Palestine Chronicle
04.12.2013
http://www.palestinechronicle.com/palestinian-struggle-is-not-about-independence-it-is-about-liberation-interview-with-dr-haidar-eid/

'La lotta palestinese non è per l’indipendenza – è per la liberazione' - Intervista con il dottor Haidar Eid  

Intervista di David Letwin

David Letwin (ebrei per il diritto al ritorno dei palestinesi) intervista il dottor Haidar Eid, Professore Associato, Dipartimento di Letteratura Inglese, Università di Al-Aqsa, Striscia di Gaza, Palestina. Il Dr. Eid è anche un sostenitore dello stato unico e un membro della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI).

 

 David Letwin: Molti attivisti palestinesi in questo paese hanno messo il loro impegno principale nel contrapporsi all’occupazione del 1967 e, più recentemente, all'assedio israeliano di Gaza. Ma tu e altri palestinesi sostenete che il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi è al centro della lotta per la giustizia. Perché? 

Haidar Eid: l’espropriazione sionista e l'oppressione dei palestinesi non è iniziata nel 1967. Risale al 1948, quando più di 750.000 palestinesi furono cacciati dai villaggi e dalle città in Palestina e furono deportati verso i paesi vicini: Giordania, Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania per far posto ad uno "stato ebraico" dell’apartheid. 

Poi, nel 1967, Israele occupò la Striscia di Gaza, la Cisgiordania e Gerusalemme Est, che rappresentano il restante venti per cento della Palestina storica. 

Come risultato di questa pulizia etnica sistematica e continuativa, i due terzi dei palestinesi sono profughi che hanno diritto a veder applicato il loro diritto al ritorno nella loro patria originaria, in linea con la risoluzione 194 delle Nazioni Unite. Questa è la radice del problema palestinese. 

I sostenitori della solidarietà che fanno risalire il problema al 1967 ignorano l'origine del problema, e riflettono la sinistra sionista in Israele, che vuole la separazione dei palestinesi dagli ebrei israeliani. 

Questo diritto basilare della restituzione può essere realizzato se ovunque, nella Palestina storica, vi è uno stato ebraico? 

No, questo è impossibile. Il Sionismo, per sua natura, è un'ideologia di esclusione che non accetta l’"Altro" e, nell’ideologia sionista, l’”Altro” è il palestinese – l’Arabo nella terra storica di Palestina. Quindi uno Stato ebraico significa la negazione dei diritti ai non ebrei. Vengo da una famiglia di rifugiati, ma non ho diritto alla cittadinanza nello Stato di Israele perché non sono nato da una madre ebrea e non posso accedere al mio diritto al ritorno. 

David Letwin: Tutto questo come si integra nella tua analisi della soluzione a Due Stati contro quella dello Stato unico? 

Haidar Eid: La soluzione dei due stati è una soluzione razzista che prevede uno "stato ebraico puro" e uno "stato palestinese puro", entrambi basati sulle identità etnico-religiose. Essa non tiene conto dei diritti dei due terzi del popolo palestinese. Né prende in considerazione i diritti nazionali e culturali di 1,2 milioni di cittadini palestinesi di Israele, che vivono come cittadini dello Stato di seconda, se non di terza classe. Questo è estremamente importante. 

Inoltre, la lotta palestinese non è una lotta per l’indipendenza – è una lotta di liberazione. La liberazione è molto diversa dall’indipendenza, perché il nostro diritto all'autodeterminazione deve portare all’applicazione del diritto al ritorno e alla piena uguaglianza per tutti gli abitanti dello stato di Palestina. 

La soluzione dei due stati è un dogma razzista che non può garantire tutti i diritti richiesti dall’appello del BDS del 2005 attorno al quale si raccoglie il consenso palestinese: ritiro delle truppe israeliane dai territori arabi occupati nel 1967, attuazione della risoluzione 194 dell’ONU, che prevede il diritto al ritorno di tutti i profughi palestinesi e ai loro discendenti e la fine delle politiche di apartheid messe in pratica Israele contro i cittadini palestinesi dello stato di Israele. Mi dispiace che ci siano attivisti della solidarietà che sono caduti nella trappola e che sostengono questa cosiddetta soluzione. I sostenitori provenienti dagli Stati Uniti d'America potrebbero accettare uno stato che discrimina ufficialmente gli afro-americani? I sostenitori sudafricani hanno accettato la "soluzione bantustan"? No, non l'hanno fatto! Allora perché accettarla per i palestinesi? 

