JKCOOK.net – The Link , agosto 2012
03.08.2012
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Benvenuti a Nazareth

di Jonathan Cook  

Fino a qualche anno fa la sola strada a nord dal centro di Israele verso Nazareth attraversava i fertili campi della Valle Jezreel per arrampicarsi poi su per la collina nella Bassa Galilea seguendo quello che doveva essere stata una volta la via della transumanza.

La salita spesso dietro ad un bus di turisti o ad un camion dava tutto il tempo di ammirare l'impressionante scenario di rocce noto come Monte Precipizio, il luogo dove, secondo la tradizione cristiana la popolazione dell'antica Nazareth tentò di mettere a morte un giovane Gesù dopo che egli si era proclamato il figlio di Dio.

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La gente del luogo si riferisce al luogo in arabo come “Jebel Kufze” o collina del salto, alludendo a quello che era stato forse il primo miracolo di Gesù. Si dice che egli si sia salvato con un salto pur essendo stato sospinto dentro il precipizio. Per millenni Jebel Kufze ha nascosto un segreto. Ai suoi piedi, vicino a dove si dice Gesù si sarebbe sfracellato contro le rocce se non fosse “saltato”, fu scoperta negli anni '60 una grotta da parte dei monaci Francescani. Scavi effettuati nel decennio successivo identificarono resti umani databili 1000 anni addietro. A quel tempo il cosiddetto Uomo di Kufze era il più antico antenato mai disseppellito. Ma perfino Jebel Kufze, così ricca di sacro ed umano significato, non ebbe difese nei riguardi delle esigenze dello stato moderno, specialmente quello i cui le autorità non hanno nessuna simpatia nei riguardi della cristianità. Poco tempo dopo mi trasferii a Nazareth nel 2001, bulldozer e scavatrici si davano da fare sul fianco destro di Monte Precipizio, e la ferita sul monte si arrestava appena a ridosso della Grotta di Kufze. Un ponte su palafitte fu costruito dal livello della Valle Jezreel a quello che era stato lasciato della sommità minore del monte e là gli ingegneri a forza di esplosivi ricavarono un tunnel nella roccia. La vecchia “via delle capre” divenne una poco utilizzata strada panoramica verso Nazareth.

Nel contempo il ponte ed il tunnel, aperti poi nel 2008, avevano bisogno di un nome. La lista dei nomi candidati avrebbe potuto essere lunga. Avrebbe potuto fare riferimento al progenitore dell'umanità trovato nelle vicinanze; oppure al miracolo che avrebbe sottratto da sicura morte un uomo nel cui nome fu fondata una religione mondiale; oppure qualcuno dei successivi nazareni che avevano lasciato anch'essi un segno nella vita della città e della Galilea, quali Tawfik Ziyad, un sindaco che negli anni '70 e '80 la cui “poesia della protesta“ tuttora ispira i Palestinesi. Ma nessuno di questi fu scelto. Invece, le autorità di governo tennero incontri a porte chiuse. La prima cosa che venimmo a sapere a Nazareth fu quando apparve un cartello poco prima del tunnel che indicava il nuovo passaggio come “Ponte Rafael Eitan” dal nome di un noto generale. I nazareni non furono consultati per una buona ragione e cioè che la loro opposizione si dava per scontata.

La motivazione per il nome della strada fu che Eitan era nato nella Valle Jezreel in un kibbuz chiamato Tel Adashim. Ma la fama di Eitan deriva dal suo rapporto con la Bassa Galilea o Nazareth, oggi la maggiore città araba in Israele e capitale effettiva dei 1.400.000 palestinesi che hanno cittadinanza israeliana. Egli si fece un nome dapprima come comandante militare e poi come aggressivo uomo politico sempre pronto a dar voce ad un viscerale odio nei confronti di Arabi e Palestinesi. Nei primi anni '80 fondò un partito di estrema destra, Tzomet-an, antesignano ideologico del partito Yisrael Beiteinu del ministro degli esteri Avigdor Lieberman e sostenne con foga la costruzione di insediamenti. E' meglio noto per aver affermato: “Quando ci saremo insediati nel territorio, tutto quel che gli Arabi potranno fare sarà di correre su e giù come scarafaggi drogati in una bottiglia”.

Osservatori esterni intesero che Eitan stava con questo proponendo una politica per i territori occupati. Tuttavia, i Palestinesi dentro Israele, assai meglio al corrente della politica sionista, intesero tali dichiarazioni come riferite ai Palestinesi ovunque essi si trovassero, Galilea compresa. In un'altra occasione Eitan dichiarò la piattaforma del suo partito: “Noi dichiariamo apertamente che gli Arabi non hanno diritto di insediarsi neanche su di un centimetro della Eretz Israel (Grande Israele). La forza è quel che essi dovranno sempre capire. Noi useremo la forza fino a che i Palestinesi verranno da noi strisciando carponi ”.

E' difficile trovare una più sintetica esposizione dell'asse centrale della politica sionista nota come “giudaizzazione”. Molto tempo prima che Israele iniziasse a costruire insediamenti nella West Bank, Gaza e Gerusalemme Est, i suoi strateghi andavano definendo tali piani per contenere, frammentare e controllare le dozzine di comunità palestinesi i cui abitanti non erano stati cacciati con la formazione dello Stato nel 1948. L'obiettivo era di far diventare queste piccole città e villaggi delle “bottiglie” e trasformare i loro abitanti Palestinesi - un quinto della popolazione - in “scarafaggi drogati” che accettassero docilmente il loro stato di inferiorità nell'autoproclamato Stato Ebraico. 

La giudaizzazione di Nazareth 

Uno dei primissimi obiettivi della giudaizzazione fu Nazareth. La città, al contrario della gran parte delle comunità palestinesi, era rimasta relativamente intatta dall'anno di sanguinoso conflitto nel 1948. Il nuovo autoproclamato Stato di Israele, ancora in attesa di riconoscimento da parte delle Nazioni Unite, temeva una reazione negativa da parte della comunità internazionale, ed in particolar modo da parte del Vaticano, nel caso che Nazareth venisse seriamente attaccata. Così fu che la città fu sostanzialmente risparmiata, mentre le truppe israeliane puntavano a nord verso i confini siriano e libanese. Alla fine della guerra centinaia di villaggi palestinesi - la gran maggioranza - erano stati distrutti e la loro popolazione, circa 750.000 abitanti, espulsi. Rimasero solo 150.000 Palestinesi. Le grandi città palestinesi all'interno dei nuovi confini, come Giaffa, Haifa e Lod, vennero pressoché svuotate, più tardi definite con il fuorviante termine di “città miste”: città di immigrati ebrei con dei ghetti per gli operai palestinesi che lavoravano a costruire case per le ondate di nuovi arrivi. Nazareth si trovò trasformata due volte dalla guerra. Una città di 13mila abitanti più che raddoppiò nel corso di pochi mesi quando 15mila profughi dai villaggi intorno arrivarono in cerca di rifugio dalle truppe israeliane. E, con le altre città sconfitte all'interno del nuovo Stato di Israele, si trovò ad essere il solo spazio urbano palestinese sopravvissuto. Gonfiata di profughi ed in una posizione tale da poter diventare la capitale politica e culturale dei Palestinesi all'interno di Israele, la città attrasse l'attenzione della leadership politica e militare di Israele. Come tutti i cittadini palestinesi di Israele dopo il 1948, i nazareni vissero per due decenni sotto regime militare. Per uscire di città per lavoro, o partecipare ad un matrimonio o ad un funerale, o semplicemente per raggiungere i loro campi, i nazareni dovevano chiedere un permesso al governatore militare - analogamente a come i Palestinesi della West Bank oggi hanno le loro vite controllate da una gestione militare chiamata Amministrazione Civile. Così come oggi nei territori occupati, tali permessi venivano forniti ad un alto costo, in quanto veniva richiesto ai Palestinesi di fornire informazioni e collaborazione in cambio del privilegio di potersi muovere liberamente.

