The Electronic Intifada
05.06.2013
http://electronicintifada.net/content/when-israel-compensated-germans-land-palestine/12512

 

Quando Israele risarcì i tedeschi per le terre in Palestina. 

Colonie tedesche in Palestina hanno ricevuto un indennizzo dal governo israeliano per quando, durante la Nakba, i coloni furono costretti a fuggire.  

di Rosemarie M. Esber 

Il mese scorso ha contrassegnato il 65° anniversario della Nakba – la catastrofe palestinese del 1948, durante la quale le forze israeliane espulsero circa 800.000 palestinesi dalla loro patria e si impadronirono delle loro proprietà. Durante la guerra del 1948, vennero prese, in totale, 536 città, paesi e villaggi – il 78 % del territorio della Palestina storica.

                    

 Comunque, la Nakba non è solo un evento storico. Resta un trauma non concluso.

 Ogni giorno, i diritti dei palestinesi vengono violentati; i palestinesi vivono ancora sotto occupazione o è vietato loro l’ingresso nella loro patria. Nel frattempo, prosegue la confisca della terra e dell’acqua – in particolar modo nella West Bank e nel deserto del Naqab (Negev). 

I palestinesi di tutto il mondo restano esclusi e non indennizzati, nonostante che l’ammissione di Israele alle Nazioni Unite nel 1949 fosse preceduta dalla sua manifesta volontà di attenersi alla Risoluzione 194 che prevede il rimpatrio dei profughi palestinesi e il loro risarcimento. 

Poco noto, tuttavia, è il fatto che quattro comunità in Palestina hanno ottenuto per le loro perdite un indennizzo valutato con cura e concordato a livello internazionale. I quattro villaggi – Sarona, Wihelma, Betlehem (non la Bethlehem famosa) e Waldheim – appartenevano a un gruppo di cristiani tedeschi, chiamati i Templari. 

Modello per i coloni 

Sarona, vicino a Jaffa, è stato uno dei primi insediamenti agricoli moderni in Palestina (1871) ed è stato un modello per i coloni ebrei. Wilhelma (1902), vicino a Lidda, e Betlehem (1906) e Waldheim (1907) nella zona settentrionale della Galilea, erano prosperi insediamenti agricoli appartenenti a comunità tedesche. 

I Templari in Palestina conservarono la loro cittadinanza germanica. Sebbene, durante il 1933, istituissero una sezione del partito nazista in Palestina, secondo lo studioso israeliano Yossi Ben Artzi solo circa il 17 % di loro aveva simpatie per il nazismo. Eppure, nel 1939, i Templari più militarmente abili vennero coscritti per combattere nell’esercito germanico. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il governo del Mandato Britannico internò i cittadini di nazionalità tedesca nei loro villaggi rurali. Poi, alcune famiglie di Templari vennero deportate e internate in Australia. Altri entrarono a far parte di tre scambi tedesco-britannici di prigionieri, di tedeschi di Palestina per lo più in cambio di ebrei olandesi provenienti dai campi di concentrazione di Bergen-Belsen. 

Dopo la guerra, truppe britanniche furono poste a guardia dei quattro villaggi Templari per proteggere i tedeschi da ebrei estremisti. Ciò nonostante, nell’aprile del 1948, un attacco sionista uccise almeno due persone a Waldheim determinando la fuga di molti Templari. (Questa procedura di attaccare e uccidere per terrorizzare gli abitanti dei villaggi e costringerli ad andarsene, venne perpetrata, durante la guerra del 1948, dalle forze sioniste in centinaia di villaggi arabo-palestinesi). 

Destini divergenti 

I Templari rimossi, rimasero a Cipro fino a che furono ammessi in Australia e ne divennero cittadini (vedi Susanne D. Rutland, “Buying out of the Matter’: Australia’s Role in Restitution for Templer Property in Israel”, Journal of Israeli History: Politics, Society, Culture, 24:1, 2005, pp 135 – 154) 

Questo è il punto in cui divergono i destini dei profughi palestinesi e di quelli tedeschi, i Templari. I governi dell’Australia e della Germania Ovest collaborarono per dieci anni prima che lo Stato di Israele accettasse, nel 1952, di pagare ai profughi tedeschi il risarcimento per i quattro villaggi rurali , nonché per le proprietà immobiliari urbane dei Templari a San Giovanni d’Acri, Haifa, Jaffa e Gerusalemme. Uno dei maggiori economisti di agronomia della Stanford University fece una stima delle proprietà dei Templari, comprendenti tutti i beni immobili, case , edifici agricoli, serre, foreste e vigneti, fino ai pollai e ai porcili 

Dieci anni dopo – nel 1962 – il governo di Israele pagò la cifra di 54 milioni di marchi tedeschi alla Germania Occidentale per la “proprietà secolare tedesca in Israele” appartenente ai profughi Templari, scacciati ed espropriati, parte della quale venne trasferita al Commonwealth dell’Australia (vedi Australian Treaty Series 1966 N°3) 

Campagna energica 

Come hanno fatto i Templari tedeschi a ottenere un risarcimento dallo Stato di Israele per le loro proprietà espropriate in Palestina? 

Per ottenere il risarcimento da Israele dei beni patrimoniali dei Templari, i governi australiano e tedesco, montarono una campagna diplomatica internazionale energica e risoluta. I funzionari australiani furono tenaci e convincenti. Necessitavano degli afflussi di capitali provenienti dai risarcimenti per aiutare i profughi a reinserirsi. 

L’Australia si assunse pure il compito di proteggere i diritti di proprietà dei suoi nuovi cittadini. Da parte loro, i Templari contribuirono attivamente a parlare di sé fornendo documentazioni, presentando prove a forum internazionali, chiedendo e rivendicando i loro diritti di fronte ai governi australiano, tedesco e israeliano. 

I Templari fecero pressione sui loro governi, furono presenti a conferenze internazionali per perorare il loro caso e patrocinarono sé stessi. 

A differenza dei Templari, i palestinesi della diaspora in possesso di cittadinanze diverse, non sono stati in grado di ottenere il risarcimento o la restituzione delle loro proprietà al giorno d’oggi in Israele. Nel 1949, il docente Khalil Totah rivolse ripetuti appelli al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti perché lo aiutasse al fine di ottenere il risarcimento per i suoi aranceti e le sue terre nella Palestina storica. “In quanto cittadino americano residente negli Stati Uniti,” scrisse, “a chi devo rivolgermi per ottenere giustizia se non a voi?” 

Non esistono pubbliche testimonianze che riguardano i tentativi del governo degli Stati Uniti di ottenere un indennizzo per le proprietà o i beni di Totah o di altri cittadini americani confiscati da Israele durante o dopo la guerra del 1948. 

E’ tragico e ironico insieme che i membri delle Nazioni Unite continuino a essere complici della soppressione dei diritti umani dei palestinesi. Proprio mentre alcuni stati esercitavano una rilevante pressione diplomatica per ottenere il risarcimento a favore di comunità espulse di coloni europei in Palestina, che comprendevano anche una piccola ma significativa minoranza che simpatizzò e perfino combatté per la Germania nazista, non è stata fatta alcuna pressione diplomatica per i diritti degli indigeni palestinesi a un risarcimento e a una compensazione per la Nakba secondo quanto garantito dal diritto internazionale. 

Rosemarie M. Esber è una ricercatrice indipendente e consulente di sviluppo internazionale con sede a Washington, DC. 

(tradotto da mariano mingarelli)

 

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