https://nena-news.it/israele-lieberman-si-dimette-perche-il-governo-non-attacca-gaza-per-ora/

A sgretolare le fondamenta dell’esecutivo è stata la decisione del premier di bloccare la nuova guerra  e di optare per il cessate il fuoco proposto dall’Egitto. Le elezioni anticipate il probabile sbocco della crisi

 

Il ministro della difesa dimissionario Lieberman con il premier Netanyahu

(Dopo giorni in cui la stampa italiana ha voluto un'altra volta “confondere” causa-effetto sul conflitto di Gaza e scritto soltanto di missili da Gaza su Israele, dopo la dimissione di Liebermann e la tregua con Hamas raggiunta dall’Egitto anche “la Repubblica” parla di “una operazione maldestra nella Striscia, il successivo scambio di razzi e mortai da una parte e dall’altra.., ndr)

Dopo una notte di terrore e veglia a Gaza. I peggiori bombardamenti dal 2014, dicono i palestinesi, dall’offensiva Margine Protettivo che insanguinò la Striscia per due mesi. All’alba di ieri altri uccisi, dopo i 10 morti tra domenica e lunedì. Sette palazzi in maceria (13.nov.)

di Michele Giorgio

Gerusalemme, 15 novembre 2018, Nena News«Il governo più a destra della storia di Israele si sta dissolvendo perché non è abbastanza di destra». Con poche parole affidate a un tweet la giornalista Mairav Zonszein ha racchiuso alla perfezione il motivo della improvvisa crisi dell’esecutivo guidato da Benyamin Netanyahu. Crisi che, con ogni probabilità, porterà ad anticipare ai primi mesi del 2019 le elezioni politiche in Israele, previste ufficialmente il prossimo anno in autunno.

A sgretolare le fondamenta del governo nazionalista e religioso al potere è stata la decisione del premier di bloccare la nuova guerra contro Gaza e di optare per il cessate il fuoco (almeno per ora) proposto dall’Egitto e già accettato da Hamas e altre organizzazioni palestinesi. Un passo condannato dalle migliaia di israeliani nei centri abitati adiacenti alla Striscia di Gaza che invocano a gran voce dalla scorsa estate una nuova ampia offensiva militare per mettere fine, affermano, «alla minaccia dei razzi palestinesi».

Strade bloccate, copertoni date alle fiamme, slogan contro Netanyahu che hanno spinto un politico astuto come il ministro della difesa e superfalco della destra Avigdor Lieberman a dare le dimissioni, in segno di protesta contro quello che ha definito un cedimento al terrorismo e a mettersi nella condizione ideale per raccogliere consensi popolari in vista del voto anticipato al quale ha fatto subito appello.

«Quello che è successo, il cessate il fuoco, è stato una resa al terrorismo. Non c’è altro significato», ha detto Lieberman aggiungendo di aver già avuto contrasti con Netanyahu e tra questi ha citato «il mancato sgombero del villaggio beduino di Khan al Ahmar, il combustibile del Qatar per Gaza e il trasferimento ad Hamas di 15 milioni di dollari (sempre da parte di Doha,ndr)». La pressione politica è salita subito. Il ministro Naftali Bennett, leader di Casa ebraica (destra religiosa e nazionalista) determinante per la stabilità della maggioranza, pretende il ministero della difesa altrimenti, minaccia, abbandonerà il governo.

Netanyahu si trova ora in una posizione scomoda, in cui paradossalmente rischia di apparire troppo “moderato” per poter guidare, come fa dal 2009, la destra e il paese.

Per questo appaiono prematuri i festeggiamenti di Hamas per celebrare la “vittoria” militare e politica su Israele. «Le dimissioni del ministro Lieberman sono un riconoscimento della sua sconfitta per mano della resistenza palestinese», ha detto compiaciuto il portavoce del movimento islamico Sami Abu Zuhri commentando le manifestazioni di giubilo che perdurano a Gaza city e in altre città di Gaza dall’inizio del cessate il fuoco.  

Zuhri dovrebbe tenere in conto che, con la campagna elettorale alle porte, tutti i leader politici israeliani andranno a caccia di consensi e voti e Netanyahu, in modo da apparire più duro con i palestinesi, tra qualche settimana potrebbe dare il via alla guerra contro Gaza che due giorni fa ha congelato. I carri armati non si sono spostati, circondano ancora Gaza e la Marina militare ieri ha ucciso un giovane pescatore palestinese che si era avvicinato “troppo” ai limiti di pesca imposti da Israele. Nena News

Ma cosa era successo? Leggiamo Patrizia Cecconi:

Quest'articolo è stato scritto durante i bombardamenti della scorsa notte 11.nov.). I fatti sono documentati, oltre che in diretta anche da dichiarazioni ufficiali, ma alcuni dati potrebbero essere imprecisi, quale il numero dei morti che è salito dopo alcune ore. Grazie dell'eventuale lettura e condivisione

Patrizia

Gaza è di nuovo sotto attacco

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-netanyahu__un_uomo_di_parola_e_gaza__di_nuovo_sotto_attacco/82_26041/

Al Forum della pace di Parigi, ieri, Netanyahu, convitato piuttosto imbarazzante in un forum del genere,  aveva mostrato se stesso senza ritegno affermando che per Gaza esclude  qualunque opzione politica e resta in piedi solo quella militare. Sono passate poche ore e ha mostrato al mondo di essere uomo di parola. Certo non di pace ma sicuramente di parola.