David Letwin: E la soluzione dello Stato Unico? 

Haidar Eid: La soluzione dello stato unico è l'unica soluzione attraverso la quale i diritti dei palestinesi richiesti dal movimento BDS possono essere raggiunti. Inoltre, è un compromesso molto generoso sia per i colonizzati oppressi che per i coloni, offrendo la cittadinanza in uno stato di totale parità, esattamente come quello che è successo in Sud Africa, dove lo stesso generoso compromesso fu offerto dalla popolazione indigena ai coloni bianchi. 

Questo è il 21° secolo, dopo tutto! Stiamo offrendo una soluzione umana, inclusiva, che non si basa sull'identità etnico-religiosa: uno stato laico per tutti i suoi cittadini, indipendentemente da religione, etnia, sesso, eccetera. 

Se sei davvero un sostenitore della Palestina, devi sostenere il nostro diritto all'autodeterminazione, che alla fine porta ad uno stato laico democratico in tutta la Palestina storica. In caso contrario, si sosterrebbe una soluzione razzista! Non credo che il vero sostegno alla Palestina possa escludere il Diritto al Ritorno. Se questo è il caso, allora dove dovrebbero tornare i rifugiati palestinesi? in uno stato di apartheid che si definisce in termini etnico-religiosi? Uno stato che non è il loro stato, poiché è lo stato di soli ebrei?! 

David Letwin: In un'intervista del 2009, il leader del BDS Omar Barghouti disse: "Io sono assolutamente contro il bi-nazionalismo. Uno stato laico e democratico, sì, ma non bi-nazionale. C'è una grande differenza." È d'accordo? E qual è, a suo parere, la differenza? 

Haidar Eid: Sì, sono completamente d'accordo. Uno stato bi-nazionale, per definizione, è uno stato costituito da due nazioni. Queste due nazioni hanno storicamente il diritto alla terra. Ma gli ebrei non costituiscono una nazione. Gli Ebrei israeliani costituiscono una comunità di coloni-colonialisti, non dissimile ai bianchi del Sud Africa o ai francese in Algeria. I Coloni non hanno il diritto all'autodeterminazione. Tuttavia, il popolo indigeno di Palestina, i musulmani, i cristiani e gli ebrei, hanno tutti il ​​diritto di autodeterminazione e costituiscono una nazione. 

In realtà, il bi-nazionalismo è una idea sionista poiché tratta TUTTI gli ebrei come un popolo che ha diritto alla terra. 

David Letwin: Cosa risponde alle persone che dicono: "OK, sono d'accordo con quello che stai dicendo. Ma cerchiamo di essere onesti. Quella a Due Stati è l'unica soluzione realistica e, se vogliamo veramente aiutare i palestinesi, dovremmo concentrarci sul porre fine al problema immediato dell’occupazione e sostenere la soluzione dei due stati "? 

Haidar Eid: Direi che la soluzione dello stato unico è più pratica/realistica rispetto alla soluzione dei due Stati. Il Sud Africa ha dimostrato che la via da seguire era la democrazia civica per tutti gli abitanti del Sud Africa, la terra del Sud Africa, secondo la Carta libertà, appartiene a tutti coloro che vivono su di essa. Questa è una lezione che dobbiamo imparare dalla storia. 

Israele ha di fatto ucciso la soluzione dei due Stati con la creazione di nuovi fatti sul terreno: annettendo Gerusalemme, creando una "Grande Gerusalemme" e aumentando il numero dei coloni e l'espansione delle colonie illegali esistenti (tutte le colonie sono illegali). Nel 1993, quando furono firmati gli accordi di Oslo, purtroppo prevalse l'illusione della pace. La gente credeva che fosse possibile avere due stati: uno stato palestinese sul ventidue per cento della Palestina storica. 

