Portata via ieri notte dopo essere stata convocata cinque giorni fa per un interrogatorio.

Il numero delle donne prigioniere politiche in un carcere israeliano sale così a 63

https://nena-news.it/palestina-prima-le-minacce-poi-larresto-in-manette-la-giornalista-khater/

La giornalista palestinese Lama Khater

della redazione

Roma, 25 luglio 2018, Nena News – L’irruzione nella sua casa di Hebron è avvenuta nella notte tra lunedì e ieri: il raid nell’abitazione, la perquisizione e infine l’arresto, compiuto da almeno 25 soldati. Così è stata portata via dall’esercito israeliano Lama Khater, giornalista freelance palestinese, voce e penna di denuncia dei crimini dell’occupazione militare e nota blogger (oltre 87mila i suoi followers su Twitter).

Non è la prima volta che la giornalista viene arrestata, era già successo in passato. Ieri è stata ammanettata mentre nel resto della Cisgiordania venivano fermati altri 13 palestinesi (tra cui Nizar Shehada, ex prigioniero politico e membro di Hamas), tutti accusati dall’esercito di “attività ostili” contro soldati e coloni israeliani. Non è ancora dato sapere dove Lama sia stata condotta.

A parlare è la famiglia: una delle figlie, Besaan, di 18 anni, ha denunciato l’arresto su Twitter e poi ad Al Jazeera (“Abbiamo sentito un forte rumore fuori da casa, verso le 1.30 di notte), mentre ieri il marito Hazem al-Fakhouri ha detto che la donna era stata convocata cinque giorni fa dall’esercito per un interrogatorio, durante il quale era stata minacciata di arresto nel caso non avesse subito smesso di scrivere. Non lo ha fatto.

Uno dei suoi ultimi articoli era dedicato al blocco di Gaza e ai valichi chiusi unilateralmente da Israele e Egitto, accusato di collaborazione con Tel Aviv “nel soffocare la Striscia”. E nel suo ultimo tweet, pubblicato il 22 luglio, condannava le autorità israeliane per le politiche sulla Spianata delle Moschee e la restrizione della libertà religiosa nei confronti dei fedeli musulmani

Nelle foto, pubblicate dopo l’arresto, si vede Khater portata via dopo aver abbracciato la figlia Yahya, di due anni, la più piccola di cinque, che aveva già dovuto lasciare poco dopo il parto per una precedente prigionia. Foto rilanciate sui social da centinaia di utenti che ne chiedono il rilascio immediato. L’arresto rientra nella recente escalation nella nota e continua campagna di arresti e incursioni in Cisgiordania: pochi giorni fa nel campo profughi di Dheisha, a Betlemme, durante un raid dell’esercito israeliano, i soldati uccidevano un ragazzo di 15 anni, Arkhan Mizher, colpito al petto da un proiettile.

Due mesi fa, il 5 giugno, identico destino era toccato a Suzanne Oweiwi, giornalista freelance e membro del comune di Hebron: nel primo mese di prigionia nel carcere israeliano di Ashkelon è stata sottoposta a lunghi interrogatori, deprivazione del sonno e isolamento. Il 4 luglio la corte militare israeliana ha allungato la sua detenzione di un altro mese. Non ha poi potuto incontrare il marito.

Secondo l’associazione palestinese per i prigionieri politici Addameer, ad oggi sono 63 le donne detenute in un carcere israeliano, quasi 6mila il numero totale dei prigionieri palestinesi. Nena News

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