Matt Kennard, The Electronic Intifada

https://electronicintifada.net/content/cruel-experiments-israels-arms-industry/19011

Ramallah 27 Dicembre 2016.    L’industria degli armamenti israeliana si giova dell’avere a disposizione una popolazione su cui testare i propri prodotti. Israele collauda le proprie armi nella Palestina occupata ed a Gaza e poi le presenta nei mercati internazionali come “testate sul campo”.

I lacrimogeni veloci intensamente impiegati a Bilin, luogo internazionalmente noto per la vivacità del movimento di protesta palestinese, nel 2009 uccisero Bassem Abu Rahmah, un attivita locale disarmato che protestava per il muro che tagliava in due il villaggio; a fine 2011 Mustafa Tamimi, fu ucciso da un lacrimogeno che lo colpì alla testa.

“Il laboratorio costituito dai territori occupati è un luogo dove le armi possono venire messe a punto, testate e poi testate ancora” dice Neve Gordon, professore di scienze politiche alla Ben-Gurion University del Negev. “Di esse possono poi dire: sono state utilizzate dall’esercito israeliano, sono roba buona”

Ma Israele non collauda nella Palestina occupata solo le proprie ma anche quelle altrui: per Gerusalemme Est gli americani hanno dotato Israele di pallottole a spugna. Inizialmente vennero adottate pallottole a spugna blu, poi decisero che siccome i palestinesi portano molti abiti, quelle non erano molto efficaci così dal 2014 adottarono quella a spugna nera, che hanno causato danni gravi, vi sono moltissimi palestinesi che hanno perso un occhio od altri organi. Queste a spugna nera vengono fabbricate da Combined Tactical Systems, un’azienda della Pennsylvania che rifornisce Israele anche di lacrimogeni. Il manuale d’uso precisa:”Sparate nella testa , collo, torace , cuore o spina dorsale possono causare morte o ferite gravi”

L’industria militare israeliana fa riferimento sopratutto a 4 aziende: Israel Aerospace Industries, Elbit, Rafael and Israel Military Industries. Nel 2015 l’xport di armi di Israele è stato di 5,7MD$

La guerra di Gaza del 2014 ha consentito di testare nuove armi, in particolare il drone Hermes-900, della Elbit che vi ha debuttato. Israele stanzia oltre del 5% del proprio budget agli armamenti, ben oltre quel che spendono gli USA.

Barbara Opall-Rome per alcuni decenni redattrice di DefenseNews, rivista dei fabbricanti di armi israeliani, ritiene che Israele dovrebbe investire di più in quelle che lei chiama “ tecnologie meno che letali”, e cioè andare oltre ai lacrimogeni e all’acqua fetida che vengono attualmente impiegati nella Palestina occupata. “Parlo di microonde di alta potenza con effetti di stordimento e perdita dell’equilibrio e del controllo fisico: pensate nel bel mezzo di una manifestazione che la gente possa avere attacchi di diarrea, o che si vomiti le proprie budella”

Dichiarazioni che la dicono lunga sulla mentalità sadica dei fabbricanti d’armi israeliani. Per loro i palestinesi non sono esseri umani meritevoli di rispetto ma soggetti per i loro esperimenti.

Lacrimogeni a Betlemme

Matt Kennard è direttore del Centre for Investigative Journalism a Londra, è autore di Irregular Army: How the US Military Recruited Neo-Nazis, Gang Members and Criminals to Fight the War on Terror (Verso, 2012) and The Racket: A Rogue Reporter vs The American Elite (Zed, 2016). Il suo servizio in Palestina è stato cofinanziato dal Pulitzer Center on Crisis Reporting.

(trad. e sintesi di Claudio Lombardi)