Il conflitto palestinese-israeliano concentra su di se l'attenzione degli osservatori. Eppure, ascoltando più attentamente la narrazione del dabke, la danza nazionale della Palestina, si ottiene un nuovo punto di vista sulla resistenza e sulla lotta.

Di Dana Mills

+972, 20.09.2017

https://972mag.com/the-beat-goes-on-the-story-of-palestines-national-dance/129789/

Nella foto: La troupe di dabke di Budrus si esibisce ad un evento di promozione di un romanzo grafico.

 

Nel luglio 2015, attivisti palestinesi a Londra sono scesi in strada per un giorno di rabbia in ricordo del giorno più sanguinoso dell'operazione "bordo protettivo", la guerra di Israele del 2014 a Gaza di un anno prima. Oltre a cartelli e manifesti, canti e grida, i manifestanti hanno circondato il British Museum e la Barclays Bank di Londra con un flash mod di dabke. Nel 2012 gli studenti dell'Arizona State University che commemoravano il massacro di Deir Yasin del 1948 hanno ugualmente ballato il dabke.

Il conflitto palestinese-israeliano concentra su di se l'attenzione degli osservatori. E la storia della danza non è certo il primo posto in cui si cercano le storie politiche. Eppure, ascoltando più attentamente la narrazione del dabke, la danza nazionale della Palestina, si ottiene un nuovo punto di vista sulla resistenza e sulla lotta.

Il dabke è una danza partecipativa in cui le persone formano una linea che può essere ampliata quando nuovi ballerini si uniscono al gruppo in movimento. I movimenti della linea sono guidati da un "lawith", un ballerino che conduce e dà il via a cambiamenti nel passo che vengono seguiti dal gruppo. La danza comporta movimenti su e giù nello spazio, e comprende battute di piedi ritmiche, battute di mani e cambiamenti di ritmo. Ci sono variazioni create da singoli ballerini che si staccano dalla linea per eseguire movimenti solisti, e dalla risposta del gruppo.

Ma il dabke è molto più di una danza. È una forma di narrazione attraverso il movimento e, per molti, un modo di mostrare la solidarietà e la cooperazione, la resistenza culturale e la forza dello spirito umano.

L'utilizzo del dabke nelle proteste non è certo una novità. Durante il mandato britannico, i palestinesi hanno danzato il dabke come dichiarazione di resistenza all'immigrazione ebraica in Palestina prima del 1948 (ci sono prove di una performance del dabke nel 1923 nel villaggio di Nebi Musa durante una protesta contro l'arrivo di un gran numero di ebrei) , così come al crescente sostegno internazionale al sionismo. Dopo il 1948 le danze di dabke furono utilizzate in coreografie per narrare storie di villaggi distrutti nella Nakba. Come molti altri elementi della vita palestinese, la danza è sempre stata connessa alla politica.

Young Palestinian men perform a traditional dabke dance on the beach in Jaffa during Eid al-Adha, September 14, 2016. (Oren Ziv/Activestills.org)

Giovani palestinesi eseguono una danza tradizionale dabke sulla spiaggia di Jaffa durante l'Eid al-Adha, il 14 settembre 2016. (Oren Ziv / Activestills.org)

Dopo il 1967, il dabke divenne ancora più politicizzato. Prima della guerra del 1967, si svolgeva principalmente come danza tradizionale delle campagne; dopo la guerra, il dabke ha cominciato ad attraversare le divisioni di classe, ed è stato usato come uno strumento apertamente politico. Negli anni '70 tutti i partiti politici palestinesi avevano il loro gruppo di dabke, che si esibiva nelle manifestazioni politiche.

Il potenziale sovversivo del Dabke fu presto riconosciuto oltre i confini della Palestina. La cultura palestinese era già sottoposta a censura attraverso la crescente presenza militare e politica nella vita quotidiana, ma dopo il 1967 gli interventi divennero più rigidi e più duri. Le autorità israeliane hanno regolarmente ritardato i permessi per le performance in Cisgiordania in omaggio al patrimonio culturale indigeno, e per i gruppi folkloristici che intendevano viaggiare per esibirsi all'estero.

Nonostante questo, la danza popolare è riuscita a sfuggire a molte delle restrizioni più invasive sull'attività culturale palestinese. Una storia esemplare è quella del gruppo di danza El Fanoun. El Fanoun è considerata la più importante troupe di dabke in Palestina. Fondata nel 1979, si è affermata come un gruppo non partigiano, in contrapposizione ai gruppi associati ai vari partiti politici, diventando così un luogo di esplorazione artistica e innovazione. La troupe di ballo fece un tentativo deliberato di allontanarsi dalla politica delle fazioni, cercando invece di ballare per amore dell'arte.

Dopo la prima intifada, scoppiata nel 1987, Israele rese più severe le restrizioni ai diritti palestinesi, prendendo di mira in particolare i ballerini di El Fanoun. Molti di loro furono mandati in carcere senza alcuna accusa, dove furono sottoposti ad abusi mentali e torture fisiche. Durante l'intifada, i ballerini non usavano pubblicamente il loro nome, ed il semplice salire sul palco era considerato un atto eroico. Ma la danza continuò. Gran parte della coreografia di El Fanoun in quel periodo fu creata all'interno delle prigioni israeliane.

Dopo che Israele e l'OLP firmarono gli Accordi di Oslo nel 1993, la società palestinese potè aprirsi maggiormente alla comunità internazionale, portando un pizzico di speranza al mondo della danza. El Fanoun ottenne finanziamenti per la prima volta, furono costruite strutture per la danza e la sponsorizzazione internazionale permise la fondazione di gruppi di ballo per i bambini nei campi profughi. La coreografia internazionale venne introdotta nei curricula di danza in tutta la Palestina, dal balletto classico alla tecnica di Martha Graham, influenzando lo stile dele performance di dabke in Palestina.

Eleonor Roosevelt una volta si chiese: "Dov'è che in fin dei conti cominciano i diritti umani universali? In piccoli luoghi, vicino a casa ... sono questi i luoghi in cui ogni uomo, donna e bambino cercano giustizia, pari opportunità, pari dignità senza discriminazione". Il dabke è semplicemente uno dei modi in cui i palestinesi hanno protestato contro le violazioni dei diritti umani e al contempo celebrato la loro uguaglianza e dignità. Forse, nella sua prossima fase, sarà usato per celebrare l'indipendenza, la pace e infine la coabitazione.

 

Dana Mills è un'accademica e un'attivista. Ha avuto incarichi presso le Università di Oxford, NYU e Bard College, tra le altre. Il suo primo libro "Danza e politica: attraversando le frontiere" è stato pubblicato dalla Manchester Press University nel 2016.

 

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze