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Enzo Apicella, che ha sempre coniugato arte e politica, si è spento a Roma questa mattina (31 ottobre) a 96 anni. Ha lavorato per grandi quotidiani e piccole riviste.Un grande sostenitore della causa palestinese.

Nato a Napoli nel 1922, Vincenzo, detto Enzo, Apicella, personaggio eclettico, è stato un fumettista, designer, pittore e un giornalista. Il suo talento di disegnatore emerse subito anche se cominciò ad esprimerlo compiutamente solo nel 1953 quando contribuì a fondare la rivista “Melodramma”, a Venezia nel 1953. Trasferitosi a Londra, Apicella si è occupato di scenografie e cartoni animati per la televisione. Ma è stato anche un disegnatore d’interni per circa 150 ristoranti e locali di tendenza, non solo in Gran Bretagna. Lo storico dell’arte inglese Bevis Hillier lo ha descritto come “Uno dei creatori degli anni sessanta”. Apicella è stato anche un membro della Chartered Society of Designers ed è inserito nel Dictionary of British cartoonists and caricaturists.

Comunista convinto, il fumettista napoletano ha sempre messo a disposizione il suo talento artistico e la sua professione di giornalista al servizio dell’impegno politico. Ha pubblicato vignette e articoli su The Observer, The Guardian, Punch, The Economist, Private Eye, Harpers & Queen e il quotidiano italiano “Liberazione”, organo del Partito della Rifondazione Comunista. 

La vignetta che costò ad Enzo il suo incarico a “Liberazione”:

Palestina oggi

 I suoi disegni sono stati spesso dedicati alla questione palestinese e al Medio oriente.

Enzo, a 96 anni, fresco e all'avanguardia come un ragazzetto.

Ha lavorato con intelligenza, lucidità e coraggio fino all’ultimo giorno, grande architetto di spazi pubblici ludici, vignettista dal graffio lacerante, sempre dalla parte degli umiliati, offesi, combattenti.
Qualcuno di noi ha conosciuto Enzo durante il viaggio nei campi profughi palestinesi in Libano(ndr).

Fiorisce e muore senza conoscere decadenza. Lo rimpiangeranno, tra i tanti che ha portato in palmo di mano, o punito a vergate di pennello, soprattutto i palestinesi.


Dal dopo, con uno sghignazzo ai nemici e un sorriso a noi, Enzo ci ha lasciato il suo saluto:

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