Quell'anno, il 1993, il numero di coloni ebrei nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, era 193.000. Venti anni più tardi, il numero dei coloni in Cisgiordania è salito a 600.000. Gli insediamenti israeliani - o piuttosto le colonie per soli ebrei, dal momento che i palestinesi non sono autorizzati a vivere lì - sono diventati città. Il che significa che Israele non ha intenzione di lasciare la Cisgiordania ad altri. E durante questi 20 anni, Israele ha eretto un mostruoso muro dell’apartheid che separa palestinesi da israeliani e palestinesi da palestinesi. 

Israele ha anche trasformato la Striscia di Gaza in un campo di concentramento (per quanto queste due parole potrebbero disturbare alcune persone che affermano di avere il monopolio dell’essere vittime), in una prigione a cielo aperto. Non c'è comunicazione tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. L'intera questione è personale per me ed è personale per tutti i palestinesi. Ad esempio, mia sorella vive a Betlemme, a un'ora di auto da Gaza. Ma io non ho potuto vederla per quindici anni. Quando entrambi i nostri genitori sono morti nel 2005, non ha potuto venire ai loro funerali. L'esperienza personale racconta l'impossibilità della soluzione a due-stati. 

David Letwin: Così, tanto per chiarire, lei non supporta la soluzione di uno stato unico perché la soluzione a due stati è "fallita", la sostiene perché quella dello Stato unico è l'unica soluzione giusta, è corretto? 

Haidar Eid: Assolutamente corretto. Anche se miglioriamo la soluzione dei due stati - che è impossibile - essa non soddisfa comunque il diritto di autodeterminazione, che è diritto al ritorno, uguaglianza e libertà. La soluzione dei due Stati non lo fa. 

David Letwin: Al Forum della Sinistra, nel 2013 a New York, Steven Shalom ha sostenuto che, anche se ingiusta, la "soluzione dei due stati", tuttavia, apre la strada ad uno stato democratico e dovrebbe essere sostenuta per questo motivo. È d'accordo? 

Haidar Eid: No, non lo sono! Con la stessa logica pensa anche che il movimento anti-apartheid avrebbe dovuto accettare la soluzione Bantustan? Ho già chiarito nelle mie risposte e negli articoli precedenti il motivo per cui questo è un errore. Una soluzione razzista non può aprire la strada ad una soluzione giusta. 

L’Arcivescovo Desmund Tutu ha detto che "[essi] volevano il menu completo dei diritti". Perché ci si aspetta che si accontentino di qualcosa di meno? Non riesco a capire. 

È arrogante per gli ebrei e altri non-palestinesi sostenere la richiesta di uno stato democratico? 

Credo fermamente che tutti i sostenitori dei palestinesi dovrebbero ascoltare la richiesta di uno stato unico fatta dai palestinesi oppressi. Dovrebbero essere fermi nel loro sostegno ai diritti umani e alla democrazia espressi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La soluzione dei due Stati rispetta tale dichiarazione? No. Allora la logica e i principi dovrebbero sostenere la richiesta della soluzione che lo fa, la soluzione che prevede la democrazia e l'uguaglianza in tutta la Palestina storica. 

Dopo tutto, gli attivisti non credevano che fosse presuntuoso sostenere uno Stato unico democratico in Sudafrica, vero? E quando il "presidente" del Transkei ha invitato la comunità internazionale a sostenere e riconoscere la sua "patria indipendente" - la sua versione della "soluzione dei due stati" - gli attivisti anti-apartheid non seguirono quella linea! 

E, a proposito, la maggior parte degli attivisti anti-apartheid in Sud Africa che ha visitato la Palestina ora supporta la soluzione di uno stato unico. Alcuni dei miei amici e compagni sudafricani scrivono molto chiaramente: "La soluzione dello stato unico è l'unica soluzione, perché non possiamo sostenere una soluzione razzista." Ecco perché anche la linea ufficiale sudafricana del sostegno di una soluzione a due stati non è così popolare tra i sostenitori sudafricani della causa Palestinese - per non dire tra i membri del gabinetto! Sanno cosa sia il razzismo! La soluzione a cinque-stati in Sud Africa è stata il frutto degli architetti dell’Apartheid: il Sudafrica Bianco sull’ 88 per cento del territorio e quattro "Homelands indipendenti"/bantustan per i nativi! In realtà, il piano originale era quello di avere 11 bantustan, se quattro non vi fosse sembrato abbastanza! 