In questa situazione, fu facile per il governo nel 1953 confiscare 1900 dunams (un dunam è un quarto di acro) della campagna intorno a Nazareth ad ovest della città che i nazareni avevano tenuto sia come patrimonio che come riserva per futuri sviluppi ed ingrandimenti della città. Tali espropri sarebbero diventati una routine nei successivi tre decenni, e più del 70% dei terreni appartenenti a Palestinesi furono nazionalizzati dallo Stato a beneficio non dei propri cittadini ma degli Ebrei di tutto il mondo. Oggi lo Stato possiede il 93% del territorio, con il 2% solamente lasciato al controllo delle comunità arabe.

Ufficialmente la zona di Nazareth fu assegnata per “uso pubblico” - in questo caso per la costruzione di uffici governativi della Galilea. Ma era difficile per gli abitanti accettare che le autorità avessero bisogno di un'area così vasta per farci così pochi edifici. Quando si venne a sapere che il governo stava in segreto pianificando di costruire in quel luogo un quartiere ebraico, Nazareth chiese all'Alta Corte che quei terreni venissero restituiti. I giudici emisero una sentenza nel 1955 in cui accettavano la posizione del governo. L'anno seguente iniziarono i lavori non solo per edifici governativi ma anche per complessi residenziali. Inizialmente queste case vennero definite “sobborgo ebraico” di Nazareth. Il sobborgo crebbe così rapidamente che nel 1960 il governo ridisegnò i confini e lo riconobbe come nuova città dal nome Nazareth Ilit. “Ilit” in ebraico indica una supremazia sia fisica (elevata) che morale (migliore).
                                          nazareth illit2a

La decisione di costruire Nazareth Alta così come le due altre città “giudaizzanti” nei pressi, Karmiel e Migdal Haemek, furono prese dal governo di   David Ben Gurion, il primo dei primi ministri del Paese, a seguito dei suoi viaggi nel nord di Israele nei primi anni '50. Successivamente risulta che egli abbia detto preoccupato: “Chiunque percorra la Galilea ha l'impressione che essa non faccia parte di Israele”. Le Nazioni Unite avevano assegnato la Galilea allo Stato Arabo nella ripartizione del 1947 e Ben Gurion era infastidito dalla permanente consistente presenza di Palestinesi in quella regione. Più precisamente, egli temeva che a seguito della conquista da parte di Israele delle regioni a nord, si potesse realizzare per contro un'alleanza tra elementi sovversivi presenti tra la popolazione palestinese locale ed i confinanti Stati arabi.

Secondo Geremy Forman, storico inglese, il comandante della strategia militare, Yuval Ne'eman, pensava che la nuova città ebraica avrebbe potuto essere un messaggio nei confronti dei Palestinesi del nord. Essa avrebbe “evidenziato e salvaguardato il carattere ebraico dell'intera Galilea e ….dimostrare la sovranità dello Stato sulla popolazione araba più che in ogni altro insediamento”. Il governatore militare del nord, Mikhael Mikhael, ammise che Nazareth Alta aveva un ulteriore specifico obiettivo. Essa era concepita per “inghiottire” Nazareth attraverso la “crescita della popolazione ebraica a partire da un forte gruppo iniziale” e di conseguenza garantire il”trasferimento del centro di gravità della vita da Nazareth a Nazareth Alta.

In altre parole, l'intento dei leader di Israele era di fare diventare Nazareth Araba un ghetto periferico di Nazareth Alta, secondo il criterio delle città miste. Al raggiungimento di questo obiettivo è stata volta da sempre l'azione delle autorità sia militari che civili. La prima azione fu di de-sviluppare Nazareth. Durante il mandato britannico la città era stata la capitale amministrativa della Galilea, ma le autorità israeliane lavorarono rapidamente e sistematicamente per indebolire Nazareth nei confronti nella piccola e recente vicina. Cominciarono a trasferire gli uffici del governo ed il tribunale distrettuale a Nazareth Alta. Il palazzo del tribunale, con il suo aspetto di fortezza, rivestiva anche un ruolo simbolico: posto imperioso su di un balzo sopra a Nazareth, era visibile da ogni luogo della città, dando l'impressione di una torre di avvistamento nei confronti della popolazione araba sottostante. L'effetto era ancora più minaccioso la notte, quando era illuminato. (L'osservazione ed il controllo dei Palestinesi è centrale nei progetti di insediamento sionisti, sia nella West Bank che nella Galilea, dove le case vengono costruite sulla cima delle alture. Molte di queste comunità in Galilea sono note con il nome di “mitzpim” o vedette.)

Successivamente, le autorità si adoperarono a soffocare la città sia riguardo al territorio che al reddito. 64 anni dopo la creazione dello Stato di Israele, Nazareth ricopre un'area non diversa da quella del 1948: 14mila dunam. Con una popolazione cresciuta nel contempo di 80mila unità, la città si trova con fame di territorio e di abitazioni, industrie e servizi. Invece Nazareth Alta ha allargato senza sosta i suoi confini, sempre a spese di Nazareth o dei villaggi circonvicini.

Amira Hass, una giornalista israeliana, recentemente spiegava il carattere del controllo di Israele sulla West Bank occupata: “Noi controlliamo la espansione ...stabiliamo dei master plan per Ebrei e divieti di costruzione per Palestinesi. Le colonie (insediamenti ebraici) combinate con la discriminazione hanno creato quella macchia di leopardo sulle carte, note come enclave palestinesi (bantustan, in un'altra lingua). ...Per i Palestinesi vuol dire separazione, isolamento, concentrazione e strangolamento.”

Nazareth Alta fu lo schema di riferimento per i successivi insediamenti. Le mappe aeree mostrano i confini della città ebraica svoltare e fare anse man mano che mangiano aree per case, zone industriali, riserve naturali e cinture verdi. Una serie di tentacoli sono stati creati, che hanno divorato Nazareth ed i villaggi arabi all'intorno, impedendo la loro espansione e sviluppo e isolando le comunità arabe le une dalle altre. Se Nazareth Alta non fosse stata costruita, la logica demografica avrebbe voluto che Nazareth fosse divenuta il cuore di un agglomerato urbano che avrebbe incorporato una mezza dozzina di villaggi adiacenti - Yafa, Reine, Kana, Mashhad, Ein Mahel e Iksa l- per un totale di quasi 200mila cittadini palestinesi. Ciò avrebbe trasformato Nazareth in una vera capitale della minoranza palestinese di Israele, un centro per la loro vita politica, culturale, commerciale ed intellettuale. Invece, Nazareth e' divenuta, come ebbe a dirmi un vicino di casa poco dopo il mio arrivo, “il più grande villaggio arabo di Israele”, privo di rapporti con tutti gli altri piccoli villaggi dei dintorni.

