http://www.nytimes.com/2014/02/01/opinion/sunday/why-the-boycott-movement-scares-israel.html?_r=0&referrer=

New York Times, 31.01.2014

Perché Israele teme il boicottaggio di OMAR BARGHOUTI

 

GERUSALEMME - Se i tentativi del segretario di stato americano John Kerry per rilanciare i colloqui tra Israele e l'Autorità palestinese dovessero fallire a causa del protrarsi della politica israeliana di costruzione di insediamenti illegali, il governo israeliano dovrebbe probabilmente affrontare un boicottaggio internazionale "a pelle", secondo le parole di avvertimento dello stesso Kerry dell'agosto scorso.

In questi tempi, Israele sembra terrorizzato dalla crescita "esponenziale" del movimento a guida palestinese di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) tanto quanto dalla crescente influenza dell'Iran nella regione. Lo scorso giugno, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha in effetti definito il BDS una minaccia strategica. Battezzandolo "il movimento di delegittimazione", ha assegnato la responsabilità generale per il suo contrasto al Ministero degli Affari Strategici. Ma il BDS non costituisce una minaccia esistenziale per Israele. Pone piuttosto una seria sfida al sistema israeliano di oppressione del popolo palestinese, che è la causa principale del suo crescente isolamento a livello mondiale.

Il considerare il BDS come una minaccia strategica svela l'ansietà del governo israeliano di fronte alla recente diffusione del movimento nell'informazione mainstream. Riflette anche il fallimento della ben sostenuta campagna del Ministero degli Affari Esteri "Brand Israel", che riduce il BDS ad un problema di immagine e impiega la cultura come strumento di propaganda, inviando ben noti personaggi israeliani in giro per il mondo a mostrare il volto gradevole di Israele.

Iniziata nel 2005 dalle più grandi federazioni sindacali e organizzazioni della società palestinese, il BDS chiede la fine dell'occupazione israeliana del 1967, "il riconoscimento del diritto fondamentale dei cittadini Arabo-Palestinesi di Israele alla piena uguaglianza", e il diritto dei rifugiati palestinesi al ritorno nelle case e terre a loro sottratte quando furono espulsi con la forza nel 1948.

Perché una potenza nucleare con una forte economia come Israele dovrebbe sentirsi così vulnerabile di fronte a un movimento di diritti umani non violento?

Israele è profondamente preoccupato per il crescente numero di ebrei americani che si oppongono verbalmente alle sue politiche, in particolare quelli che stanno partecipando a campagne BDS o le stanno guidando. Percepisce anche come una profonda minaccia il crescente dissenso fra personalità ebree di spicco che rifiutano la tendenza del governo israeliano a parlare a loro nome, sfidano la sua pretesa di essere la "casa nazionale" di tutti gli ebrei, o denunciano la contraddizione intrinseca nel fatto che Israele si definisce come un'entità etnico-religiosa e allo stesso tempo pretende di essere una democrazia. Quello che I.F. Stone scriveva profeticamente su Israele nel 1967, ovvero che stava "creando una sorta di schizofrenia morale nel mondo ebraico" a causa dei suoi ideali "razziali e segregazionisti", non è più un'eresia.

Israele si sente minacciata anche dall'efficacia delle strategie non-violente utilizzate dal movimento BDS, inclusa la sua componente israeliana, e dall'impatto negativo che queste hanno avuto sulla reputazione di Israele agli occhi dell'opinione pubblica mondiale. Come ha affermato un comandante militare israeliano impegnato a sopprimere la resistenza popolare palestinese all'occupazione, "Non recitiamo Gandhi molto bene."

La votazione storica della 'American Studies Association' nello scorso dicembre che ha adottato il boicottaggio accademico di Israele, giunta sulla scia di una decisione simile da parte, fra gli altri, dell'associazione per gli studi asiatico-americani, così come il sostegno al disinvestimento da parte di diversi consigli di studenti universitari, dimostra che il BDS non è più un tabù negli Stati Uniti.

Anche l'impatto economico del movimento sta diventando evidente. La recente decisione del fondo pensione olandese da 200 miliardi di dollari PGGM di cessare gli investimenti nelle cinque maggiori banche israeliane a causa del loro coinvolgimento nel'occupazione dei territori palestinesi ha causato un'onda d'urto attraverso l'establishment israeliano.

Per sottolineare il pericolo "esistenziale" posto dal BDS, Israele e i suoi gruppi di pressione spesso invocano l'antisemitismo, nonostante l'inequivocabile e coerente posizione del movimento contro ogni forma di razzismo, antisemitismo incluso. Tale affermazione infondata mira a intimidire e ridurre al silenzio coloro che criticano Israele, confondendo tali critiche col razzismo anti-ebraico.

Sostenere che boicottare Israele è intrinsecamente antisemita non solo è falso, ma presuppone anche che Israele e "gli ebrei" siano la stessa cosa. Questo sarebbe assurdo e bigotto quanto sostenere che il boicottaggio di uno stato che si proclama islamico come l'Arabia Saudita, per esempio, a causa della sua orribile situazione riguardo ai diritti umani, sia necessariamente un atto islamofobo.

La richiesta del movimento BDS di piena uguaglianza nel diritto e nelle politiche per i cittadini israeliani palestinesi è particolarmente preoccupante per Israele perché solleva domande sulla sua autodefinizione come stato ebraico esclusivo. Israele considera come una "minaccia esistenziale" qualsiasi sfida a quello che persino il Dipartimento di Stato americano ha criticato definendolo un sistema di "discriminazione istituzionale, giuridica e sociale" contro i suoi cittadini palestinesi, in parte a causa dell'immagine di apartheid che questa sfida evoca.

Significativamente, la Corte Suprema ha recentemente respinto il tentativo di alcuni liberali israeliani di avere la loro nazionalità o etnia registrata semplicemente come "Israele" nell'anagrafe nazionale (che prevede categorie come Ebreo, arabo, druso, ecc.). La corte ha ritenuto che questo costituirebbe una grave minaccia all'identità fondante di Israele come stato ebraico per il popolo ebraico.

Israele rimane l'unico paese al mondo che non riconosce la propria nazionalità, poiché questo garantirebbe in teoria uguali diritti a tutti i suoi cittadini minando la sua identità "etnocratica". L'affermazione che il BDS, un movimento non-violento ancorato ai principi universali dei diritti umani, mirerebbe a "distruggere" Israele deve essere interpretata in questo contesto.

La giustizia e uguali diritti per tutti potrebbero davvero distruggere Israele? L'uguaglianza ha forse distutto il sud degli Stati Uniti? O il Sud Africa? Certamente ha distrutto l'ordine razziale discriminatorio che vigeva in entrambi i luoghi, ma non ha distrutto il popolo o il paese.

Allo stesso modo, è solo l'ingiustizia nel sistema israeliano ad essere minacciata dalla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni .

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Omar Barghouti è un attivista palestinese per i diritti umani e autore di "Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni : la lotta globale per i diritti palestinesi".

Traduzione di Giacomo Graziani per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, Firenze