Il movimento di solidarietà ha sostenuto la richiesta di democrazia e di uno stato laico democratico in Sudafrica, perché quella era l'unica soluzione. Non può esserci alcun compromesso, nessun negoziato con l'apartheid. La stessa cosa dovrebbe applicarsi al movimento di solidarietà con la Palestina. Perché è così difficile da capire?! 

David Letwin: In una recente intervista, Noam Chomsky ha detto che la soluzione di uno stato unico è un'"illusione", perché "non ha alcun sostegno internazionale.” Che cosa risponde? 

Haidar Eid: Ha aggiunto anche che la soluzione dei due Stati è diventata una facciata, una fantasia nella testa di coloro che credono nelle fantasie? Non ha anche argomentato, nel suo ultimo pezzo su Mondoweiss, che Israele e gli Stati Uniti hanno ucciso la soluzione dei due stati? 

Personalmente, mi si spezza il cuore quando vedo un pensatore estremamente intelligente come Chomsky mancare il punto e decidere di adottare una posizione soft-sionista! C'è qualcosa con gente come Chomsky e Finkelstein per cui si tende a concordare su tutto tranne che sulla Palestina. Ecco perché, comprensibilmente, alcuni attivisti del BDS e della soluzione di uno stato unico negli Stati Uniti li chiamano PEP (Progressisti eccetto Palestina!) 

C'è uno schiacciante sostegno internazionale per il nostro diritto all'autodeterminazione, e questo comporta il diritto al ritorno e l’uguaglianza. Come affronta questi due diritti sanciti a livello internazionale la soluzione a due stati? Chomsky non riesce a fornire una risposta, a meno che non pensi non abbiamo il diritto al ritorno e all'uguaglianza! Lui è abbastanza intelligente da sapere che la soluzione dei due stati è razzista. Non la pensava così sui bantustan del Sud Africa?! 

David Letwin: Lei ha recentemente detto: "A un certo punto, al movimento BDS verrà chiesto di prendere posizione "a favore di uno stato democratico. Perché la campagna BDS finora si è astenuta dal prendere questa posizione, e perché dovrebbe farlo ora? 

Haidar Eid: Ogni attivista ormai sa che il movimento BDS è basato sui diritti, diritti che sono garantiti per tutti gli esseri umani senza distinzioni di etnia, sesso, nazionalità, religione, eccetera. Il BDS è guidato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ecco perché la maggior parte, se non tutti, gli attivisti BDS sono strenui difensori dei diritti umani. 

Sono, tuttavia, consapevole delle tensioni derivanti dal fatto che il Comitato Nazionale del Boicottaggio di non abbia un programma politico e cha la sua attenzione si concentri su un approccio basato sui diritti. Questo è un problema certamente degno di discussione all'interno della segreteria del BNC. 

Ma dobbiamo anche prendere in considerazione il fatto che il BNC è una coalizione, con tutti i compromessi che le coalizioni devono fare per lavorare come un fronte unico. Ecco perché il BNC è diventato il quadro di riferimento dei movimenti internazionali di boicottaggio. Credo che, in questo contesto, per fare un appropriato confronto con l'esperienza sudafricana, non si debba trascurare il ruolo del Fronte Democratico Unito (UDF), rappresentanza del Partito del Congresso Nazionale, così come di altri partiti politici e organizzazioni della società civile esattamente come il BNC. L'UDF adottò due di quelli che i sudafricani chiamavano i "quattro pilastri di lotta", cioè la mobilitazione di massa e la campagna di boicottaggio. La storia è testimone di come questo approccio ha immensamente contribuito a porre fine all'apartheid. A mio parere, la BNC ha imparato questa lezione storica dal Sud Africa. Ma alla comunità internazionale ci sono voluti circa 30 anni per rispondere alla chiamata fatta dal movimento anti-aparthei;, consideriamo che l'appello palestinese del BDS è stato fatto nel solo 2005. 