Nazareth Alta, nel contempo, crebbe senza sosta. Oggi ha 42mila abitanti ed una enorme area comunale di 48mila dunam. In altre parole, Nazareth Alta ha solo la metà degli abitanti di Nazareth ma quasi quattro volte il suo territorio. Il territorio in è stato ben utilizzato. Nazareth Alta ha una vasta area industriale che offre non solo lavoro ma porta anche occasioni di sviluppo commerciale per la città. Nazareth invece ha due misere aree industriali: una dozzina di botteghe di carpenteria nella città vecchia e una “area garage” di officine riparazioni auto. Detto questo, sono pochi i privilegi di Nazareth rispetto alle altre comunità arabe di Israele, sopratutto dovuti alla sua importanza storica. Di conseguenza una classe media palestinese ha avuto modo di emergere, che ama ostentare il suo benessere con auto di lusso che percorrono il centro città, spesso facendo dimenticare ai visitatori la terribile povertà delle periferie.

Per cominciare i soli ospedali che essa ha, tre, sono stati tutti istituiti da fondazioni private religiose internazionali di carità prima della costituzione dello Stato di Israele. Vi sono medici specialisti ed avvocati che hanno collocato i loro studi a Nazareth , al servizio della popolazione palestinese della Galilea. La città è anche sede della sola impresa araba di una certa dimensione in Israele, Nazarene Tours che, paradossalmente, ha beneficiato proprio del razzismo volto a tenere separati i cittadini ebrei da quelli arabi. L'impresa di trasporti prosperò dopo il 1948 solo in quanto Israele aveva bisogno di un servizio di bus separato per collegare le comunità arabe della Galilea. La compagnia di trasporto statale, Egged, poteva così ignorare in tutta sicurezza queste città e villaggi, limitandosi a collegare tra loro le comunità ebraiche. Negli ultimi due decenni, con la parziale globalizzazione dell'economia di Israele, Nazarene Tours ha costituito nuove divisioni, compresa una branca per i viaggi internazionali, alloggiamento e sviluppo tecnologico dei mezzi di trasporto. Essa ha anche vinto dei concorsi nei confronti di rivali internazionali quando Israele decentrò alcune delle linee di Egged.

Un recente, anche se minore, successo ottenuto nei confronti dell'opposizione dello Stato, si è avuto nell'educazione superiore. Per decenni Nazareth aveva fatto vane pressioni per avere una università. Che vi sia una domanda per una università in cui si insegni in arabo anziché in ebraico è cosa fuori discussione. Gli studenti arabi sono largamente sottorappresentati nell'educazione superiore e scioccanti dati recenti mostrano come un terzo di coloro che frequentano l'università ora vanno a studiare in Giordania, segno dei molti ostacoli che Israele pone sulla loro strada. Malgrado che Nazareth tuttora manchi di una università, un primo esitante passo fu fatto nel 2009 quando il Consiglio Superiore dell'Educazione israeliano pur con riluttanza riconobbe un più limitato “Istituto Accademico” nella città, in grado di laureare in chimica e comunicazioni un limitato numero di studenti all'anno. L'Istituto è una pallida imitazione dell'università così a lungo sognata da Nazareth. Il suo riconoscimento è dipeso dal fatto di essersi proposta come “istituzione per la coesistenza”: molta della didattica è in ebraico; quasi la metà del personale è costituito da Ebrei israeliani, così come lo sono molti membri del Consiglio Direttivo; e gli studenti devono seguire un corso obbligatorio di “studio alla pace”. Tutto ciò è presumibilmente studiato per contrastare ogni impulso nazionalistico derivante dal fatto di studiare in una città araba. Il Consiglio Superiore dell'Educazione concesse di riconoscere l'Istituto solo se esso si impegnava a non richiedere fondi pubblici. Israele ha finora rifiutato di rimangiarsi tale decisione malgrado le pressioni dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD), che è un club delle più ricche nazioni del mondo a cui Israele si è aggiunta nel 2010.

Partecipando ad una riunione dell'OECD in cui il problema fu posto, Raed Mualem, vicepresidente dell'Istituto, disse: “I partecipanti alla riunione non riuscivano a capire come è che sei collegi universitari dell'area (Galilea) ottengono fondi di Stato mentre il solo Istituto che non ottiene aiuti di Stato è quello situato nella maggiore delle città arabe.”

Nazareth presto beneficierà di un nuovo parco industriale hi-tech, una filiazione di Stef Wertheimer, un industriale miliardario. Wertheimer, che ha fondato in precedenza una mezza dozzina di tali parchi presso comunità ebraiche, pare che recentemente abbia prestato attenzione ai funzionari OECD schierati contro la perdurante esclusione da parte di Israele di cittadini palestinesi qualificati dal mondo dell'economia. Da un sondaggio nel 2010 risultò che l'83% degli imprenditori nelle professioni principali erano contrari ad assumere laureati arabi. Ciò spiega perché 15.000 di questi sono disoccupati oppure impiegati in lavori di bassa qualifica. Wertheimer sembra che speri di ricavare un profitto da tale disponibilità di risorse qualificate. Yossi Cohen, direttore di un programma formativo hi-tech a Nazareth, dichiarò a media israeliani recentemente che su 84mila impieghi in industrie hi-tech israeliane   solo 500 erano stati coperti da Arabi. In vena di confidenza, Wertheimer ha presentato la vicenda come un'iniziativa di coesistenza che avvicinasse Ebrei ed Arabi. Ma il miliardario ha dovuto fare i conti per conciliare i suoi stessi pregiudizi. Nel motivare la filosofia della coesistenza dietro il suo parco, ebbe a dire: “quando le persone lavorano insieme non hanno tempo per le stupidaggini. Sono troppo stanchi alla sera per commettere atti di terrorismo”. Malgrado queste pur benvenute iniziative private, l'influenza governativa è stata consistentemente e cinicamente maligna. Le autorità israeliane non parlano più di “giudaizzazione”, il termine suona troppo razzista. Ora parlano di “sviluppare il Negev e la Galilea”, le due regioni con massiccia presenza palestinese. Esiste perfino un Ministero per lo Sviluppo del Negev e della Galilea.

Ma nel caso vi fosse qualche malinteso su ciò che il Ministero intende per “sviluppo”, basta guardare alle priorità. Uno studio pubblicato nel marzo 2012 ha rivelato che su un budget annuale di $45milioni, neanche un centesimo fu dedicato alla popolazione araba. Per converso, la maggior parte dei finanziamenti sono diretti ad un programma avviato dal governo nel 2009 volto ad attrarre 600mila Ebrei nella regione entro il 2020. Verrà offerto loro un taglio delle tasse e terra a buon mercato mentre le imprese avranno incentivi per insediarsi. Ogni Comune in Israele ha tre potenziali fonti di finanziamento: la tassa locale sui residenti, tasse sulle imprese ed attività produttive, finanziamenti dal governo centrale. Nessuna comunità può fare affidamento solo sulle tasse ai residenti, meno di tutte le città ed i villaggi arabi dove i tassi di povertà sono tre volte quelli delle zone ebraiche.