Mentre scriviamo sono ancora in corso i bombardamenti sulla Striscia di Gaza dove un’unità scelta dell’IDF, in abiti borghesi, a bordo di un’auto civile è entrata nella Striscia assediata inoltrandosi per 3 chilometri fino a raggiungere la zona in cui qualche “gola profonda” doveva aver indicato la presenza di alcuni comandanti della resistenza gazawa.



La missione criminale doveva essere “chirurgica”, come va di moda dire da qualche anno, cioè i killer dovevano uccidere e tornarsene serenamente alla base, ma non avevano tenuto conto che la resistenza, come vuole il termine che la individua, avrebbe resistito, pertanto, pur riuscendo ad uccidere subito Nur Baraka,  uno dei comandanti delle brigate Al Qassam, si sono trovati circondati e negli scontri  ha trovato la morte anche uno dei killer israeliani. L’operazione si è conclusa con tre martiri e alcuni feriti  da parte palestinese e con un morto ed un ferito da parte del commando israeliano. Altri morti e feriti palestinesi si sono aggiunti in seguito al lancio di missili israeliani. Mentre scriviamo i martiri sarebbero 6 e i feriti un numero imprecisato.

L’operazione meriterebbe il nome di azione  terrorista se a commetterla non fosse stato Israele, ma questo difficilmente verrà notato. Comunque il commando risulta bloccato, nonostante Israele abbia fatto entrare in azione i suoi aerei bombardando pesantemente la zona e facendo altri due morti e altri feriti per permettere ai suoi uomini di tornare alla base. Un genio della democrazia israeliana, il parlamentare della Knesset Haim Yelin ha dichiarato che gli aerei da bombardamento hanno la normale funzione di salvare un soldato.  Comunque i tre o quattro uomini del commando, al momento, sono ancora bloccati nella Striscia .

Ma perché questa scelta da parte di Israele? Perché entrare nella Striscia assediata e andare ad assassinare i membri della resistenza? Non ci sembra possibile pensare ad un’azione estemporanea dettata dall’odio ingegnoso di qualche fanatico militare, no, sicuramente si tratta di una decisione programmata per raggiungere un obiettivo.

 Ma quale? Quello di provocare la reazione gazawa e poter avviare un nuovo massacro capace di distrarre gli israeliani da altri problemi che riguardano il loro premier?

Arriva in questo momento, circa le 22, la notizia che Netanyahu, preoccupatissimo, ha lasciato il forum di Parigi. Ufficialmente per seguire da vicino quanto sta accadendo nella Striscia. Ufficialmente sarà pure così ma ufficiosamente è difficile crederlo. Le forze militari bombardano in media due volte a settimana nella Striscia e i morti, solo per le manifestazioni della grande marcia hanno superato i 230, i feriti hanno superato i 22.000 e le agenzie di stampa riportano che Netanyahu è rientrato in Israele perché preoccupato di questa nuova situazione! Chi scrive non ci crede, mentre crede che tutta l’operazione possa essere in grado di mettere in secondo piano le incriminazioni per frode e simili che rischiano di disarcionare il cinico Bibi buttandolo fuori dal governo e dalla vita politica.

Intanto un comunicato da Gaza fa sapere che tutte le fazioni politiche sono concordi in una difesa comune contro l’ennesima aggressione israeliana. Arriva anche notizia che la Resistenza risponderà questa notte al terrore israeliano seminando paura con i suoi razzi che non sempre l’iron dome riesce a intercettare.

I mezzi di informazione che seguiranno le veline israeliane domani (oggi per chi legge) racconteranno che Israele ha reagito all’uccisione di un suo militare. Non sarà la verità, non lo sarà semplicemente perché non diranno il motivo per cui quel militare, in abiti civili, si era infiltrato nella Striscia assediata. Andrà avanti come al solito la narrazione a termini invertiti e intanto Israele seguiterà a confiscare terre, a distruggere vite e case palestinesi, ad ampliare le illegali colonie in West Bank e ad assediare e uccidere nella Striscia di Gaza raggiungendo il primato mondiale dei crimini rimasti impuniti perseguendo il suo obiettivo di annessione dell’intera Palestina e tenendo Gaza come risorsa multiuso, vuoi per sperimentare armi e strategie nuove, vuoi come mercato di sbocco di merci che altrimenti non potrebbe vendere, vuoi come “salvavita distrazionale” nei momenti critici per la tenuta del governo.

Patrizia Cecconi

Betlemme 11 novembre 2018

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