hammouri, direttore del Centro di Gerusalemme per i diritti sociali ed economici – La presenza dell’Anp a Gerusalemme non è nuova e i residenti della città che lavorano con le forze di sicurezza dell’Anp sono conosciuti, nessuno tenta di nascondersi”. L’obiettivo, aggiunge, è tagliare ulteriormente i rapporti politici tra la Città Santa e la Cisgiordania, già fisicamente divise dal muro israeliano, e impedire all’Autorità Palestinese di sostenere i residenti a est contro demolizioni di case, revoche del permesso di residenza e abusi delle autorità israeliane.

Colpito anche l’Olp: la scorsa settimana Israele ha arrestato Ahmad Atoun, membro del Consiglio legislativo palestinese, residente a Gerusalemme e questa mattina la corte militare di Ofer lo ha condannato a quattro mesi di detenzione amministrativa, senza accuse ufficiali né processi.

La repressione di membri dell’Olp e dell’Anp operativi a Gerusalemme ha toccato in questo periodo un nuovo picco, in coincidenza con una più vasta offensiva da parte israeliana contro la presenza palestinese nella Città Santa. Un’offensiva che è partita il  6 dicembre 2017, con il riconoscimento unilaterale da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele e il successivo trasferimento dell’ambasciata Usa – il 15 maggio scorso – da Tel Aviv alla città. In contemporanea il comune di Gerusalemme ha lanciato una dura campagna contro l’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, nel tentativo di sradicarla dalla Città Santa togliendoli il ruolo di fornitore di servizi alla popolazione palestinese. Nena News