Uno studio del 2009 da parte dell'università Ben Gurion di Beersheva rivelò che misurate in reddito percentuale, le famiglie arabe pagano una tassa locale del 50% più alta che non le famiglie nelle comunità ebraiche. La ragione è da un lato che le famiglie arabe sono assai più povere, e dall'atro che le loro municipalità hanno poche altre fonti di finanziamento in quanto non hanno terra su cui realizzare imprese industriali o commerciali. Nulla di ciò avviene neppur lontanamente per caso. Diversi grandi enti dello Stato hanno avuto sedi costruite dentro Nazareth, e da esse si traggono delle entrate che ammontano a diverse centinaia di migliaia di dollari ogni anno che però poi vanno a finire nei forzieri di Nazareth Alta. Come è possibile ciò? Funziona così. Un complesso di edifici situati dentro i confini amministrativi di Nazareth che comprendono gli uffici locali del Ministero dell'interno e il tribunale distrettuale furono semplicemente trasferiti a Nazareth Alta. Analogamente, una ex base militare che copriva 100 dunam, è ora una enclave ebraica nel mezzo di una zona residenziale di Nazareth, dopo che essa era stata assegnata a Nazareth Alta per “motivi di sicurezza” negli anni '70. La base chiuse diversi anni fa ma il luogo continua ad ospitare un albergo, i cui proventi affluiscono a Nazareth Alta. Le richieste di Nazareth perché la zona le fosse restituita, in modo che vi si potessero costruire case ed un centro commerciale, sono state ripetutamente ignorate.

Questo è uno schema ripetuto poi nel resto del Paese, secondo uno studio del 2010 svolto da Dirasat, un centro ricerche di Nazareth. Risultò che le autorità locali arabe ricevevano un minuscolo 0,2% delle tasse locali pagate dalle istituzioni governative. Quasi tutto invece andava alle comunità ebraiche. Nazareth Alta, in aggiunta ai benefici della sua grande zona industriale, ricevette in più, nei primi anni '90 un ulteriore parco industriale al fuori dai suoi confini municipali, di 7500 dunam confiscati ai villaggi arabi di Mashhad e Kana.

La zona industriale di Tzipporit comprende alcune delle industrie più inquinanti del Paese, a ridosso delle case dei villaggi. Nel 2010, dopo anni di campagna, gli abitanti alla fine riuscirono a far chiudere una industria di alluminio in quella zona. Un abitante di Mashhad, dove i casi di cancro sono aumentati drammaticamente, osservò: “Noi ci prendiamo tutto l'inquinamento mentre Nazareth Alta si prende tutti i guadagni”. Un'altro studio ha rilevato che una municipalità ebraica riceve circa 5 volte più dalle tasse locali rispetto ad una araba. Un così marcato squilibrio dovrebbe essere all'attenzione del governo, che dovrebbe garantire che le comunità locali possano assicurare i servizi essenziali. Ma lo studio mostra anche che, malgrado che le comunità arabe siano assai più povere di quelle ebraiche, in effetti due terzi di esse sono in bancarotta, normalmente esse ricevono un terzo dei contributi ricevuti da quelle ebraiche. 

I pellegrinaggi portano a rapido progresso 

Nel 2009 Nazareth ospitò il più famoso dei pellegrini. Durante il suo viaggio in Terrasanta, Papa Benedetto XVI decise che la messa principale l'avrebbe detta su Monte Precipizio, trasmessa ad una audience mondiale. Il luogo prescelto era un anfiteatro che era stato ideato per la visita nella Pasqua 2000 da parte del suo predecessore, Papa Giovanni Paolo II, ma che non era mai stato completato. Il piano originale sarebbe stato di utilizzare l'anfiteatro non solo per Giovanni Paolo II, ma anche come luogo per ospitare esibizioni di bande rock di fama nell'anno del millennio nella città dove, come dichiarano gli slogan ufficiali su Nazareth, “tutto ebbe inizio”: la rivelazione da parte dell'Arcangelo Gabriele a Maria che essa portava il Figlio di Dio faceva iniziare 2000 anni di Storia cristiana. Le presenze televisive, si sperava, avrebbero fatto sì che gli occhi del mondo fossero rivolti a Nazareth all'alba degli anni 2000.

Il primo ministro Yitzhak Rabin, sull'onda dell'approvazione internazionale riguardo agli accordi di Oslo nei primi anni '90, acconsentì ad assegnare ingenti fondi a Nazareth per la prima volta nella storia del Paese. Il progetto “Nazareth 2000” includeva soldi per l'anfiteatro, una ristrutturazione della città vecchia, dove si trovano varie chiese, fra cui la basilica dell'Annunciazione, e la promozione della città a “Zona di sviluppo A”, riconoscimento indispensabile per incoraggiare nuovi investimenti, soprattutto in alberghi. Gli addetti al turismo di Nazareth ricordano che questo subitaneo cambio nella politica del governo fu provocato principalmente dalla paura che la copertura mediatica per il millennio e per la visita del Papa pochi mesi dopo avrebbero potuto evidenziare lo stato caotico in cui versava la città. Chi non ha mai visitato Nazareth potrebbe pensare che si tratti di una delle grandi città turistiche, e che goda dei profitti generati da così tanti visitatori. Sarebbero in errore, tuttavia. Certamente Nazareth attira un grande numero di visitatori ogni anno, ma molto pochi di loro passano tempo o spendono denaro nella città. La ragione è che il turismo a Nazareth, come nei luoghi sacri cristiani occupati nella parte est di Gerusalemme o a Betlemme, per decenni è stato quasi esclusivamente controllato da agenzie di viaggi e tour operator israeliani. Questo controllo si estende anche alle stesse guide turistiche. Il Ministero del Turismo israeliano assegna le licenze a tutte le guide, e i loro permessi possono essere revocati se intervengono questioni “politiche”. Questo è il motivo per cui così tanti turisti e pellegrini lasciano la regione senza aver mai sentito citare la parola “occupazione”.

Qualche anno fa, il parlamento israeliano cercò di far passare una legge che interdiceva ai palestinesi di lavorare come guide nel caso presentassero Israele sotto una cattiva luce. Ma in realtà la legge era totalmente superflua. Le guide turistiche sono state ridotte al silenzio sulle questioni “politiche”, ben consapevoli del fatto che, se i loro commenti fossero riferiti ai tour operator, perderebbero il lavoro.   Ho potuto essere testimone di questo in prima persona in più di una occasione. Per esempio, mi ricordo di essermi aggiunto a un gruppo di studenti danesi sul loro bus mentre uscivano da Nazareth per andare a visitare il villaggio palestinese distrutto di Saffurriya lì vicino, ora comunità rurale ebraica rinominata Tzippori.

