Martedì, il governo palestinese ha presentato un esposto alla Corte penale internazionale (CPI), invitando i pubblici ministeri a indagare su ciò che definisce crimini israeliani nei territori palestinesi occupati.

MEDIO ORIENTE

03:29 23.05.2018 (aggiornato 03:30, 23.05.2018)

Miko Peled, attivista e scrittore israeliano-americano, ha dichiarato a Loud & Clear di Radio Sputnik che la richiesta palestinese all’ICC è solo simbolica. Se la comunità internazionale è veramente interessata a porre fine all’oppressione israeliana dei palestinesi, allora deve impegnarsi nel movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), il cui scopo è di fare pressione su Israele affinché rispetti la legge internazionale.

“Non penso che qualcuno si aspetti che ne esca qualcosa, se la comunità internazionale fosse davvero interessata a far emergere il cambiamento, allora il BDS è davvero la strada da percorrere, altrimenti non cambierà nulla”, ha detto Peled agli host John Kiriakou e Brian Becker.

Il movimento BDS è un movimento guidato dai palestinesi che lotta per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi esercitando pressioni non violente su Israele attraverso il boicottaggio dei beni prodotti da Israele e gli eventi accademici e culturali, facendo pressioni sulle compagnie per disinvestire  e imporre  sanzioni internazionali a Israele, per costringere il paese a rispettare il diritto internazionale e porre fine all’occupazione delle terre arabe.

Martedì, il ministro degli Esteri dell’Autorità palestinese, Riyad al-Malki, è arrivato alla Corte penale internazionale dell’Aia, nei Paesi Bassi, per incontrare il procuratore della ICC Fatou Bensouda. Malki ha presentato al pubblico ministero una breve rassegna della situazione nei territori palestinesi.

“Lo stato di Palestina ha compiuto un importante e storico passo verso la giustizia per il popolo palestinese, che continua a soffrire di continui, diffusi e sistematici crimini”, ha detto Malki in una conferenza stampa successiva all’incontro.

La linea  di confine che separa Israele dalla Striscia di Gaza è stata un problema da decenni, ma la situazione si è intensificata di recente dopo  una campagna di protesta durata sei settimane soprannominata Grande Marcia di Ritorno  iniziata il 30 marzo. Durante le proteste, i manifestanti palestinesi hanno chiesto il loro diritto a ritorno nei territori occupati da Israele nel 1948 protestando contro quella che descrivono come  pulizia etnica dei loro villaggi dove vivevano precedentemente.

Sputnik  ha riportato che le continue proteste palestinesi sono state aggravate dall’apertura ufficiale dell’Ambasciata USA nella contestata città di Gerusalemme il 14 maggio. In quel giorno le forze israeliane hanno ucciso più di 60 manifestanti palestinesi   e feriti più di 2.400 con armi vere e gas lacrimogeni lanciati dai droni.

Dal 30 marzo, quando è iniziata la protesta, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, 104 palestinesi sono stati uccisi e oltre 12.600 feriti, . Un solo soldato israeliano è stato ferito nello stesso periodo. Tra le vittime palestinesi ci sono bambini e personale medico con camici ben visibili.

“Seguo tutti i resoconti dei social media dei portavoce delle Forze di Difesa israeliane (IDF) che stanno lavorando 24 ore su 24 per diffondere le loro sciocchezze su come  fronteggiano i terroristi di Hamas anziché su come uccidono manifestanti innocenti a Gaza”, ha dichiarato Peled a Radio Sputnik. “La macchina delle pubbliche relazioni israeliana lavora giorno e notte – e fanno un ottimo lavoro”.

Martedì scorso, il ministero degli Esteri israeliano ha definito “inconsistente” la denuncia palestinese, affermando in una dichiarazione che la CPI “non ha giurisdizione” sulla questione “dal momento che Israele non è  membro del tribunale e  l’Autorità palestinese non è uno stato”.

Trad. Invictapalestina.org

Fonte: https://sputniknews.com/middleeast/201805231064706033-palestine-ICC-move-symbolic/

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