da Ramallah Amira Hass

Internazionale 1230 | 10 novembre 2017

Con la mano destra sto scrivendo un articolo sulle nuove limitazioni agli spostamenti degli abitanti della Striscia di Gaza. D’ora in poi per rilasciare un permesso di uscita le autorità israeliane impiegheranno tra i 50 e i 70 giorni lavorativi. Fino al 2015 ne bastavano 14 e in seguito 24. Dall’inizio del 2017 più di 14mila richieste di permesso sono rimaste inevase. Nella prima metà dell’anno sono stati concessi in media 6.300 permessi al mese, su una popolazione di due milioni di abitanti.

Con la mano sinistra sto scrivendo dell’omicidio di Mohammed Musa, un palestinese di 27 anni. È stato ucciso la settimana scorsa dai soldati di guardia a un avamposto illegale dei coloni. La sorella Latifa era in macchina con lui ed è rimasta ferita e traumatizzata.

Con la terza mano sto scrivendo all’amministrazione civile israeliana (un organismo ibrido, in parte civile e in parte militare). Non posso svelare il contenuto della richiesta, ma i miei interlocutori palestinesi sono rimasti molto turbati quando gliene ho parlato.

Con la quarta mano sto issando una serie di appuntamenti al telefono per discutere di alcune questioni: la creazione di un’amministrazione municipale dei coloni a Hebron (spaventoso), la diicoltà di raggiungere i terreni oltre il muro di separazione (esasperante) e la possibilità di una riconciliazione palestinese (complicata).

Con una delle mie orecchie sto invece ascoltando le notizie in ebraico. Sembra quasi che gli israeliani vivano su un altro pianeta.