Le migliaia di abitanti palestinesi del villaggio furono cacciati nel 1948 quando Israele usava la sua nascente forza aerea per bombardare le case di Saffuriya. Oggi le rovine sono coperte da una foresta piantata da una organizzazione internazionale sionista di carità, il Jewish National Found. Ho chiesto all'autista del bus, un ebreo israeliano, di portarci attraverso un quartiere di Nazareth conosciuto come Safafra, fondato nel 1950 da saffuriyani che fuggirono a Nazareth invece che in Libano o in Siria. Oggi ha ancora l'aspetto di un campo di rifugiati. Mentre spiegavo la storia di Safafra al microfono, l'autista mi interruppe. “Qual'è il tuo numero di carta di identità?” mi domandò con rabbia. Supponendo che io fossi una guida autorizzata, voleva farmi revocare il permesso.

Questa presa soffocante sul turismo in Terra Santa ha fatto in modo che Nazareth venisse quasi interamente marginalizzata nel tipico itinerario dei pellegrini. Quelli che arrivano con i tour organizzati, cioè quasi tutti, sono condotti a Mizra, una comunità ebraica nella valle del Jezreel, dove pranzano in una mensa. Poi vengono depositati vicino alla basilica di Nazareth dopo avergli detto di seguire la guida direttamente alla chiesa. Dalle loro espressioni spesso preoccupate, sembra che gli venga detto di non parlare ai locali. Poi tornano al bus che li aspetta e partono direttamente per Tiberiade. La stragrande maggioranza passa nella città meno di un ora, e raramente compra anche solo una bottiglia d'acqua.

Perché quasi tutti rimangono a Tiberiade, sul mar di Galilea, che al contrario di Nazareth soffre di fastidiosi alti livelli di umidità per la maggior parte dell'inverno? Perché Israele ha denominato la città ebraica come “Zona sviluppo A” fin dal 1950. Gli investitori profusero denaro nella costruzione di alberghi, mentre Nazareth, a cui fu negata la qualifica, dovette contentarsi di pochi alberghi per pellegrini istituzionalizzati. Più tardi negli anni 70 Nazareth alta ottenne la qualifica di “Zona A”. Come risultato il Plaza, il primo albergo moderno per turisti a Nazareth, fu costruito non nella città santa ma proprio dentro Nazareth Alta. Rabin, comunque, dichiarò che l'abbandono di Nazareth non poteva continuare indefinitamente.

Il lavoro cominciò dalla costruzione dell'anfiteatro; la città vecchia, che includeva il vivace souq (mercato) di Nazareth, fu chiusa per restauri; e gli investitori cominciarono a tirar su una manciata di grandi alberghi. A metà degli anni 90 gli abitanti di Nazareth pensavano che finalmente fosse stata voltata una pagina nelle relazioni fra ebrei e arabi. Questo spiega perché in “Private Investigation” di Ula Tabari, un documentario che copre quel periodo, si vedono alcuni nazareni che sventolano entusiasticamente la bandiera israeliana- con l'escludente stella di Davide al suo centro- in quello che gli ebrei chiamano il giorno dell'indipendenza, e che i palestinesi chiamano Nakba, o la catastrofe del furto collettivo ai loro danni nel 1948. Tuttavia, l'atmosfera di ottimismo si raffreddò presto, Rabin fu assassinato nel 1995, e le elezioni un anno più tardi portarono al potere la destra con Benjamin Netanyahu. Netanyahu immediatamente staccò la spina all'anfiteatro, nella preoccupazione che Israele fosse rappresentato da una città non ebraica nelle celebrazioni del millennio. Le ristrutturazioni della città vecchia continuarono, anche se con un budget ridotto.

Dopo tutti questi anni, i commercianti   del vecchio mercato non dicono alcuna buona parola sul progetto. Gran parte della città vecchia fu trasformata per molti anni in un area non accessibile, mentre le strette strade venivano pavimentate e tubature venivano installate per prevenire le alluvioni invernali che facevano straripare le fogne per le strade, e i frontali dei negozi venivano strappati così che potessero essere rimpiazzati con persiane verdi standard. Il fascino da vecchio mondo del mercato venne largamente eliminato, ma molte delle infrastrutture sgangherate della città vecchia rimasero, anche l'obbrobrio dell'intreccio di dozzine di cavi elettrici e telefonici appesi attraverso la strada. Ma il peggio per i commercianti fu la prolungata chiusura della città vecchia. Il mercato aveva attirato non solo nazareni ma anche negozianti da tutta la Galilea, compresi molti ebrei israeliani che venivano durante il sabato, quando le comunità ebraiche chiudono per il fine settimana. Tutti venivano reindirizzati a un mercato "temporaneo" a Nazareth Alta, alla strada circolare che segna il confine fra le due città. Quando la città vecchia fu riaperta, i suoi clienti non tornarono. Il mercato temporaneo continuò a essere attivo e il vecchio mercato non si riprese mai. Il comune perse ancora di più del suo magro incasso dalla delocalizzazione delle imprese locali. 

Cristiani e musulmani 

La visita imminente di Papa Giovanni Paolo II ebbe un altra conseguenza negativa su Nazareth, che si può avvertire ancora oggi. Mentre la città si organizzava per la celebrazione, alcuni abitanti ebbero a protestare. Si suppone spesso e in errore che Nazareth sia una città a prevalenza cristiana; nei fatti due terzi della popolazione è musulmana. Questo è, in parte, un eredità della massiccia dislocazione demografica del 1948, quando i profughi dai villaggi arabi vicini si affollarono nella città. Ma Nazareth ha anche una antica comunità musulmana che è vissuta pacificamente accanto ai vicini cristiani per centinaia di anni. Il progetto Nazareth 2000 ignorò integralmente i musulmani della città. Più i cristiani locali si preparavano per la loro celebrazione, e fondi statali venivano diretti verso di loro, e più si sottolineava per alcuni musulmani la storica ingiustizia che è veniva perpetrata ai loro danni dal loro Stato. Come già menzionato, Israele era stata timorosa di inimicarsi l'opinione internazionale attaccando Nazareth durante la guerra del 1948. Successivamente, lasciò inalterate le chiese e i loro estesi possedimenti nella città. La comunità musulmana fu trattata molto diversamente. Prima della creazione di Israele, musulmani devoti spesso lasciavano parte della loro proprietà, terre e possedimenti ad un fondo islamico detto Waqf. I fondi erano usati a beneficio della comunità: per costruire e mantenere moschee, scuole, orfanotrofi, cimiteri, centri per la comunità e così via.

