8 agosto 2017  (*)

https://medium.com/@rabbisagainsttheban/rabbis-against-the-ban-17585c59c74b>

Noi, rabbini qui sottoscritti, sosteniamo la nostra collega, rabbina Alissa Shira Wise, a cui è stato negato l’ingesso in Israele a causa della sua condivisione dell’appello della società civile palestinese per  Boycott, Divestment, and Sanctions (BDS) di Israele. Wise viaggiava insieme ad altri due Ebrei, un Cristiano ed un Musulmano, tutti membri di una delegazione interconfessionale intesa ad incontrare attivisti pacifisti nonviolenti Israeliani e Palestinesi.

Tra noi vi sono opinioni diverse sul BDS. Pur essendoci tra noi posizioni sostanzialmente diverse da quelle della rabbina Wise e di altri colleghi rabbini che appoggiano il movimento BDS in alcuni o tutti i suoi aspetti, noi consideriamo che la decisione di impedire alla rabbina Wise di visitare Israele sia antidemocratica e vìola la nostra visione di una comunità Ebraica diversificata, capace cioè di accettare un pluralismo di posizioni.

Il boicottaggio è uno strumento nonviolento legittimo che è stato utilizzato sia nel nostro paese (USA, NdT) che in altre parti del mondo per chiedere giustizia per comunità marginalizzate ed oppresse. Se poi noi appoggiamo o meno questo boicottaggio nei confronti di Israele è, per l’amor del cielo, un aspetto in discussione, ma è argomento attuale in quanto lottiamo e discutiamo insieme su come realizzare pace, giustizia ed equità per gli Israeliani così come per i Palestinesi.

La terra di Israele è lastricata di significati religiosi per Ebrei, Cristiani e Musulmani. In quanto rabbini noi siamo particolarmente consapevoli del fatto che gli Ebrei per secoli sono andati in pellegrinaggio in Eretz Yisrael; siamo consapevoli del profondo significato di ciò e ci sentiamo offesi dal fatto che il governo di Israele proibisca alla rabbina Wise di recarvisi. Siamo anche dolorosamente consapevoli che a molti Palestinesi viene impedito di entrare nel paese per far visita alle loro famiglie.

Per profonda lealtà a membri di nostre comunità, congregazioni ed associazioni rabbiniche a cui in futuro potrà venire impedito di entrare in Israele, noi non possiamo restare in silenzio. Recarsi in Israele per incontrarsi con Israeliani e Palestinesi offre, a tutti coloro a cui preme che il conflitto si risolva, una occasione di capire e di scambiare idee al di là delle frontiere, di visitare la gente così come è, B’tzelem Elohim, come immagine di Dio (Genesis 1:26-28, NdT), e di ricercare il modo di sostenere tutti coloro che si impegnano per garantire giustizia e pace per tutti.

Seguono le firme di 234 rabbini statunitensi

Il logo di Rabbini per i Diritti Umani

(*)si veda anche il nostro precedente articolo http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/administrator/index.php?option=com_content&view=article&layout=edit&id=5745

(trad. Claudio Lombardi)