Pomegranates and Myrrh – Al-mor wa al rumman

di Najwa Najjar

                                     pomegranates  myrrh copia

FILM – Colore – Durata 95’ – Germania/Francia/Kuwait – 2008 – Attori: Ali Suliman (Kais), Hiam Abbass (Umm Habib), Yasmine El Masri (Kamar), Ashraf Farah (Zaid), Yosef Abu Wardeh (Yosef), Samia Kuzmoz Bakri (Umm Zaid), Walid Abdul Salam (Odeh)….Versione in arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in inglese e in ITALIANO.

 

 

Il matrimonio gioioso della ballerina palestinese Kamar con Zaid è seguito quasi immediatamente dall’incarcerazione dello stesso Zaid in una prigione israeliana per essersi rifiutato di lasciare la propria terra. Kamar, donna indomita dallo spirito libero, cerca di sostenere il marito ed essere una moglie rispettosa, ma deve combattere con l’idea di dover abbandonare la danza e i propri sogni. Le cose si complicano quando un nuovo istruttore di danza, Kais, ritorna nella scuola di Kamar dopo aver trascorso molti anni da profugo in Libano e comincia a dimostrare un particolare interesse per la ragazza. Kamar si trova così a dover lottare con il turbamento che le provoca la situazione di Kais. Un contrasto che porterà in superficie i difficili tentativi di trovare un equilibrio tra i propri desideri e i doveri di moglie di un prigioniero.

E’ questo un film che affronta con onestà il modo in cui una donna deve fronteggiare le diverse realtà della vita nella Palestina contemporanea, rifiutando al contempo di dover essere definita dalla realtà stessa che la circonda.

La metafora del film di Najwa Najjar è nella linea di separazione che divide ogni aspetto della vita dei personaggi e del mondo che li circonda: dal muro che separa Gerusalemme, alle sbarre della prigione che separano i coniugi, al filo spinato e alla recinzione che separa le terre confiscate dalla fattoria della coppia, in ultima analisi alla stessa cultura che separa gli israeliani dai palestinesi. Anche tra i prigionieri palestinesi si manifesta una separazione ideologia e religiosa che porta a una conflittualità tra gli stessi. Allo stesso modo la visione artistica della danza, l’organizzazione del balletto e la sua esibizione separeranno il direttore della scuola da Kais. E’ ovunque evidente l’incapacità o il non interesse a trovare un terreno comune per risolvere i problemi, invece di optare per una soluzione violenta, forse perché questa è più facile o perché è diventata ormai quasi una legge dopo più di sessant’anni di occupazione e di scontri. Di contro Kamar opta per l’amore e per il marito a dimostrare che per superare gli ostacoli ed andare avanti occorre la comprensione e il sostegno reciproco. 

La trama del film a volte si trascina in modo deludente; il finale è abbastanza scontato; la recitazione è talvolta legnosa, anche se quella di Yasmine Al Masri, Ashraf Farah e Ali Suliman risulta abbastanza buona. E’ comunque Hiam Abbass, che ruba la scena ogni qual volta appare sullo schermo. 

Intervista alla regista : 

“Non volevo che il mio film fosse un film violento del tipo di quelli che vedete a cinema”, spiega Najwa Najjar. “Zaid e tutto quello che ha dovuto passare è stato importante per me. Tutti abbiamo conosciuto la violenza, prima. Lo stesso vale per gli spettatori.”…. 

“Prendiamo, ad esempio, la scena che mostra la tranquilla determinazione con la quale i coloni con le mitragliatrici a tracolla piantano le tende sul terreno della famiglia, o la presenza costante di soldati israeliani, sia che si tratti di posti di blocco o per le strade di Ramallah. Chiunque è stato nei territori occupati negli ultimi anni sa che questa è una rappresentazione accurata della vita che viene vissuta lì: l’onnipresenza delle forze di occupazione, l’impotenza dei palestinesi, e i loro tentativi di godere appieno del loro tempo senza stare a fissare da vittime le forze di occupazione, come un coniglio spaventato guarda un serpente.” 

“Non siamo quello che si vede alla televisione”, spiega Najjar. “Tra molti palestinesi c’è un sentimento di solidarietà che li tiene insieme. Ci sono i problemi politici con Hamas e Fatah, ma queste dispute politiche e tutto quanto accade nel paese sono il risultato del fatto che c’è una mancanza di prospettive per il futuro. Tra i palestinesi stessi, tuttavia, non ci sono conflitti come molti sostengono.” 

Il fatto che Kamar non voglia smettere di ballare e insista nel conservare nella sua vita la cultura, mentre tutto intorno a lei si sta politicizzando, è anche espressione della disillusione politica della giovane regista. 

“Penso che la cultura è l’anima, il battito cardiaco di una nazione. E’ ciò che resta quando la politica non produce risultati. La politica non ci sta portando da nessuna parte. Così almeno ci resta la nostra cultura. Questo, almeno, è qualcosa che possiamo trasmettere alle generazioni future.”

  najwa najjar

Najwa Najjar è una regista e sceneggiatrice palestinese che si è laureata negli Stati Uniti come Bachelor of Arts in scienze politiche ed economiche, e dove ha frequentato un Master in film/video. E' autrice di divesi documentari e fiction per i quali ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali. Tra questi ultimi: Na'im wa wadee'a (2000), Yasmine's song (2005) e Al-mor wa al Rumman (2008). Ha scritto sceneggiature e articoli sul cinema, in particolar modo per quello arabo. 

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