da: Ramzy Baroud, giornalista e scrittore palestinese, 2/8/2017  http://www.palestinechronicle.com/power-to-the-people-why-palestinian-victory-in-jerusalem-is-a-pivotal-moment/

Né Fatah né Hamas hanno avuto granchè di ruolo nella protesta intorno alla spianata delle moschee di Gerusalemme e neppure ha contato la pressione statunitense né la timida “preoccupazione” UE o le rituali dichiarazioni degli stati arabi. Il movimento di massa spontaneo che ha sconfitto il tentativo Israeliano di cambiare lo stato della spianata è stato un movimento tutto di base e di popolo. Israele aveva chiuso la spianata dopo i fatti del 14/7: due poliziotti Israeliani uccisi da tre Palestinesi, uccisi poi a loro volta. Israele aveva colto la palla al balzo: in nome della solita sicurezza aveva cercato di cambiare a proprio vantaggio lo stato della spianata -gestita dalla Islamica Waqf secondo un accordo israelo-giordano- installando strumenti di controllo nel quadro della campagna di ebraicizzazione di tutta Gerusalemme e di emarginazione ed espulsione della popolazione Palestinese. La lotta per Gerusalemme è quotidiana, con una impennata negli ultimi due anni in cui Israele ha dato vita a colonie illegali a Gerusalemme Est e promulgato leggi e norme contro i Palestinesi. Considerate le diverse sconfitte subite dai Palestinesi ci si poteva attendere una ennesimo insuccesso, con gli USA ad appoggiare la “sicurezza” di Israele e la comunità internazionale disinteressata.

Invece, in questo ultimo confronto i Palestinesi hanno vinto, non con una prova di forza violenta, ma presentando invece un modello impressionante di mobilitazione e di solidarietà e alla fine l’esercito ha rimosso la strumentazione di controllo, metal detector e barricate. In migliaia erano accorsi in preghiera fuori dalla spianata, rifiutando l’umiliazione delle tecnologie di controllo, e sotto il sole cocente sono rimasti per quasi due settimane, migliaia di di donne, uomini, bambini. Si è vista Zeina Amro, che ogni giorno cucinava per quelli che stavano in presidio-preghera, colpita alla testa da un proiettile di gomma che torna al suo ruolo il giorno dopo, s’è visto il ragazzo Yousef Sakafi che spruzzava acqua sopra coloro che restavano ore sotto il sole spietato rifiutandosi di andar via. Compresi molti cristiani, uniti in preghiera con i fratelli musulmani.

Il 26/7 dopo 12 giorni di mobilitazione e preghiera gli apparati di controllo sono stati rimossi. Naturalmente altra violenza è seguita e seguirà perché l’occupazione israeliana prosegue: nella sera stessa del 26 la polizia ha lanciato lacrimogeni e assordanti e arrestando 15 giovani portando a 50 il numero degli arrestati Palestinesi di Gerusalemme. Tuttavia, quel che i politici non riescono ad immaginarsi è come una nazione che ha subito innumerevoli travagli possa mobilitarsi a fronte di un esercito, e vincere.

 

Le proteste di Gerusalemme hanno dunque segnato un punto decisivo per la non violenza?

Così ha risposto Mustafa Barghouti, leader BDS (http://www.palestinemonitor.org/details.php?id=7ldq27a16049y7mjbl4j4v) , 09 agosto, 2017

I Palestinesi hanno capito il potere della non violenza e come con esso si possano ottenere dei risultati, proprio quando vi è una situazione così squilibrata: Palestinesi non violenti contro un esercito. Si ha la sensazione che a disperazione e la depressione possano venire superate.

Il movimento non è stato diretto da religiosi, come sostiene qualcuno, ma è stato piuttosto un momento di unità nazionale. Il movimento è stato diretto insieme da politici, religiosi e forme autoorganizzate

La novità è stata la autodisciplina, un popolo non violento che affronta un esercito. Quando Venerdi, dopo la rimozione degli apparati, l’accesso fu negato a quelli sotto i 50 anni, tutti gli uomini pregarono al di fuori della spianata e alla fine della preghiera se ne andarono in pace e questo fu uno shock per la polizia Israeliana.

Se questa vittoria influenzerà il sostegno internazionale contro l’occupazione dipende da come gli altri movimenti politici apprezzeranno e praticheranno la non violenza. Molti mi sono venuti a dire: prima non eravamo d’accordo su queste forme di lotta, ma ora vediamo che funzionano!

(trad. e sintesi di Claudio Lombardi)