Jaffa – La mecanique de l’orange
Regia di Eyal Sivan

eyal sivan - jaffaab

Film/Documentario . Colore . Durata 88’ . Francia/ Belgio/ Germania/Canada..2009. DVD in arabo, ebraico inglese e francese con sottotitoli in francese, inglese, spagnolo, tedesco, ebraico, russo, turco e ITALIANO.
                

 

Jaffa, una delle più antiche città del mondo, fu anche una delle zone più ricche e più popolate della Palestina. Con i suoi aranceti distribuiti a perdita di vista, ha fornito l’occupazione – dalla raccolta della frutta alla preparazione della sua esportazione – non solo a palestinesi, ma anche a lavoratori provenienti dall’Egitto, Siria e Libano.

Nel 1948, oltre 4.000 bombe caddero su Jaffa. Degli 85.000 arabi che vi vivevano, ne rimasero 3.000. Il governo israeliano confiscò gli aranceti e si appropriò dell’arancia di Jaffa che divenne il simbolo del prodotto della colonizzazione.

Per raccontarci questo “meccanismo dell’arancia” ed il ricupero di Jaffa, Eyal Sivan mette sullo schermo una folla di immagini e di spaccati e dà voce a molti interlocutori palestinesi e israeliani, storici, scrittori, ricercatori, lavoratori.....Un lavoro notevole svolto in fondi di archivio, alla ricerca di fotografie, pitture, video e di testimonianze sconvolgenti.

In primo luogo, mostra come nel 1920 gli arabi e gli ebrei lavorassero insieme all’interno di rapporti che sono stati rimossi dalle memorie di entrambe le parti: Gli ebrei non possedevano più del 7 o 8 % dei terreni e gli agricoltori che trasmettevano loro la propria esperienza, mai avrebbero potuto immaginare che sulla scia degli studenti sarebbero venuti i colonizzatori.

La rottura dei rapporti si è verificata con l’arrivo dei kibbutzim: “Per loro, eravamo dei traditori”, mi ha raccontato un agricoltore israeliano che rammenta: “Volevano imporre il lavoro ebraico. Ma l’ideale era una cosa, la realtà un’altra: si sono spelati al sole. “La loro pelle chiara e la loro incapacità di lavorare la terra non impediva loro dal persistere. La colonizzazione sarà metodica e inesorabile per quello che si può vedere dall’abbondanza dei documenti e delle immagini di prima del 1948.

L’inizio della fotografia risale al 1839 e Khalil Khaed è il primo fotografo ad aver immortalato i palestinesi nei campi di agrumi e il loro rapporto fisico con la terra. Poi gli israeliani cancelleranno la presenza araba e imporranno le loro interpretazioni. “Dapprima si sono appropriati dell’immagine e dopo della terra”, dice lo storico israeliano. “Gli ebrei vogliono dare una visione europea della Palestina: l’Oriente riflesso dell’Occidente.” Anche con la pittura i coloni vogliono dare continuità all’orientalismo. Si travestono in ciò che sostituiscono. Viene diffuso il discorso di “una terra araba sterile e poco sfruttata.” La propaganda sionista utilizza una iconografia molto organizzata e mantiene il pieno controllo sulle immagini che vengono elaborate per costruire il mito di una terra desolata dove viene introdotta la modernità. “Il luogo comune che la colonizzazione produce progresso!” sottolinea Elias Sanbar. E che va a declinarsi con le immagini della buona tempra che viene dal lavoro, dei canti, delle danze, delle donne radianti, emancipate e in pantaloncini....Questo è il realismo socialista in Israele, il sogno coloniale che produce arance che l’Oriente invia all’Occidente.

L’arancia diverrà il simbolo dell’ideologia sionista. “L’Israele delle arance è un Israele senza arabi”, ha detto uno storico. Nel 1948, gli israeliani depositano il marchio Jaffa. Fino al 1970, verranno prodotte circa 5 milioni di cassette. Gli investimenti nel campo pubblicitario sono enormi: “L’arancia Jaffa è per la frutta quello che la Coca Cola è per le bibite.” Perchè “Jaffa” diventasse un marchio, la città di Jaffa è scomparsa, assorbita ora dal Tel Aviv.

Eyal Sivan, cineasta, produttore e saggista, è nato a Haifa nel 1964, cresciuto a Gerusalemme, da dove si è trasferito in Francia nel 1985. E’ conosciuto per la sua attività di documentarista che da sempre indaga i conflitti del popolo israeliano e la sua memoria. Nel 1999, ricupera le immagini del processo di Eichmann a Gerusalemme con le quali realizza il film Lo specialista, ispirato al libro di Hannah Arendt, La banalità del male. Nel 2004, produce, insieme a Michel Kheifi, Route 181, ove indaga sui rapporti tra Stato di Israele e il popolo palestinese. Nel 2009, ritira il suo ultimo film dal Festival di Parigi per protesta contro la politica israeliana di Apartheid.

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