Ecco perché penso che ci sarà un momento in cui al BDS verrà chiesto di prendere una posizione nei confronti della soluzione ad uno o due Stati. E credo fermamente che si esprimerà a sostegno del primo. 

David Letwin: Come si collega la battaglia per un singolo Stato democratico laico in tutta la Palestina storica alle altre lotte di liberazione della regione? 

Haidar Eid: Quando in Tunisia e in Egitto iniziarono le primavere arabe, Israele era estremamente preoccupato perché quella lotta nel mondo arabo era per i diritti umani e la democrazia. E la democrazia è l'antitesi del sionismo, esattamente allo stesso modo in cui la democrazia in Sud Africa era l'antitesi dell’apartheid, e che alla fine, lì, ha portato alla fine dell'apartheid istituzionale nel 1994. (Io continuo a pensare che l'apartheid economico esista ancora in Sud Africa, ma questo è qualcosa che possiamo affrontare in un altro contesto) 

Come progetto sionista, Israele sa benissimo che la vera democrazia nel mondo arabo si diffonderà e raggiungerà la Palestina. La comunità internazionale e la primavera araba si aspettavano che Israele fosse veramente democratico. Ciò significa una persona, un voto. E dopo il diritto al ritorno, una persona - un voto finirebbe per provocare il crollo dell'impresa sionista in Palestina. 

Questo, a mio avviso, è il legame tra la lotta palestinese per la libertà, l'autodeterminazione e liberazione, e la lotta per la democrazia e i diritti umani nel mondo arabo. 

David Letwin: Parlando di BDS, Norman Finkelstein ha recentemente accusato la campagna BDS di ipocrisia nel fare appello al diritto internazionale quando si tratta di diritti dei palestinesi, ma rifiutandosi di rispettare le risoluzioni internazionali, come la spartizione del 1947 delle Nazioni Unite, che - egli sostiene - legittima l'esistenza dello " stato ebraico”. Come risponde? 

Haidar Eid: Mi dispiace di sentire queste cose da una persona intelligente come Norman Finkelstein. 

Come sostenitori statunitensi della causa palestinese degli Stati Uniti, voi avete dei principi. Non è possibile conciliare una divisione ingiusta e l’apartheid con i diritti umani e la democrazia. Norman Finkelstein ha dimenticato che Israele si definisce come lo stato dei soli ebrei? Si aspetta che io riconosca qualcosa come questo, perché le Nazioni Unite hanno dichiarato che è così? Riconosciamo le leggi e le risoluzioni, come la 194, che sono giuste e rifiutiamo quelle, come la risoluzione di spartizione, che sono ingiuste. Questo è il modo in cui hanno operato tutte le lotte per i diritti umani. In che senso è ipocrita? 

Ecco come è stato nella lotta contro l'apartheid in Sud Africa. Che si trattasse di Norman Finkelstein, o del suo mentore Noam Chomsky, tutti hanno ascoltato la chiamata dei sudafricani. Abbiamo detto tutti: "Che cosa volete, voi sudafricani oppressi e colonizzati?" Hanno risposto: "Vogliamo la fine dell'apartheid.” E adesso, i palestinesi stanno dicendo che vogliono porre fine all'apartheid israeliano. 

E lo avrei capito se avesse sostenuto la soluzione dei due stati in base alla risoluzione Onu 181, approvata nel 1947, che ha offerto la divisione della Palestina in uno stato arabo e in uno stato ebraico come la soluzione! Si tratta di una risoluzione molto ingiusta e problematica, in quanto offriva alla minoranza ebraica (660.000 su 2 milioni di persone), la parte più ampia del territorio (56%). Questo 56 per cento, che ha offerto agli ebrei, comprende un numero uguale di ebrei e palestinesi. E poiché la maggior parte dei sionisti, morbidi o no, hanno combattuto per una maggioranza ebraica in Palestina, che alla fine ha portato alla Nakba, cioè, a un processo orchestrato di pulizia etnica. I sostenitori dei Due stati, come Finkelstein, dicono che uno Stato palestinese dovrebbe essere istituto sul 44 per cento della Palestina sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite! 