Anche se il Waqf era gestito localmente, era nominalmente sotto la supervisione dei dominatori ottomani -e islamici - della regione per centinaia d'anni. Assumendo il ruolo degli ottomani, Israele si è assegnata non solo la sovranità sopra tutte le terre del Waqf ma anche il diritto di confiscarne la maggior parte per "scopo pubblico"- inteso, secondo quel che abbiamo già visto, come beneficio della comunità ebraica. I musulmani furono effettivamente lasciati con poco più delle moschee e dei cimiteri che erano in uso nel 1948 nelle città e nei villaggi che sopravvissero all'ondata di distruzione. Tutto il resto fu perduto. La ferita di quell'attacco ai loro diritti deve ancora rimarginarsi. E il progetto Nazareth 2000 apparve ad alcuni un palese tentativo di versarci altro sale. La risposta non tardò a venire. Quando a metà degli anni '90 la municipalità demolì una scuola abbandonata di fronte alla Basilica per creare un'area turistica, un piccolo gruppo di musulmani occupò il lotto vuoto e lo dichiarò terreno del Waqf.

Essi sostenevano le loro ragioni sulla base del fatto che una piccola tomba lì vicino era di Shibab a-Din, un nipote di Salah a-Din, una nemesi dei crociati. Essi proposero di erigere una grande moschea in quel luogo, di dimensioni tali che avrebbe oscurato la Basilica ed avrebbe rappresentato una sfida simbolica nei confronti della dominazione della Chiesa ed all'estendersi della presenza dei cristiani. La rabbia rapidamente si estese. I mussulmani sostennero che erano la maggioranza ma, a differenza dei cristiani, non avevano terreno a Nazareth per edificare luoghi di culto. Le autorità della città e la comunità cristiana considerarono la moschea Shibab a-Din, man mano che si diffondeva la notizia, come un malcelato tentativo di sabotare Nazareth 2000 e di alimentare divisioni settarie. Il governo israeliano intervenne nominando due comitati ministeriali per accertare il contenzioso. Stranamente, i due comitati si riunirono come prima cosa con la comunità islamica ascoltando le loro rivendicazioni sul terreno Waqf. Il governo appoggiò la costruzione della nuova moschea, tuttavia richiese che le dimensioni venissero ridotte. A Pasqua 1999 vi furono scontri tra gruppi di musulmani e cristiani.   Gli scontri di strada ebbero risonanza sui media internazionali. L'opinione corrente tra gli amministratori cittadini fu che Israele avesse intenzionalmente agitato le acque. Uno di questi ebbe a dirmi: “Israele ha tutto l'interesse a provocare una faida. Questo mostrerà al mondo che cristiani e musulmani non possono vivere insieme e che solo Israele può garantire la pace. Se questo messaggio viene accettato, allora Israele può sostenere la pretesa di essere il custode dei luoghi sacri e sopratutto di quelli di Gerusalemme. Ecco cosa sta sotto a tutto questo”. 

Io arrivai a Nazareth un anno dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II nella primavera del 2000. Altri eventi, che possiamo brevemente riassumere, avevano riguardato la disputa su Shihab a-Din. Un contingente stabile di musulmani aveva occupato la piazza stendendo tappeti di preghiera sul luogo, i cristiani si erano rassegnati alla costruzione di una modesta moschea in quel luogo. Tuttavia, il governo israeliano tirava in lungo nel concedere il permesso di costruzione. I fedeli musulmani che presidiavano il luogo cominciarono a spazientirsi e all'inizio del 2003 iniziarono a lavorare alle fondamenta della moschea in assenza di permesso. Per diversi mesi nulla successe, ma all'alba di un giorno di luglio venni risvegliato da un drone che nel dormiveglia avevo prima preso per una zanzara. Ma capii presto che si trattava di elicotteri, mi vestii e raggiunsi altri fuori della città vecchia e nella direzione della Basilica. Là trovai centinaia di poliziotti, alcuni pesantemente armati, a presidio di tutte le vie intorno alla chiesa. Il centro città era sotto assedio. Senza preavviso i bulldozers erano entrati nella piazza demolendo la costruzione iniziata della moschea. L'operazione durò alcune ore e un cordone di polizia armata continuò a presidiare la zona ancora per giorni. Successivamente i media israeliani riferirono sulla concatenazione di fatti che avevano portato alla distruzione. Quando il Papa venne a sapere che le fondamenta della moschea era state iniziate si era lamentato presso il presidente USA George W.Bush il quale a sua volta chiamò Sharon ordinandogli di radere al suolo la costruzione. La storia non finì qui, la piazza venne isolata con paratie metalliche e il Ministero della Casa stabilì di farvi un parco. Quando nel 2006 si capì il tipo di lavori che vi si stavano facendo, i nazareni restarono stupiti a vedere nel suo centro lo scheletro di una piccola moschea, completa di cupola e pitturata in verde, il colore dell'Islam. Giorni dopo un gruppo di attivisti Shihab a-Din si riunirono sotto la cupola e distesero tappeti di preghiera sul pavimento. La polizia li fece sgomberare, ma dopo alcune settimane di   tira e molla un compromesso informale venne raggiunto: al gruppo veniva concesso l'uso della piazza per il sermone principale della settimana, il venerdì a mezzodì. L'amarezza tuttavia crebbe nel gruppo degli attivisti. A sentire gli amministratori nazareni, i servizi di sicurezza israeliani, specie il ben noto Shin Bet che ha collaboratori sia in Israele che nei Territori, aveva assiduamente coltivato rapporti con attivisti Shihab a-Din negli anni '90 quando il progetto della moschea aveva l'appoggio del governo. Un certo grado di appoggio sembrava che continuasse. I musulmani misero grandi e provocatori striscioni sulla piazza, ben visibili dai turisti in arrivo con i bus alla Basilica. Uno di questi diceva: “Chiunque segue una religione diversa dall'Islam non verrà mai accettato e nell'aldilà sarà uno dei dannati”. A tre anni di distanza i cartelli sono ancora lì, pur essendo vietato collocarli in una pubblica piazza senza il permesso della polizia.
                                 nazareth--moschea 

Gli striscioni erano apparsi per la prima volta qualche settimana prima dell'arrivo di papa Benedetto XVI nel maggio 2009. Il suo predecessore, Giovanni Paolo II aveva conquistato molti cuori a Nazareth nella lenta processione giù per la strada principale, stringendo molte mani nel suo percorso verso la Basilica. La città considerò che Benedetto avrebbe fatto lo stesso. Migliaia di abitanti, sia cristiani che musulmani, si allinearono lungo la stessa strada per festeggiarlo dopo la messa al Monte Precipizio. Ma dopo ore di attesa la polizia mandò tutti a casa. Il Papa era stato introdotto nella chiesa in una Mercedes con i vetri oscurati. Era stato avvisato dallo Shin Bet che non sarebbe stata cosa sicura per lui di incontrare la popolazione locale. Per gli abitanti di Nazareth quel fatto diede la misura del controllo di Israele sulla loro città. Guidato da Israele, il Papa aveva evitato di incontrarli, così come essi venivano evitati dalle centinaia di migliaia di pellegrini che visitano la città ogni anno; ed aveva preferito affidare la propria sicurezza ad Israele piuttosto che al suo gregge di Nazareth. Fu vissuto come un ulteriore tradimento. Quasi inevitabilmente, l'ingerenza di Israele sulla questione Shihab a-Din apparve come quello che gli esperti di sicurezza chiamano “contraccolpo”. Nel 2010 una piccola cellula di musulmani collegati alla moschea venne accusata dell'omicidio di un taxista ebreo e vennero portate prove che alcuni avevano frequentato un campo di al-Quaeda in Somalia. Nell'aprile 2012 lo sceicco della moschea, Nazem Abu Salim venne imprigionato per “incitamento al terrorismo” e per aiuto ad organizzazione terroristica. 

