https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/23/legge-stato-nazione-ebraica-daniel-barenboim-oggi-mi-vergogno-di-essere-israeliano/4511459/

Il direttore d'orchestra interviene così contro l'approvazione della Knesset della norma che qualifica Israele come "lo Stato nazionale del popolo ebraico". Il significato di quella norma, sostiene, è che "gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid"

di F. Q. | 23 luglio 2018

È stato il primo uomo ad avere entrambi i passaporti di Israele ePalestina ed è il fondatore della West Eastern Divan Orchestra nata per suonare giovani musicisti professionisti provenienti però da Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Palestina. Daniel Borenboim, nato a Buenos Aires, 75 anni fa, uno dei direttore d’orchestra più talentuosi, scrive di suo pugno un durissimo intervento sul quotidiano Haaretz dal titolo: “Oggi mi vergogno di essere israeliano”. L’artista interviene così contro l’approvazione della Knesset (parlamento) della legge che qualifica Israele come “lo Stato nazionale del popolo ebraico”. Il significato di quella legge, sostiene, è che “gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid“. Barenboim sostiene che la settimana scorsa il parlamento israeliano ha tradito gli ideali dei Padri fondatori del Paese. Loro puntavano “alla libertà, alla giustizia, alla pace… promettevano libertà di culto, di coscienza, di lingua, di educazione, di cultura”. Ma 70 anni dopo, accusa, “il governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo“. “Non riesco a capacitarmi che il popolo ebraico sia sopravvissuto 2000 anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi adesso in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo. Ma questo è esattamente ciò che fa la nuova legge. Pertanto oggi mi vergogno di essere israeliano”.

La legge è stata approvata lo scorso 19 luglio dopo un infiammato dibattito alla Knesset con il voto di 62 deputati contro 55. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Ue. La legge passata aveva dichiarato il primo ministro palestinese Rami Hamdallah “istituzionalizza e legittima le politiche di apartheid più che promuovere la giustizia e la pace”. Secondo il leader di Lista Araba Unita Ayman Odeh il provvedimento dimostra che Israele “non vuole” nel suo territorio i cittadini arabi. “È stata approvata una legge sulla supremazia ebraica e ci dice chiaramente – ha aggiunto – che noi siamo cittadini di seconda classe”. Le nuove norme hanno avuto una lunga gestazione e numerose revisioni e sono state a più riprese contestate sia dall’opposizione al governo Netanyahu – che ha presentato una valanga di emendamenti – sia dallo stesso presidente Rivlin che di recente ne ha in parte messo in discussione la correttezza istituzionale. Punto centrale della legge – ed alcuni commentatori hanno parlato a proposito di una “seconda nascita dello stato” – è l’articolo in base al quale “Israele è la storica patria del popolo ebraico che ha il diritto unico alla autodeterminazione nazionale”. La legge dichiara anche Gerusalemme capitale di Israele e adotta il calendario ebraico come quello ufficiale dello Stato secondo cui sono stabilite le feste sia civili sia religiose.

La ‘menorah’, il candelabro a sette braccia, insieme all’attuale bandiera sono “simboli nazionali” così come l’inno ‘Hatikvà’ (La Speranza). La lingua araba retrocede da idioma “ufficiale” dello stato a “speciale”, anche se una sibillina aggiunta specifica che “questa clausola non danneggia lo status dato alla lingua prima che la legge entri in vigore”. Altra norma controversa è la sanzione del fatto che “lo Stato vede lo sviluppo dell’insediamento ebraico come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere il suo consolidamento”.

Nella formula precedente – contestata da Rivlin – si consentiva allo stato di “autorizzare comunità composte da persone con la stessa fede e nazionalità in modo da mantenere il carattere esclusivo di quella stessa comunità”. Una dizione mal digerita anche da molti giuristi. “Questo è il nostro stato, lo stato ebraico. In anni recenti – aveva commentato oggi Netanyahu – ci sono stati alcuni che hanno tentato di mettere questo in dubbio, di offrire a minor prezzo il cuore del nostro essere. Oggi abbiamo fatto legge di questo: questa è la nostra nazionale, la nostra lingua, la nostra bandiera”. “Siamo preoccupati e abbiamo espresso la nostra preoccupazione e – aveva detto una portavoce della Commissione Ue – continueremo ad essere impegnati con Israele su questo tema. Deve essere evitata ogni soluzione che non punti alla soluzione a due Stati”. “Un altro tentativo – ha tagliato corto Hamdallah – di cancellare l’identità arabo-palestinese”.

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