Nonostante le demolizioni mensili, i residenti di al-Araqib dicono che non lasceranno mai la terra dei loro antenati nel Negev.

Di Farah Najjar

Le forze armate israeliane hanno distrutto un villaggio nella parte meridionale  del Negev per la 119esima  volta.

I residenti del villaggio di al-Araqib hanno dichiarato  che forze armate e poliziotti sono entrati  nel villaggio con bulldozers alle 7:15 di martedì, ed hanno raso al suolo gli edifici rimasti.

"Sono entrate ed hanno distrutto tutto, ogni singolo edificio, ogni singola casa", ha riferito il capo del villaggio di Siyah, al-Touri, ad Al Jazeera.

Il villaggio, che ospita circa 220 persone, è stato demolito per la prima volta il 27 luglio 2010. Da allora, i residenti sfollati hanno cercato l’aiuto degli attivisti locali per poterlo ricostruire.

"Stiamo ora vivendo in case improvvisate, grazie alle politiche razziste e criminali dello stato", ha detto al-Touri.

"Vogliamo spostarci con la forza e non comprendono che siamo cittadini dello Stato. Non ci riconoscono, se lo facessero, dovrebbero garantirci i nostri diritti".

Le autorità israeliane eseguono regolarmente ordini di demolizione nel Negev, sostenendo che questi villaggi non dispongono di permessi per costruire , ma i residenti dicono che è impossibile ottenere legalmente un permesso edilizio. Al-Araqib è uno dei 40 villaggi beduini "non riconosciuti" nel parte sud di Israele e la loro esistenza è continuamente minacciata.

"Non importa come,  rimarremo sulle terre dei nostri antenati", ha detto al-Touri. "Il nostro cimitero è qui dal 1914 e abbiamo sei pozzi d'acqua ai quali non ci è neppure permesso di bere".

L'ultima volta che il villaggio di al-Araqib ha subito un ordine di demolizione era il 14 settembre. Gli ordini di demolizione contro il villaggio vengono eseguiti su base mensile.

Circa 200.000 beduini vivono in Israele, concentrati principalmente nella parte sud del paese. Spesso vengono negati loro i servizi dello stato, tra cui acqua, energia elettrica e strutture didattiche.

Israele ha pianificato di trasferire i residenti di villaggi non riconosciuti in città predisposte. È in corso il processo con il quale i villaggi beduini verranno sostituiti da città solo ebraiche, come villaggi tipo Umm al-Hiran che sono destinati alla demolizione.

Un avvocato che rappresenta i residenti di al-Araqib ha dichiarato di aver respinto un ordine giudiziario nel quale si affermava che loro non hanno il possesso della terra e che è stata prestata loro da parte dello Stato. "

“Abbiamo chiesto l'arresto immediato degli ordini di demolizione", ha detto ad Al Jazeera, l’avvocato Sahbi Ibn Thuri. "Ma lo Stato ha rifiutato di riconoscere la proprietà da parte della tribù del villaggio, sostenendo che la terra è stata prestata loro dallo Stato nel 1950".

Dopo la creazione dello stato di Israele, i villaggi e le città palestinesi dei Beduini sono stati dichiarati zone militari chiuse. A quell'epoca, molti non erano in grado di lasciare le loro città senza permessi e non sapevano che le loro terre erano diventate proprietà dello Stato.

"Le persone come i residenti di al-Araqib capirono che la loro terra era stata confiscata solo  quando la polizia arrivò  con i bulldozers per distruggere le loro case", ha detto Thuri. "Lo Stato afferma che queste terre appartengono a loro, ma in realtà non è così: queste persone hanno abitato questa terra già da prima che lo Stato esistesse".

Secondo Thuri, lo Stato non concederà ai residenti il possesso del villaggio, anche se ne dimostrassero la legittima proprietà. Lo stato ha anche compilato un dossier penale su al-Touri, sostenendo che lui avrebbe "invaso" il territorio pubblico.

"Nella migliore delle ipotesi, i residenti [di al-Araqib] avranno come compenso un pezzo di terra da qualche altra parte", ha detto Thuri. "Ma questo, da parte loro,  è stato completamente rifiutato."

Source: Al Jazeera News

https://youtu.be/ps3EnSctzsU

https://youtu.be/D28wugSu2A8

http://www.aljazeera.com/news/2017/10/israel-destroys-bedouin-village-119th-time-171003135958243.html

Traduzione di Mari per Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus