Farah Najjar, Al Jazeera

http://www.aljazeera.com/indepth/features/2017/08/africa-israel-summit-justifies-colonialism-apartheid-170814112451624.html

Fine anno 2017. Tra i fallimenti di Israele del 2017 non c’è solo il voto dell’ONU su Gerusalemme, ma anche il rimando sine die del summit Africa-Israele che avrebbe dovuto svolgersi in Togo nello scorso ottobre. Ha dunque avuto successo la campagna di attivisti, accademici e società civile per distrarre i paesi africani dal prendere parte a tale summit. La decisione di cancellarlo è venuta quando anche Sudan, Marocco, Algeria, Tunisia e Mauritania avevano annunciato di boicottare l'iniziativa, aggiungendosi a Sud Africa.

Con il summit, il primo di questo tipo, il primo ministro israeliano Netanyahu intendeva incontrare i leaders di oltre 20 paesi africani per ristabilire relazioni diplomatiche ed economiche, con l'evidente scopo di aumentare l'influenza di Israele sull'ONU. Il summit avrebbe portato inoltre alla cooperazione nei campi della tecnologia, dello sviluppo e della sicurezza. Nel tentativo di migliorare le relazioni con gli stati africani il premier israeliano aveva fatto un tour in paesi dell'Africa orientale, Uganda, Kenya, Ruanda, Etiopia nel luglio 2016. “Credo nell'Africa, credo nel suo potenziale presente e futuro, è un continente in crescita” aveva detto nel suo messaggio ai leaders africani.

Nel corso di tale visita il governo israeliano aveva approvato lo stanziamento di 13M$ per lo sviluppo dei paesi dell'Africa, a fare intendere l'inizio di un più stretto rapporto.

Foto di gruppo Netanyahu tra i partecipanti alla Economic Community of West African States (ECOWAS) in Monrovia, Liberia, on June 4, 2017.

Alla conferenza africana sulla sicurezza tenutasi in Liberia nel giugno 2017, Netanyahu si era impegnato a rafforzare i legami con il continente descrivendo il suo impegno per la sicurezza come “una priorità”. Israele in effetti si va proponendo come paese all'avanguardia nelle tecnologie dell'acqua e della sicurezza.

La Popular Conference for Palestinians Abroad (PCPA)è andata evidenziando ai paesi africani le pericolose attività di Israele nel continente quali il commercio dei diamanti, spesso importati illegalmente dall'Africa, come rivelato nel rapporto ONU 2009 e il modo in cui tratta le minoranze africane all'interno di Israele

Dice la lettera di PCPA:”I paesi africani che hanno combattuto contro il colonialismo per decenni e che hanno conquistato la libertà dopo tante sofferenze non devono associarsi con il solo, più durevole e più brutale progetto coloniale nel mondo di oggi”.

Salman Abu Sitta, presidente dell’organizzazione, ha dichiarato ad Al Jazeera che questi paesi africani furono duri combattenti contro il colonialismo occidentale, “Il summit sarebbe stato una regressione , una negazione della loro storia allineandosi con l'emblema del razzismo e della discriminazione che è oggi Israele. Quanto al Togo, è esso pronto ad inviare navi di schiavi in Israele come omaggio alla propria storia? La politica di Israele verso l'Africa è un esercizio di cinismo. Questa nuova amicizia con Israele potrebbe portare qualche beneficio immediato a qualche paese africano, ma occorre ammonire sui programmi di lungo termine di Israele che alla fine sarebbero svantaggiosi per gli interessi nazionali di ciascuno."

L'evidente intento del rinnovato interesse delle relazioni Africa-Israele è di infrangere la netta maggiorana dell'assemblea generale dell’ONU in favore della fine dell'occupazine della Palestina da parte di Israele.

"Di 193 stati membri dell'assemblea ONU sono 54 quelli africani e gli stati che erano stati coinvolti nell'organizzazione del summit nel Togo avevano motivazioni ed interessi “privati e monetari” per aderire al summit. Israele intendeva quindi usare il summit per ribaltare la politica pro-araba degli stati africani."

Ghada Karmi, accademico e portavoce dell’organizzazione afferma: “L'offerta di Israele ai paesi africani è il sostegno ai dittatori e avrebbe aiutato i governi nel reprimere i movimenti di liberazione”

Naeem Jeenah, direttore dell’Afro-Middle East Centre di Johannesburg, afferma: “Il summit sarebbe stato anche un'occasione per Israele di marketing dei suoi prodotti di sorveglianza attraverso i quali introdursi anche dentro i servizi di sicurezza di questi paesi: quando uno stato estero si prende cura le funzioni di sicurezza di un altro paese, questo ne diventa dipendente. Sono all'incirca 15 oggi i paesi africani che gravitano nel campo di Israele”

(trad. e sintesi di Claudio Lombardi)