di Hamza Abu Eltarabesh

Nella foto: le forze israeliane entrano a Gaza il 6 giugno 1967. (foto: Israel National Photo Archive)

The Electronic Intifada, 06.06.2017

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Sarah Ayoub stava cuocendo il pane. Stava mettendo una pagnotta in un forno di argilla quando sentì le esplosioni.

Era il 5 giugno 1967, il giorno in cui Israele dichiarò guerra contro l'Egitto.

Mentre i carri armati si avvicinavano, Sarah era sempre più preoccupata di Munther, suo marito. Era andato a lavorare, trasportando merci insieme a un mercante. Dopo un'ora, fece ritorno nella loro casa nel campo profughi della spiaggia, parte della città di Gaza.

Le bombe continuarono a cadere quella notte. Sarah, che allora aveva 24 anni, sentì piangere e urlare i vicini. Quando si svegliò la mattina seguente, "i soldati israeliani erano ovunque e molte delle case del campo erano state distrutte", ricorda.

Il giorno dopo, le truppe israeliane iniziarono a entrare nelle abitazioni di Gaza, fino ad allora amministrate dall'Egitto. Numerosi uomini e ragazzi furono arrestati.

Munther era uno di loro. Anche uno zio anziano di Sarah venne arrestato. Svenne dopo essere stato trattato brutalmente.

La guerra del giugno 1967 durò sei giorni. Nel momento in cui finì, Israele aveva occupato la Cisgiordania, Gaza, la penisola del Sinai e le alture del Golan in Siria.

"Miserabile"

Nelle successive sei settimane, la gente di Gaza fu sottoposta a coprifuoco. "Potevamo uscire solo per un'ora durante il giorno", dice Sarah. "La nostra vita era miserabile. Costantemente monitorati da soldati israeliani".

Zuhair Ahmad si era appena laureato come ingegnere aeronautico al Cairo. Era tornato nel quartiere Shujaiya di Gaza, dove la sua famiglia stava festeggiando la sua laurea.

Quando Shujaiya venne attaccata il 5 giugno, Zuhair si precipitò freneticamente a cercare i suoi cinque fratelli minori. Riuscì a trovarli e portarli a casa. Poi guardò fuori dalla finestra e fu colpito in testa dai frammenti di una bomba israeliana. Morì all'istante.

"Tengo ancora i libri di Zuhair e il suo diploma universitario", ci ha detto sua madre Mariam Farajanh, che ora ha 87 anni. "Quella guerra ha strappato il mio cuore".

Nonostante il suo dolore, Mariam fornì rifugio nella sua casa a soldati egiziani. Come molti altri a Shujaiya e nelle aree circostanti, la sua famiglia dovette fuggire quando i bombardamenti di Israele si intensificarono. Andarono a Beit Lahia nel nord della striscia.

Lì, la famiglia dovette dormire all'aria aperta per due notti consecutive. "Abbiamo assistito alla morte mille volte", dice Mariam.

Nel campo profughi di Jabaliya nel nord di Gaza, i militari israeliani fecero irruzione nella casa della famiglia Lubadd, accusandoli di nascondere armi per i soldati egiziani.

Quando le truppe israeliane non riuscirono a trovare alcuna arma, arrestarono Ismail, il membro più giovane della famiglia, di 12 anni.

Ismail fu portato in un edificio nel campo, dove fu gettato in una stanza con molti soldati egiziani che erano stati catturati da Israele. Fu interrogato in modo aggressivo - con ripetute domande sulle armi che era accusato di nascondere - e torturato.

"Quei giorni sono ancora nella mia testa", dice oggi Ismail. "Ricordo che mi tennero nudo per quattro giorni nella stanza d'interrogatorio. Ogni mattina un agente di polizia mi ordinava di pulirgli le scarpe, poi mi dava un calcio dicendomi di tornare in quella stanza".

La sua detenzione durò circa sei settimane. Al momento del suo rilascio, piuttosto che riportarlo alla sua famiglia, gli israeliani lo portarono in una valle nel centro della Striscia e lo abbandonarono lì. Ci sono voluti altri tre giorni prima che la sua famiglia lo trovasse.

"Non sapevo dove ero," dice Ismail. "Tutto quello che potevo fare era piangere e camminare".

Famiglie divise

Molti residenti di Gaza erano stati sradicati meno di 20 anni prima. Erano fuggiti a Gaza dopo che le forze delle milizie sioniste avevano attaccato i loro villaggi nella Palestina storica.

La guerra del 1967 ha avuto effetti estremamente simili alla Nakba (arabo per catastrofe), la pulizia etnica avvenuta nel 1948 in Palestina. Circa 400.000 palestinesi in Cisgiordania e Gaza divennero profughi 50 anni fa.

Gli eventi del 1967 sono diventati noti come la Naksa, la "ricaduta".

Molte famiglie furono divise.

La metà della famiglia Ghnaim è fuggita in Egitto. L'altra metà è rimasta a Gaza.

La famiglia rimane oggi divisa.

Tahsin Ghnaim, che ora ha 60 anni, vive con tre suoi fratelli a Sheikh Radwan, un quartiere della città di Gaza. A causa della Naksa, ha dovuto crescere senza sua madre, che vive tuttora nella città egiziana di Alessandria.

"Mia madre prese le mie otto sorelle e fuggì in Egitto per proteggerle", dice Tahsin.

Il padre di Tahsin si rifiutò di lasciare Gaza nel 1967 - anche se si trasferì in Egitto, dove morì, quando i suoi figli furono cresciuti. La famiglia è stata in grado di riunirsi solo quattro volte negli ultimi 50 anni.

Gli egiziani che vivevano a Gaza furono pure costretti a partire.

Yousif al-Hassani, un 73enne che vive nella zona di Khan Younis di Gaza, ricorda i suoi vicini egiziani che dovettero partire in camion.

"Più penso a quella scena di addio e ai miei amici che piangevano nei camion, più sento che il terreno mi sta inghiottendo", dice.

A parte il Sinai, Israele ha mantenuto il controllo di tutti i territori che ha occupato nel 1967.  La ricaduta è durata davvero molto tempo.


Hamza Abu Eltarabesh è un giornalista freelance e scrittore di Gaza.

 

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus, Firenze