Il “Nemico” alla Porta Accanto. 

Il tunnel che taglia un varco ai piedi del Monte Precipizio fu fatto per uno scopo che non aveva nulla a che fare con l'abbreviare il viaggio verso Nazareth, nè per gli abitanti nè per i turisti. Il piano per un tunnel stradale fu proposto all'indomani dei fatti dell'Ottobre 2000 in cui 12 cittadini palestinesi ed un bracciante di Gaza vennero uccisi dalla polizia israeliana in Galilea all'inizio della seconda intifada. Centinaia furono gravemente feriti. A Nazareth dove tre persone furono uccise nel corso degli eventi, la polizia iniziò le violenze sparando proiettili di gomma contro dimostranti che marciavano pacificamente dalla moschea Salam giù per la via principale. Protestavano per l'uccisione il giorno prima di Mohammad al-Durra, un ragazzo di 12 anni la cui morte sotto una grandine di pallottole israeliane era stata trasmessa ripetutamente attraverso i canali satellitari arabi. Alcuni giovani eressero barricate nel centro di Nazareth tirando pietre contro la polizia. La polizia rispose sparando uccidendo un giovane e ferendone decine di altri. In altre zone, giovani palestinesi bruciarono copertoni per la rabbia delle morti. Dopo due giorni di scontri, Palestinesi e abitanti della Galilea vennero piegati dalla estrema violenza della polizia. Una sera, diversi giorni dopo, i nazareni del quartiere est - sotto Nazareth Alta, udirono un richiamo dagli altoparlanti della locale moschea per difendere la città da un attacco da parte dei residenti della vicina città ebrea. Una grande folla da Nazareth Alta che comprendeva poliziotti fuori servizio armati, aveva attraversato la circonvallazione e stava avanzando verso Nazareth. Ne conseguì un teso confronto, nel mentre che la polizia in servizio teneva separate le due parti. Uno notò: “Era più che chiaro dove stava la simpatia della polizia. Noi eravamo sotto attacco e tuttavia la polizia fronteggiava noi rivolgendo le spalle agli invasori di Nazareth Alta”.

Dopo lunghi negoziati, la folla da Nazareth accettò di smobilitare per prima. Come arrivarono ai piedi della collina, vennero bersagliati da un fuoco di armi automatiche; due abitanti di Nazareth restarono uccisi da colpi alla nuca. I cecchini della polizia, risultò in seguito, si erano collocati sull'alto edificio che domina Nazareth. Andai a Nazareth da Londra poco tempo dopo per via del mio lavoro di giornalista per indagare su questi fatti e scrissi un libro a proposito che ho completato nel 2005 con il titolo “Sangue e Religione”. Era chiaro che c'era stata una volontà di sparare per uccidere, come fu anche parzialmente riconosciuto da una commissione di indagine. Essa concluse che la polizia considerava la minoranza palestinese come “un nemico”.

Malgrado le scomode conclusioni della commissione, gli ebrei israeliani, polizia e politici compresi, sono accomunati dalla concezione razzista nei confronti dei loro compatrioti palestinesi. Le conclusioni ufficiali dei fatti dell'ottobre 2000 sono paradossali: le comunità ebraiche in Galilea quali Nazareth Alta non devono mai più rischiare di essere vulnerabili da parte del ”nemico interno palestinese”. La strada in galleria, fa notare Muhammad Zeidan, presidente della Associazione per i Diritti Umani di Nazareth, fu costruita in primo luogo per bypassare per quanto possibile Nazareth, dato il terreno collinoso. La nuova strada offriva un collegamento più sicuro tra la città ebraica e la Valle Jezreel con il resto di Israele. Una logica similare era alla base del piano, proposto nel 2012, di costruire una strada apposta per Nazareth Alta in modo che i residenti potessero evitare di passare attraverso i villaggi arabi circostanti. Il sindaco della città ebraica, Shimon Gapso, descrisse la necessità della strada come “questione di esistenza”, che avrebbe garantito che la città non potesse venire “assediata” come era successo, disse lui, nell'ottobre 2000. Nel contempo Rassem Ghamaisi, un geografo della vicina università di Haifa, descrisse il piano come la creazione di “strade dell'apartheid”. Sotto questa luce, il nome di Rafael Eitan per la strada in galleria non avrebbe potuto essere più appropriato. Ma se lo scopo era di considerare i palestinesi “scarafaggi drogati” da intrappolare dentro le loro”bottiglie”, la campagna di giudaizzazione nei confronti di Nazareth non poteva dirsi completamente un successo. Come abbiamo visto, Nazareth Alta manovrava per contenere l'espansione e lo sviluppo di Nazareth e dei villaggi arabi circostanti mediante una serie di furti di territorio. E il governo aveva indirizzato con successo le ricchezze dell'area verso la città ebraica. Tuttavia gli amministratori trovarono assai più difficile di “trasferire il centro di gravità della vita” a Nazareth Alta. Parte di questo fallimento può essere attribuito agli sviluppi nel lungo periodo apparentemente non previsti dai pianificatori israeliani. Nel mentre che le comunità arabe venivano progressivamente incuneate da Nazareth Alta, molti dei loro abitanti ne trassero la ovvia conclusione: che essi dovessero trasferirsi nella città ebraica. Nella gran parte di Israele ciò non sarebbe stato possibile. Più di 700 comunità rurali, che controllano l'80% del territorio di Israele comportano una forma rigorosa di apartheid abitativo. Tengono fuori i cittadini palestinesi mediante commissioni fatte apposta per eliminare aspiranti “indesiderati”. I tentativi da parte di famiglie palestinesi di appellarsi ai tribunali per forzare questi comitati ad accettarle vennero ostacolati da una nuova legge nel 2011   che riconosceva la legalità dei comitati di ammissione. Ma l'accesso alle case in Israele è regolato da libero mercato. Nelle città centrali del paese, quale Tel Aviv, i Palestinesi non riescono a trovare nessuno che voglia vendere a loro.

La domanda da compratori ebrei è alta e l'obbrobrio sociale di aver venduto ad un non ebreo lo è ancora di più. Ma Nazareth Alta è un'altra cosa. Nel corso della sua storia la maggior parte di coloro che vi si erano alloggiati era costituita da immigrati appena arrivati per lo più da Russia ed Etiopia. Dopo il loro arrivo essi comprendevano rapidamente di essere stati ingannati dal sogno sionista e si scaricavano nelle periferie accanto ai “primitivi” palestinesi. Man mano che questi immigrati imparavano l'ebraico e accumulavano abbastanza risparmi, vendevano le loro case di Nazareth Alta avendo l'ambizione di una vita migliore nel centro del Paese. Ma senza nuove risorse di immigrati a partire dal crollo dell'Unione Sovietica di 20 anni fa, sono pochi gli ebrei a cui vendere. Al contrario, famiglie palestinesi di Nazareth in cerca disperata di casa sono disposte a pagare buoni prezzi. Molte famiglie ebree hanno così venduto a palestinesi invertendo il processo di giudaizzazione. Malgrado che le autorità israeliane abbiano bocche cucite riguardo alla dimensione di questo fenomeno, è noto che dal 2005 il governo ha cominciato a classificare Nazareth Alta come città mista. Secondo molte valutazioni, almeno un quinto della popolazione di Nazareth Alta è ora palestinese.

