da artcoli di Patrizia Cecconi, Safa Joudeh, Michele Giorgio

1. La quotidianità di Gaza

Da: Patrizia Cecconi; Gaza. Terrorismo ebraico di nuovo in azione, 14.08.2018

Israele sta di nuovo cercando la scusa per attaccare Gaza e provoca una risposta da parte della resistenza gazawa  con raid aerei e sparatorie gratuite.

Provoca nel silenzio dei media i quali, come risaputo, accenderanno i loro microfoni solo nel momento dell’eventuale risposta di Hamas o della Jihad.

Oggi (14/8) i soldati dell’IOF hanno sparato senza alcuna ragione all’interno della rete di separazione ferendo un bambino a Malaqa ed un giovane ad Abu Safia. Hanno sparato anche contro un gruppo di ragazzi ad al Bureji, per fortuna senza causare vittime. I loro aerei hanno ripreso a seminare terrore effettuando raid e causando esplosioni in vari punti della Striscia. Terrore di cui i media non daranno conto perché non ci sono rifugi in cui correre a ripararsi nella Striscia e quindi il terrore vissuto nelle mura domestiche, senza sirene né rifugi, non fa notizia. Quelli, i rifugi e le sirene, stanno oltre la linea dell’assedio, stanno in Israele, dove il terrore dei missili che probabilmente arriveranno in risposta alle ultime provocazioni, verrà registrato nei dettagli, con tanto di primi piani di bambini ebrei terrorizzati  dando, come da antica abitudine, la convinzione che Israele è sotto attacco e Gaza è l’attaccante. Dove hanno maggior diritto di cronaca i bambini israeliani morti di paura che i bambini palestinesi morti per davvero.

Al momento la resistenza gazawa tace. Intanto l’inviato Onu si dà da fare per avvicinare le parti, ma nel frattempo anche le elezioni in Israele si avvicinano e Netanyahu sa bene che per essere rieletto e far dimenticare le accuse di frode che hanno minato la sua immagine ha sempre una una buona carta da giocare: la carta di Gaza. Riaprirà Kerem Shalom per il passaggio merci che portano introiti nelle aziende israeliane e i media lo passeranno per generosità verso gli assediati. Frattanto rinforza l’assedio anche con il fantascientico criminale muro sottomarino e mostra i muscoli che piacciono tanto ai suoi elettori. Li mostra bombardando Gaza qua e là in attesa di risposte che riaccendano il sempre utile ricorso alle azioni inseribili nella categoria “sicurezza per Israele”. 

Non c’è pace in Medio Oriente e il Diritto internazionale è calpestato più del prato di un parco giochi, ma i grandi media tacciono e il loro silenzio, che sembra un silenzio a comando, finisce per essere un silenzio mortale.

2. Perché l’accordo di tregua tra Hamas e Israele minaccia l’unità palestinese

da: Safa Judeh, 13/8/18

Un accordo di pace tra Gaza e Israele allargherebbe la spaccatura tra le fazioni palestinesi e consoliderebbe la frammentazione dei territori palestinesi

Safa Joudeh, collaboratrice di Al Shabaka e Al Jazeera, 13 agosto 2018

Un accordo di pace più ampio tra Gaza e Israele punta a stabilire dei meccanismi per trattare con l’enclave, separata dal resto dei territori palestinesi in Cisgiordania, al fine di rendere Gaza più gestibile per Israele.

Il fallimento dell’Autorità palestinese (AP) nel porre fine alla divisione politica con Hamas e nel prendere il controllo di Gaza ha contribuito a dare slancio all’iniziativa. Ciò ha spianato la strada per spostare l’agenda della mediazione della comunità internazionale dalla realizzazione dell’unità interna palestinese all’intermediazione per un accordo bilaterale di tregua tra Hamas e Israele, allargando così la spaccatura diplomatica tra le fazioni rivali e consolidando la frammentazione dei territori palestinesi.

Più significativamente, l’assenza di un qualsiasi discorso sull’unità palestinese significa che Hamas non solo continuerà a operare a Gaza, ma che l’attuale amministrazione di Gaza, che è principalmente composta da burocrati di Hamas, si assumerà la responsabilità per la gestione dei programmi di aiuti.

Anche se Gaza non sarà completamente smilitarizzata, i leader di Hamas dovranno mostrare chiaramente l’intenzione di stabilire relazioni pacifiche con Israele e il vicino Egitto al fine di far fluire gli aiuti e i fondi di investimento.

