"Cup Final"

Regia di Eran Riklis

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FILM – Colore – Durata 107’ – Israele - 1991 – DVD in arabo, ebraico e inglese, con sottotitoli in inglese. Attori: Mohammed Bakri, Moshe Ivgy, Salim Dau, Bassam Zo’amat, Yussuf Abu-Warda, Suhel Haddad, Gassan Abbas, Sharon Alexander, Johnny Arbid,… 

“Un film splendido con una recitazione straordinaria!” – The New York Times 

 

 

 

‘Finale di Coppa’
di Hal Hinson

Washington Post, 06 Novembre 1992 

<<In qualsiasi manifestazione artistica, è abbastanza raro che si combinino semplicità e originalità, ed ancor più quando si tratta di opere cinematografiche. Ma è proprio questa commistione che Eran Riklis compie nel suo coinvolgente film contro la guerra, “Cup Final”. Stilisticamente, gli effetti di questo regista israeliano di notevole talento sono così semplici da farci cogliere impreparati di fronte alla ricchezza poetica che la sua storia ci offre. E’ un film potente, eppure, tra i grandi film mai realizzati, è uno di quelli dalle più modeste pretese. 

“Cup Final” scivola piacevolmente al passo con una colonna sonora del film in crescendo – “Glengarry Glen Ross”, “Reservoir Dogs” e “Laws of Gravity” – che rivela che i personaggi sono degli uomini; nel caso specifico una banda di ribelli dell’OLP che, mentre sono in cammino attraverso il Libano, combattono contro gli israeliani che avanzano. L’anno è il 1982, e gli otto componenti di questo plotone improvvisato sembrano venire disperatamente superati dagli israeliani ben equipaggiati. Ma quando catturano un riservista israeliano, indicato con il nome di Cohen (Moshe Ivgy), si rendono conto di avere in mano un bene prezioso. Se riescono a condurlo, come loro stessi, vivo a Beirut, potrebbero utilizzarlo per uno scambio di prigionieri dell’OLP. 

La modalità di riuscire ad arrivarci vivi è l’aspetto più arduo di questo piano. Ciò che Riklis non ci fa mai scordare è che c’è una guerra – non una scaramuccia o un conflitto – ma che è in corso una vera e propria guerra tra nemici di antica data. E che ogni mossa, persino l’atto più casuale dato per scontato, com’è quello di andare in bagno, può rivelarsi pieno di pericoli. Nel film, per tutti il passo successivo potrebbe essere l’ultimo. 

I ribelli, che sono guidati con fredda efficienza da Ziad (Muhammed Bakri), sono di già avvezzi a questa vita caotica. Sono persuasi di combattere una guerra che ha avuto inizio prima che loro nascessero e sono certi che sopravviverà loro. Il soggetto di Riklis non è dato, però, dagli elementi che dividono il soldati dell’OLP dal loro prigioniero israeliano, ma dalle cose che hanno in comune. 

Per esaminare queste connessioni tra i combattenti, Riklis utilizza lo sport, in particolar modo il calcio, come una metafora. L’invasione israeliana del Libano avviene proprio in coincidenza con lo svolgersi delle partite per la Coppa del Mondo a Barcellona. E, quando i nemici confrontano i loro diversi entusiasmi per alcuni calciatori e squadre, scoprono di condividere la stessa passione per quella dell’Italia, che si sta facendo strada verso la finale. 

Mentre i ribelli marciano con il loro prigioniero verso Beirut, quando è possibile, si fermano per seguire le partite (per le quali, ironia della sorte, Cohen ha i biglietti), e, nello svolgersi delle cose, scoprono di avere in comune molto più che gli sport. In una scena stupenda, Cohen mostra l’immagine della moglie a coloro che l’hanno catturato, e mentre la foto viene fatta passare di mano in mano, da uomo a uomo, ciascuno di loro si rivolge all’ostaggio alzando il dito in modo allusivo, come per dire, “Bel lavoro, Cohen”. 

Eppure, sono ancora nemici; ancora si combattono e si uccidono l’un l’altro. E perché? Domanda Riklis. Perché sono stati sempre nemici. Nessuno del gruppo vuole uccidere Cohen, e Cohen non vuole uccidere loro. Perché si sono visti l’un l’altro come esseri umani – uomini con famiglie e sogni tali e quali i loro. 

Questo rifiuto di prendere posizione è il risultato più grande di Riklis – quanto quello di lavorare con un cast degno di nota costituito da attori sconosciuti, ma stupendamente dotati. Ivgy e Bakri si equivalgono a meraviglia: Ivgy è piccolo e intenso; Bakri magro e di poche parole, quasi un Clint Eastwood palestinese.Insieme, divengono una sorta di Mutt e Jeff in zona di guerra [Mutt e Jeff, famosa coppia delle strisce a fumetti dei giornali americani, creata da Bud Fisher nel 1907, N.d.T.] 

La storia, però, deve finire tragicamente, e quando succede, la perdita di queste amicizie fortuite rende il dolore ancor più insopportabile. Riklis mostra che le guerre non vengono combattute tra le nazioni, bensì tra gli uomini – tra uomini che, se la fede religiosa fosse rimossa dalle immagini, al di là di ogni steccato di separazione dall’altro, potrebbero considerarsi degli amici veri. E’ un concetto sconvolgente, e un sorprendente e commovente film. 

(tradotto da mariano mingarelli)

Eran Riklis - Nato a Gerusalemme, cresciuto tra gli Stati Uniti, il Canada e il Brasile, Eran Riklis si è diplomato alla National Film School di Beaconsfield, in Inghilterra, nel 1982. I suoi film, acclamati da pubblico e critica di tutto il mondo, lo hanno reso uno dei più conosciuti registi israeliani contemporanei. Tra i suoi titoli ricordiamo On a clear day you can see Damascus (1984, suo film d'esordio), Cup Final (1992, presentato a Venezia e Berlino), Zohar (1993, il più grande successo del cinema israeliano degli anni novanta), Vulcan Junction (2000), Temptation (2002) e La sposa siriana (2004), distribuito in tutto il mondo e vincitore di 18 riconoscimenti internazionali. Oltre ai film per il grande schermo, Riklis ha diretto e prodotto documentari e serie televisive molto noti in patria, tra cui vanno menzionati The Truck, Cause of Death: Murder, Lucky, The Poetics of Masses , Borders. All'attività di regista, inoltre, ha affiancato negli ultimi anni anche quella di produttore per il cinema, con film come Until Tomorrow Comes (2004), Three Mothers (2006), Burning Muki (2008). Con Il giardino di limoni partecipa al Festival di Berlino del 2008 e vince il Premio del Pubblico. L'ultimo suo film è Il responsabile delle risorse umane (2010).