Quindi direi che è Norman Finkelstein ad essere ipocrita, perché non è disposto a fare per i palestinesi quello che lui e tutti gli altri attivisti hanno fatto per i sudafricani. E infatti, lui è sionista e razzista quando si aspetta che noi palestinesi ascoltiamo ciò che ha da dire. No, scusatemi – lui suppone di ascoltare ciò che noi abbiamo da dire. Ma lui ha deciso di ignorare il fatto che la chiamata del BDS 2005 è stata approvata dalla stragrande maggioranza della società civile palestinese, comprese le forze nazionali e islamiche! È che non è abbastanza per voi, se foste veri sostenitori della Palestina? 

Sono passati 20 anni da quando sono stati firmati gli Accordi di Oslo. Che effetto hanno avuto questi accordi, e il cosiddetto "processo di pace", sulla lotta per i diritti fondamentali dei palestinesi richieste dal BDS: uguaglianza, diritto al ritorno e fine dell'occupazione? 

Io riassumo citando Edward Said, nel 1993: gli accordi di Oslo sono una seconda Nakba. Oslo ha ridotto il popolo palestinese a coloro che vivono solo nella Striscia di Gaza e nella West Bank, mentre esclude i profughi palestinesi e cittadini dello stato di Israele. Oslo non ha mai accennato al diritto dei palestinesi a tornare ai loro villaggi e alle loro città da cui furono cacciati con la pulizia etnica del 1948 e non ha fatto menzione della parità nei territori del 1948. Oslo fondamentalmente ha codificato e legittimato la pulizia etnica - la Nakba - del 1948. 

Oslo ha anche dato alla comunità internazionale la falsa impressione che ci siano "due parti uguali" – i palestinesi, da un lato e gli israeliani dall'altro - impegnate in un "dialogo" per risolvere il loro problema. Ma non ci sono due parti uguali. Non c'è dialogo. C'è un regime di apartheid che cerca di perpetuare il proprio dominio, da un lato e un popolo indigeno che lotta per i propri diritti inalienabili, dall'altro. 

Piuttosto che riconoscere la necessità di smontare questo regime di apartheid una volta per tutte, Oslo ha feticizzato gli ornamenti di statualità: se offrite ai Palestinesi una bandiera, un tappeto rosso per il suo presidente e un inno nazionale, allora avete risolto la questione palestinese una volta per tutte! 

Tornando a Norman Finkelstein: abbiamo la lotta dei palestinesi colonizzati contro i coloni colonialisti - grazie al movimento BDS, grazie alla formazione del BNC, grazie alla formazione della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele, e grazie alla rinascita dell'idea un solo stato. Abbiamo intellettuali e attivisti come Edward Said, Azmi Bishara, Ali Abunimah, Omar Barghouti, Ramzy Baroud, Joesph Masaad, Ilan Pappe e tutte queste persone che hanno deciso di dire addio alla soluzione dei due Stati e di approvare la soluzione ad uno stato unico. 

I sostenitori della causa palestinese devono sostenere la democrazia e i diritti umani - gli stessi principi che hanno seguito negli anni Ottanta contro l'apartheid in Sud Africa. Non si perse tempo a discutere gli aspetti pratici dei bantustan in Sudafrica. Quindi è necessario unirsi a noi nel mettere la soluzione dei due stati sullo scaffale di un museo, perché ritarda la nostra liberazione, e si deve sostenere la nostra richiesta di un solo stato. 

[Questo post è parte di "What Comes Next:?. Un forum sulla fine del paradigma dei due stati" Questa serie è stata avviata dalla Voce Ebraica per la Pace come un'indagine sulla situazione attuale delle opinioni sulle soluzioni ad uno stato e a due Stati.] 

-          David Letwin è un membro di Ebrei per il Diritto al Ritorno dei Palestinesi. 

-          Il dottor Haidar Eid è Professore Associato presso il Dipartimento di letteratura inglese, di Al-Aqsa, Striscia di Gaza, Palestina. Dr. Eid è anche un attivista della soluzione per lo stato unico e un membro della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI).

(tradotto da barbara gagliardi
per l'Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

 

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