da: Michael Sfard The New York Review of Books, Traduzione di Elena Bellini, Roma, 17 aprile 2018, Nena News –  http://nena-news.it/israele-e-lannessione-a-colpi-darma-giudiziaria/

Le commissioni della Knesset stanno predisponendo una legislazione volta a espandere e consolidare il sistema giudiziario duale che già esiste in Cisgiordania: un codice per i coloni, un altro codice per i palestinesi. Queste nuove leggi verranno applicate in un quadro nel quale i colonizzati sono dominati dai colonizzatori, con la chiara intenzione di mantenere tale dominio. Anche il potere giudiziario israeliano si è unito nell’impresa, consentendo l’esproprio delle proprietà palestinesi a beneficio dei coloni israeliani.

La provvisorietà è una delle caratteristiche che differenziano l’occupazione, deplorevole seppur legale, dall’atto illegale dell’annessione forzata. Le politiche sviluppate nel corso di decenni – un processo strisciante di annessione de facto – non sono arrivate all’applicazione generalizzata della sovranità di Israele sui Territori Occupati; le differenze politiche e giuridiche tra la Cisgiordania e Israele sono state mantenute. Oggi stanno smantellando questo status politico-legale fondamentale.

L’obiettivo è chiaro: un unico Stato con due popoli, uno solo dei quali dotato di cittadinanza e diritti civili. Il governo si sta imbarcando in un’annessione de jure, e nel crimine dell’apartheid. Negli ultimi mesi, l’espansione dell’annessione de jure è stata impressionante.

Leggi di annessione

Gli avvocati del Ministero della Giustizia hanno recentemente elaborato una proposta di legge che attribuisce al tribunale distrettuale di Gerusalemme, invece che all’Alta Corte di Giustizia (che è un ramo della Corte Suprema), il potere di controllo giurisdizionale sul governo militare nei Territori Occupati. Questa sostituzione dell’Alta Corte costituisce una mossa volta a far diventare la Cisgiordania un distretto interno a Israele. Contestualmente, la coalizione parlamentare dominante ha messo al lavoro i propri giuristi su numerose leggi di annessione.

Tra i loro successi più recenti:

  • Una legge, promulgata nel 2017 , che incarica l’esercito di confiscare la terra di proprietà palestinese e assegnarla agli invasori israeliani che hanno costruito lì gli insediamenti. Questa legge è una pura e semplice approvazione del furto di terra.
  • Un’altra legge che ha superato l’iter legislativo poche settimane fa riconosce alla Commissione per l’Educazione Superiore l’autorità sulle istituzioni accademiche israeliane in Cisgiordania, normalizzandone la presenza e il funzionamento.
  • Una legge attualmente in discussione estenderebbe legislazione e amministrazione israeliane alle aree municipali delle colonie israeliane
  • Un’altra legge propone la creazione della Grande Gerusalemme, che dovrebbe includere gli agglomerati di colonie limitrofi. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, di recente, si è addirittura vantato del fatto che questi piani di annessione sarebbero coordinati con l’amministrazione USA, un’affermazione che ha dovuto rimangiarsi dopo la secca smentita della Casa Bianca.

I giudici della Corte Suprema, situata in un edificio in cima alla collina di fronte alla Knesset, hanno creato da soli i precedenti: lo scorso novembre, tre giudici hanno sentenziato che i coloni costituiscono “popolazione locale” in Cisgiordania e che, quindi, a determinate condizioni, la terra di proprietà palestinese può essere “temporaneamente” destinata al servizio delle loro necessità. Le loro sentenze hanno rovesciato la regola, rispettata per oltre quarant’anni, che vieta l’utilizzo di terra di proprietà palestinese per l’espansione coloniale. La farsa con cui Israele fingeva di aderire ai principi del diritto internazionale è finita.