Obbligata verso donatori esterni, a Gaza sarebbe accordato solo un limitato autogoverno e sarà costretta ad accettare ulteriori condizioni e restrizioni imposte al territorio da Israele per evitare la prospettiva di un ritorno alla politica israeliana di assedio e repressione. Israele manterrebbe il controllo definitivo sull’economia di Gaza, sulle risorse naturali, sullo spazio aereo, sulle acque territoriali e sui valichi di frontiera, rimanendo tuttavia in disparte nella ripresa di Gaza.

Gaza rimarrebbe a tutti gli effetti un territorio sotto occupazione, ma inquadrando la sua difficile situazione come un problema tecnico che richiede soluzioni logistiche, l’accordo proposto aiuta a neutralizzare richieste politiche palestinesi, incluso il diritto all’autodeterminazione e il diritto al ritorno per la popolazione di profughi della Striscia.

Safa Joudeh è una giornalista indipendente e una dottoranda in studi dello sviluppo presso la SOAS University di Londra. È un membro politico di Al-Shabaka, il Palestinian Policy Network. Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org  Fonte: https://www.middleeasteye.net/columns/hamas-israel-truce-agreement-threatens-consolidate-palestinian-divide-476077572

3. Accordo Israele-Hamas, Abu Mazen messo ai margini

da: Michele Giorgio, GERUSALEMME su Il Manifesto del 17.08.2018

Per i media israeliani l’accordo di tregua tra il governo Netanyahu e Hamas, di un ‎anno e non di cinque come si diceva qualche settimana fa, è cosa fatta e sarà messo ‎nero su bianco oggi al Cairo. Il quotidiano Haaretz ieri scriveva che la prima della ‎sei fasi dell’intesa – la calma lungo le linee tra Gaza e Israele e la riapertura del ‎valico commerciale di Kerem Shalom – sarebbe già in atto da mercoledì (22/8 NdR). Da parte ‎sua Hamas fa trapelare solo che l’intesa potrebbe essere raggiunta tra sabato e ‎domenica. Le altre fazioni palestinesi, costrette ad accettare quello che hanno ‎deciso gli islamisti, sbuffano e criticano Hamas che, affermano, in cambio di aiuti ‎umanitari e un allentamento del blocco israeliano di Gaza ha concesso troppo, a ‎cominciare dalla fine delle manifestazioni popolari della Grande Marcia del ‎Ritorno. Nell’incertezza che regna intorno alla possibile tregua, l’unica cosa sicura ‎è la rabbia del presidente dell’Anp Abu Mazen, furioso per un accordo che tende a ‎relegarlo ai margini della diplomazia.‎

‎ I prossimi giorni o forse le prossime ore diranno se Gaza avrà a una ‎‎”cessazione delle ostilità” di lungo periodo. Per ora si dice e si scrive un po’ di ‎tutto. La tregua sarebbe di un anno e prevederebbe la costruzione di infrastrutture ‎civili a Gaza, negoziati per uno scambio di prigionieri che porti alla restituzione ‎delle salme di due soldati morti in combattimento nel 2014 e di due civili ‎israeliani trattenuti da Hamas in cambio della liberazione di prigionieri politici ‎palestinesi. L’intesa potrebbe prevedere l’introduzione di un corridoio navale, ‎sotto controllo israeliano, tra Gaza e Cipro con traffico di cargo. ‎

4. I dirigenti israeliani

Lieberman (ministro della difesa di Israele): la guerra a Gaza è una questione di tempo https://www.invictapalestina.org/archives/33567, 14/8/18

Il capo dello Shin Bet (agenzia di spionaggio israeliana) : l’accordo su Gaza rafforzerebbe Hamas. Negoziare un cessate il fuoco con Hamas “mostrerebbe ai palestinesi che solo la violenza paga”

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/250654

Avigdor Liberman, ministro della difesa di Israele

5. Intanto a Gaza

Intanto si allunga la striscia di sangue lungo le linee tra Gaza e Israele. Ieri ‎durante le manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno, i tiratori scelti ‎dell’esercito israeliano hanno ucciso due palestinesi e ferito altri 200. La tregua di ‎cui si parla da settimane sarà annunciata, secondo fonti di Gaza, dopo la festa ‎islamica dell’Adha, quindi alla fine della prossima settimana.(Michele Giorgio, su Il Manifesto del 18.08.2018

 

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