da: Naomi Kundera – 15 Agosto 2018 , http://www.palestinemonitor.org/details.php?id=91w1fna20040yivli8cibo

 Entrando in una delle poche start-up tecnologiche di Ramallah si ha davvero l’impressione di essere in uno spazio di lavoro di San Francisco o della Silicon Valley: le pareti di ciascuna stanza sono in vetro, spazi di lavoro aperti, panchine, macchie di erba sintetica che ti danno l’impressione di essere all’aperto.  A cominciare dal 2011 le startups tecnologiche hanno cominciato a guadagnare terreno nel mondo arabo per contrastare la disoccupazione e fornire un’offerta al mercato Middle East e North Africa (MENA)

  C’è un problema di mentalità con la società palestinese    " Un problema è che le generazioni mature hanno difficoltà a capire che la tecnologia è il futuro," cosi’ Imam Hithnawi, ventisettenne a capo di Flow, un incubatore tecnologico, dove le imprese sono assistite dalla idea iniziale alle prove, alla prototipazione, fino alla messa a punto di un prodotto

 "La cultura di start-up richiede fiducia nell’investimento, prosegue, "tu non ricevi il risultato subito, vi è un lungo processo prima di incubazione , alfa e beta testing, prototipazione prima del prodotto finale."

Le opportunità della tecnologia     Il mondo arabo si presenta come un mercato sterminato per applicazioni web-based . Stiamo parlando di 350 milioni di persone che parlano la stessa lingua , uno dei mercati più grandi del mondo.

 E’ secondo questa linea che si è sviluppata Yamsafer, agenzia di viaggi e produttrice di apps, nata 7 anni fa ed ora già valutata oltre 1 miliardo di $.

Secondo Faris Zaher, trentunenne responsabile di Yamsafer, vi sono esigenze nel mercato arabo che aziende come Expedia e Booking non sanno comprendere né soddisfare. Dice Zaher che oggi si vedono cambiamenti positivi nella qualità di chi esce dalle università.

Investire nel futuro       Il 49% dei giovani palestinesi tra i 19 ed i 29 anni è disoccupato , molti di essi hanno titoli universitari che risultano sovraqualificati rispetto alla domanda del mercato del lavoro.

Un altro problema è quello del sostegno ai giovani palestinesi ad avviarsi a carriere in campo STEM ((Scienza, Technologia, Engineering, Matematica).  Omar Khatib, 16 anni, si è appena diplomato alla Scuola dei Fratelli , Friends school, di Ramallah ed è in attesa dei risultati della sua domanda a Harvard negli  USA. Questa opportunità gli viene fornita attraverso Code for Palestine, che è un programma triennale rivolto a diplomati della West Bank e Gaza perché seguano carriere nei computer e nelle STEM . Code for Palestine è finanziato dalla iniziativa panaraba PalTel Group Foundation.

Trad e sintesi a cura di Associazione di Amicizia Italo-Palestinese