Il contraccolpo non ha tardato a manifestarsi. Nelle elezioni locali del 2009 fu eletto sindaco un indipendente, Shimon Gapso. Gapso è noto essere vicino ad Avigdor Lieberman. Gapso inizio' presto a fare notizia, bandendo gli alberi di natale dagli edifici pubblici, promettendo di bloccare ogni tentativo di costruire una moschea od una scuola araba a Nazareth Alta, premendo per un divieto nazionale agli altoparlanti delle moschee (politica avviata da Netanyahu nel 2011) e affermando ripetutamente che la città era “solo per ebrei”.

Nel 2011 la sua amministrazione fu condannata per aver ignorato una regola decennale che prevedeva la sostituzione delle targhe delle vie includendo il nome arabo insieme a quello ebraico. Risultò che il consiglio aveva mancato di applicare tale provvedimento anche alle nuove targhe installate. Gapso cavalca l'ondata razzista popolare, che risulta molto evidente alle famiglie palestinesi della città. Mia moglie, che è di Nazareth, ha un parente a Nazareth Alta. Qualche anno fa partecipai ad una festa di compleanno della sua giovane figlia un sabato pomeriggio. I bambini iniziarono i loro soliti giochi in giardino ma dopo qualche minuto bussarono rumorosamente alla porta. Tre poliziotti erano là, con l'aria truce. Ci dissero che la musica doveva venire immediatamente spenta altrimenti avrebbero interrotto la festa e eseguito degli arresti se necessario. La musica non era alta e Nazareth Alta è considerata una delle città di Israele maggiormente secolarizzate, perciò non avevamo offeso sensibilità di carattere religioso. I vicini semplicemente non volevano sentire musica araba e la polizia era del tutto pronta a sostenere i loro pregiudizi.

Ebbi il senso del clima a Nazareth Alta in quel periodo quando andai ad intervistare un consigliere, Zeev Hartman, che negli anni '80 apparteneva al partito Tzomet di Rafael Eitan. Si era reso noto sui giornali locali per aver promosso una iniziativa per pagare i palestinesi che abitavano in Nazareth Alta perché abbandonassero non solo la città ma il Paese. Egli si vantava con un reporter di avere aiutato un Arabo a trasferirsi in Germania in modo che potesse studiare. Hartman si mostrò assai reticente sul suo progetto quando capì che mi proponevo di scrivere un articolo per media stranieri. Ma egli non nasconde il suo punto di vista alla gente del luogo. Nel 2009 lui ed altri consiglieri di Nazareth Alta registrarono un videomessaggio per il giorno dell'indipendenza di Israele, dichiarando i loro desideri per l'anno a venire. Il suo era che “tutti gli arabi sparissero”. Sembra che le sue idee guadagnino terreno rapidamente. Nel giugno 2012 risultò che il partito Yisrael Beiteinu di Nazareth Alta aveva lanciato una programma di acquistare le case dei palestinesi nella città e di offrire 10mila dollari in cambio della promessa di non farvi più ritorno. Gapso lodò l'iniziativa, ma aggiunse che egli non poteva appoggiarla ufficialmente per “questioni legali”. Gapso tuttavia aveva piani suoi propri per cacciare i Palestinesi da Nazareth Alta. Poco dopo la sua elezione fu reso noto che egli aveva stipulato un accordo con il ministro della Casa, Ariel Attias, membro del partito fondamentalista Shas. Il governo avrebbe costruito per intero un nuovo sobborgo a Nazareth Alta per gli Haredim, gli ebrei ultrareligiosi sempre vestiti in nero, su terreni confiscati di diversi villaggi arabi negli anni '70. Il vantaggio per Gapso è che gli Haredim hanno enormi famiglie, spesso con 9 o 10 figli. Se il piano va in porto, e i primi bandi per le case sono stati pubblicati nel giugno 2012, le 3000 case porteranno quasi al raddoppio della popolazione ebrea nel corso di una generazione. Gapso prevede altresì di istituire un hesder yeshiva, un seminario religioso che combina studio della Bibbia e servizio militare, per attrarre famiglie ultranazionaliste, compresi gli occupanti sgomberati da Gaza durante la smobilitazione del 2005. Egli ha ottenuto l'appoggio di Doy Lior, rabbino degli estremisti - e spesso violenti - occupanti di Kiryat Arba vicino a Hebron, nella West Bank. Nel 2009 Gapso dichiarò:”Come uomo della Grande Israele, penso che sia più importante installarsi nella Galilea che in Giudea e Samaria (West Bank), dove la crescita naturale è alta e vi abitano già un numero sufficiente di ebrei; io invito chi si vuole insediare a venire qui,” Lo scopo di Gapso è non solo quello di cambiare l'equilibrio demografico di Nazareth Alta attraverso alti tassi di nascita ebrei, ma di rendere la vita così intollerabile per i residenti palestinesi da far loro scegliere di andarsene. In Israele gli Haredim sono noti per la loro feroce intolleranza verso coloro che non osservano strettamente le prescrizioni religiose del giudaismo. Nelle città dove gli Haredim vivono insieme ad ebrei secolarizzati vi sono continui episodi di aggressioni a “donne immodeste”, lanci di pietre contro auto che girano il sabato ed attacchi a negozi che vendono cibi non-kosher.

Mohammed Zeitan, dell'Associazione per i Diritti Umani, dice che Gapso è talmente determinato a liberare la sua città dalle famiglie palestinesi, che è disposto a rischiare scontri tra Haredim e gli immigrati secolari russi della città che sono i suoi naturali sostenitori. “Come tutti gli altri amministratori che l'hanno preceduto e che fecero della giudaizzazione il loro sacro obiettivo, egli è talmente accecato dal suo razzismo che sembra giustificare ogni mezzo a tale scopo. E non vi è alcuna garanzia che un tale disordine non debba coinvolgere anche Nazareth. Nella città mista di Acri, dove estremisti religiosi e residenti iniziarono ad affluire dieci anni or sono, gli scontri scoppiarono nel 2008 per via di un palestinese che guidava la sua auto con la musica accesa   in un sobborgo ebraico in una giornata santificata. Squadre ebree ed arabe si scontrarono nelle strade per diversi giorni e case arabe vennero date alle fiamme. Un simile destino potrebbe essere dietro l'angolo per Nazareth e la sua gemella ebraica.
 

Jonathan Cook ha vinto nel 2011 il premio Martha Gellhorn per il giornalismo. I suoi libri piu' recenti sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East (Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran ed il piano per riconfigurare il Medio Oriente) (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” (Palestina che scompare: gli esperimenti di Israele in Disperazione Umana)(Zed Books) 

(traduzione di Claudio Lombardi
per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)



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