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Lettera aperta a Marco Travaglio sulla politica estera raccontata dal Fatto Quotidiano

(estratto)

Eravamo arrivati anzi a definire il Fatto Quotidiano il "peggior giornale d'Italia" in politica estera proprio perché "Tra un nemico dichiarato (Repubblica e Corriere) e un finto imparziale, sempre meglio il primo."  Ecco perché condividiamo pienamente i contenuti e il senso di questa lettera di Giorgio Bianchi che vuole essere una richiesta, meglio un grido al direttore. Ora o mai più. Come redazione saremo i primi a ricambiare quanto sostenuto in precedenza e sostenere quel coraggio che in politica interna il direttore del Fatto Quotidiano dimostra ogni giorno. 


di Giorgio Bianchi*


Buongiorno Marco,

mi chiamo Giorgio Bianchi e sono un fotoreporter e documentarista romano. La lettera aperta che ti sto scrivendo e che mi auguro tu decida di pubblicare è frutto non tanto delle considerazioni di un professionista del settore, quanto piuttosto delle aspettative deluse di un ex abbonato…

E’ vero che in più occasioni hai ripetuto che di esteri non ti occupi, tuttavia la testata che ora dirigi li tratta e il più delle volte si accoda, e in alcuni casi supera in quanto a manipolazione dei fatti, gli altri organi che stigmatizzi quotidianamente.

La cosa paradossale è che una testata come il Giornale.it, che da anni critichi come esempio di cattivo giornalismo, sugli esteri come si dice a Roma vi “mena pesantemente”. Come è possibile che una persona logica e intellettualmente onesta come te possa accettare per il giornale di cui è direttore una ipocrisia così lampante: criticare negli altri per quello che poi si commette ripetutamente. Potrei citare il conflitto siriano (sono stato in Siria un mese a cavallo tra il 2016 e il 2017): il tuo giornale come tutti gli altri si è subito accodato alla campagna di disinformazione sui presunti attacchi chimici compiuti da Assad nei confronti della popolazione civile (in seguito smentiti dall’OPAC)….

Questo solo per quanto riguarda la Siria.

Potrei parlare poi della Palestina dove settimanalmente si contano assassinii di uomini, donne, ragazzi e bambini ad opera delle forze dell’IDF nel silenzio più totale dei media occidentali.

Questi fatti di sangue vengono derubricati ogni volta come “scontri”.

In realtà si tratta di una mattanza che in quanto a proporzioni può essere considerata tranquillamente un genocidio in atto.

Eppure di questo non si parla.

E questo non parlarne non è che non ha delle conseguenze. Si ripercuote nel perpetuarsi del gesto che, sicuro di rimanere impunito agli occhi dell’opinione pubblica, viene ripetuto ancora ed ancora.



Come può l’opinione pubblica esercitare il suo diritto di moral suasion sui governi se non è informata dei fatti…

Abbiamo poi Israele di cui ho detto sopra e non voglio ripetermi.

Dall’altro lato abbiamo la Russia: ha annesso la Crimea senza sparare un colpo; è intervenuta in Siria su richiesta del governo legittimo per coadiuvare il governo siriano nella guerra contro i Jihadisti in gran parte infiltrati, armati e finanziati dall’occidente, dalla Turchia, dai paesi del Golfo e da Israele…

Non pensi sia il caso di scendere attivamente in campo e fare quello per cui siamo pagati ovvero informazione?

Se non credi alle ricostruzioni che ti ho fatto perché non provi a chiedere a colleghi più autorevoli di me?

Ad Alberto Negri, a Fulvio Scaglione, a Gian Micalessin, a Fulvio Grimaldi, allo stesso Marcello Foa.

Abbiamo il dovere morale di investire tutte le nostre energie per fornire al pubblico gli strumenti per comprendere questo delicatissimo periodo.

Abbiamo il dovere morale di fermare con ogni mezzo questa propaganda di guerra.