Viaggio di conoscenza in Palestina 2015 organizzato dall’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese di Firenze

INCONTRO CON Nassar Ibrahim

Oltre ad essere scrittore e giornalista Nassar Ibrahim è attualmente direttore del Jadal Center for Culture and Development a Beit Sahour, nonchè uno dei direttori dell' Alternative Information Center. È nato a Beit Sahour nel 1953 e ha conseguito la laurea in sociologia ed un diploma in sociologia del lavoro all'università libanese a Beirut.   
Ha lavorato come capo editore per il giornale Al Hadaf di Damasco. È autore di "The Role of Palestinian Workers in the Israeli Economy", pubblicato a Damasco nel 1997. Nel 2003 è stata pubblicata in Palestina la sua prima collezione di racconti dal titolo "Assassinio di un cane". Nello stesso anno ha pubblicato assieme a Majed Nasser "Small Dreams", una collezione di 14 racconti brevi, tradotta in inglese, tedesco e spagnolo. È sposato con Najma e ha due figlie. Si definisce marxista. Era parte della leadership di OLP.

Il conflitto tra Israele e Palestina non riguarda solo queste due nazioni. In realtà il colonialismo di oggi da parte di Israele è frutto del precedente colonialismo europeo, in particolare britannico. Di conseguenza l' "Europa è attore", insieme ad Israele, di questo fenomeno. Ricordiamo alcune date che danno una visione chiara delle "radici antiche" dell'attuale conflitto.

1905 riunione delle principali potenze europee x discutere le sorti del Medio Oriente. Nello stesso anno sempre in Europa il VII congresso sionista.

1907 da quella riunione escono importanti decisioni concrete. L'allora primo ministro inglese Henry Campbell-Bannerman, (morì l'anno dopo nel 1908) leader del partito liberale, segnò delle linee guida: mantenere diviso e frammentato il mondo arabo, creare dei regni-burattino, creare una entità straniera che fosse garante di questa frammentazione, assumere il controllo totale del mare (canale di Suez).

Durante la prima guerra mondiale nasce appunto la divisione del mondo arabo.

1917 dichiarazione  Balfour in cui il governo britannico promette a Lord Rotschild (prominente uomo d'affari ebreo) la creazione di un "focolare nazionale ebraico" in Palestina, in altre parole di dare una terra ad Israele: UN POPOLO SENZA TERRA, UNA TERRA SENZA POPOLO. Senza dimenticare che solo il 4% della popolazione era ebrea, il 20% cristiani. il 76% musulmani e  tutti erano palestinesi.

1922 La Società delle Nazioni affida alla G.B. il mandato sulla Palestina. L'amministrazione britannica incoraggia e promuove l'immigrazione ebraica dall'Europa e dagli Stati Uniti.

Tutto questo per dimostrare che la creazione dello stato d'Israele è legato ad un preciso piano strategico "strutturato" dall'Europa. Israele non è altro che la colonna portante di questo processo di colonizzazione. L'Europa doveva anche e successivamente uscire dalla bega dell'olocausto dando una terra agli ebrei, PERCIO' LA RELIGIONE DIVENTA UNO STRUMENTO STRATEGICO POLITICO, nel senso di assicurare la "terra promessa".

Il cristianesimo è una continuazione dell'ebraismo nel senso che si "autorizza" l'espansione e l'occupazione".

Dall'altra parte Israele utilizza, in modo strumentale, la narrativa della "terra vuota", per questo ancora oggi cerca di cancellare la memoria storica della Palestina, distruggendo i siti storici, strappando gli ulivi centenari con le loro radici per trapiantarli nelle colonie, addirittura riutilizza le antiche pietre delle case palestinesi demolite per costruire abitazioni all'interno delle colonie stesse. In questo modo cerca non solo di cancellare la memoria storica della Palestina, ma di dimostrare che le radici israeliane sono antiche.

L'occupazione israeliana si differenzia dalle altre occupazioni nel mondo per alcuni punti:

1) si fonda sull'"esilio", con l'obiettivo cioè di esportare "fuori" i palestinesi. Infatti ad oggi ci sono 7 milioni di profughi. Secondo Nassar Ibrahim la questione dei rifugiati è la base vera del conflitto, nel senso che per risolvere  quest'ultimo occorre provvedere al "ritorno".

2) occupazione di "lungo periodo", che ormai dura da 70 anni. Generazioni e generazioni senza libertà, con conseguente modificazione e stravolgimento dell'identità. 

3) controllo totale di tutte le "risorse naturali e fisiche" ( aria, acqua, terra, cielo). In queste condizioni nessun aiuto economico proveniente dai governi europei (Banca Europea) ha senso. I progetti di sviluppo economico con questo tipo di occupazione sono soldi buttati via, perchè vanno a beneficio esclusivo di Israele e di alcune classi sociali privilegiate.Questo totale controllo delle risorse ha fatto sì che Israele sta persino smantellando le tradizionali e secolari colture della Palestina: olive, arance e limoni per sostituirle con altre (avogado, fragole, ecc) da esportare. Il cambiamento "imposto" della produzione agricola contribuisce all'annullamento dell'identità popolare palestinese. 

4) Israele ha creato all'interno della società palestinese delle classi sociali che ottengono vantaggi dall'occupazione. Di soldi ne arrivano tanti, ma vanno solo in mano a pochi privati, aumentando la differenza economica e politica tra le classi. Il capitalismo americano ed europeo si esporta anche in Israele. Da qui la sua analisi marxista, un'analisi politica che smaschera la farsa e la retorica della strategia dei "diritti umani". Quello che serve veramente è un "cambiamento politico".

Il trattato di
OSLO in realtà ha distrutto ogni possibilità di pace. Pochi mesi dopo il suo insediamento Barack Obama e precisamente il 9 giugno 2009 chiede pubblicamente la pace fra Israele e Palestina.

Netanyahu risponde positivamente, ma con qualche precisazione che rende vana ogni trattativa: "il problema dei profughi non ci riguarda, le colonie devono aumentare perciò nessun ritiro dei confini, anzi al contrario, poi Gerusalemme è da considerare la capitale dello stato ebraico ed infine l'eliminazione delle fazioni terroristiche palestinesi. 

Breve accenno alla "Resistenza Palestinese" che definisce una risposta all'occupazione. Israele, intenzionalmente, fa apparire il popolo palestinese "geneticamente" terrorista, ma la verità è che Israele fa "terrorismo di Stato" cioè legalizzato. Israele ha la spudoratezza di considerare terroristi anche chi tira i sassi, definendo questo fenomeno "terrorismo senza armi".

Il vero problema terroristico, se così si può chiamare, è la "diffusione demografica" dei palestinesi. La vera risposta al sionismo israeliano. 

Conclude sostenendo che OCCORRE CAMBIARE LE FORME DI EQUILIBRIO ALL'INTERNO DELLA PALESTINA E PER FARE CIO' TUTTE LE FORME DI RESISTENZA SONO GIUSTIFICATE. 

Fa anche una distinzione fra EBREI e SIONISTI, nel senso che mentre l'ebraismo è un movimento religioso che per secoli ha convissuto pacificamente con la religione cristiana e musulmana, il SIONISMO E' UN MOVIMENTO POLITICO ED IDEOLOGICO. 

(fine - ho fatto del mio meglio - qualche appunto scritto mi è mancato - sono gradite aggiunte o correzioni)

Vi ringrazio tutti per la profonda esperienza vissuta insieme.

Ave