L'opposizione

In un altro gruppo di edifici, alcuni addirittura più malconci dello squallido Ministero della Giustizia, un altro gruppo di avvocati, tra cui anch’io, brandisce gli strumenti legali a disposizione con l’intento opposto. Abbiamo fatto ricorso alla legge per combattere oppressione e espropriazione; in un caso, abbiamo impugnato la legge sulla confisca (anche conosciuta come Settlements Regularization law – legge di regolarizzazione degli insediamenti); in un altro caso, abbiamo fatto richiesta di udienza supplementare sull’ordinanza di novembre che autorizza (temporaneamente) l’uso di terre palestinesi per gli insediamenti.

Abbiamo presentato innumerevoli istanze, a nome dei nostri clienti palestinesi, chiedendo che i coloni vengano evacuati da terreni privati e che gli edifici che hanno costruito vengano demoliti. Le nostre battaglie legali, che spesso assomigliano alle fatiche di Sisifo, ci mettono anni innanzitutto per arrivare a sentenza, e poi per ristabilire l’accessibilità alle terre occupate sulle quali, dagli anni ‘90, sono spuntati centinaia di avamposti coloniali, come Migron e Amona. Abbiamo fatto appello ai principi legali per ottenere la revoca di restrizioni alla libertà di movimento dei palestinesi, lottando per rovesciare le ordinanze che negano ai palestinesi l’accesso ai propri campi, spesso emesse dall’esercito come semplice sistema per evitare lo scontro con i coloni violenti.

E abbiamo chiesto innumerevoli volte che la Corte ponesse un limite alla propria vergognosa incapacità di far rispettare la legge contro i coloni: incredibilmente, società edili, associazioni di coloni e perfino i rappresentanti dei consigli municipali coloniali, tutti coinvolti nella costruzione illegale su terre di proprietà palestinese, non sono mai stati incriminati per il loro ruolo in questo grave crimine collettivo.

Le nostre istanze contro la legge sulla confisca, presentate a nome di circa quaranta consigli comunali palestinesi, sedici ONG per i diritti umani israeliane e diversi singoli proprietari di terre, andranno in udienza in giugno.

Il tribunale ha insistito sul fatto che il diritto internazionale sull’occupazione bellica si applica ancora al regime militare, e che la terra è “sotto occupazione temporanea”e in “amministrazione fiduciaria” fino a che non sarà raggiunto un accordo internazionale sul suo status definitivo.

Dato il profondo cambiamento della sua composizione negli ultimi anni (dieci dei suoi quindici giudici sono stati nominati dopo il 2012), il tradizionale approccio giuridico della corte allo status dei Territori Occupati non è più garantito. La corte militante degli anni ’80, ’90 e 2000, che ha visto una stabile maggioranza di giudici che professavano la fedeltà alla filosofia giuridica liberale, è diventata l’obiettivo numero uno della destra israeliana. Le nuove nomine di giudici conservatori, illiberali e nazionalisti, due dei quali sono coloni, hanno mutato l’equilibrio a favore di giudici che mettono l’accento sul nazionalismo piuttosto che sui valori universali.

Molte importanti sentenze degli ultimi anni negano i principi fondamentali dell’eguaglianza, della libertà politica e di espressione dei cittadini israeliani, principi che in passato, per la corte, erano sacri.

Qualche esempio:

  • Nel 2012 la corte ha respinto un’istanza che impugnava la costituzionalità della “legge sulla Nakba”, una legge che prevedeva sanzioni per le organizzazioni che identificavano il giorno dell’Indipendenza israeliana come Giornata della Catastrofe palestinese.
  • Nel 2014, la corte ha rigettato un’istanza di abolizione di una legge che permetteva ai comitati di ammissione, in alcune località del Negev e della Galilea, di bocciare le domande di residenza ritenute “socialmente” o “culturalmente” incompatibili con la comunità, una legge, questa, considerata da molti un mezzo per escludere le minoranze, in primo luogo quella araba.
  • Nel 2015, la corte ha rigettato un’istanza di impugnazione di una legge che impone sanzioni amministrative ai soggetti che invocano il boicottaggio economico, culturale o accademico di Israele, insediamenti inclusi, e rende tale appello (al boicottaggio, n.d.t.) un illecito giuridicamente perseguibile.

Michael Sfard è un avvocato israeliano per i diritti umani, autore di “The Wall and the Gate: Israel, Palestine and the Legal Battle for Human Rights (2018).